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attacchi acustici - usa - cuba
Aug. 14, 2015 - Havana, Cuba - U.S. Secretary of State John Kerry speaks during the re-opening of U.S. Embassy August 14, 2015 in Havana, Cuba. The U.S. Embassy was shuttered in 1961 when the U.S. severed relations with the island nation. (Credit Image: © Glen Johnson/Planet Pix via ZUMA Wire)

Attacchi letali con il gas nervino in territorio britannico; intrusioni via hacker e non solo a remoto, con spie, emissari e belle avvocatesse, nelle elezioni altrui; attacchi acustici alle ambasciate Usa, dall’Avana a Pechino: la colpa è sempre del Cremlino, anche quando i russi magari non c’entrano.

Le agenzie d’intelligence statunitensi sospettano che ci sia la Russia dietro gli attacchi acustici finora misteriosi contro il personale diplomatico Usa a Cuba e in Cina. Mesi fa, invece, un rapporto dell’Fbi, frutto di minuziose indagini, sosteneva che non era stata provata nessuna responsabilità negli attacchi sferrati con misteriose e sofisticate armi a ultrasuoni contro i funzionari degli Usa all’Avana, smentendo quanto affermato dall’allora segretario di Stato Rex Tillerson, secondo cui Cuba è ancora un posto pericoloso per gli americani.

Nel frattempo, però, qualcosa di nuovo deve essere emerso. Gli episodi a Cuba si sono ripetuti, molto simili, in Cina. E, in mezzo, c’è stato il ‘caso Sergei Skripal’, l’ex spia russia doppiogiochista avvelenata il 4 marzo a Salisbury, in Inghilterra, con la figlia Yulia, utilizzando il Novicok, un tipo di gas nervino, che le autorità britanniche fanno risalire alla Russia. Sul ‘caso Skripal’ s’è scatenata una vera e propria guerra di espulsioni, e di contro-espulsioni, di diplomatici alias spie: coinvolti decine di Paesi, fra cui marginalmente l’Italia.

In parallelo, è pure andato avanti il Russiagate, l’inchiesta sui contatti tra la campagna di Trump ed emissari del Cremlino. E l’accumulo di elementi probanti sulle mene russe in Usa 2016 ha convinto il presidente, che aveva sempre parlato di “caccia alle streghe”, ad ammettere le interferenze, senza però collusioni da parte sua e dei suoi. Anzi, è tutta colpa di quei buoni a nulla di democratici che si lasciavano hackerare le mail e che, con Barack Obama alla Casa Bianca, non facevano abbastanza per proteggere l’America.

Il peggioramento del clima tra Washington e Mosca, nonostante il Vertice del 16 luglio a Helsinki sia stato, nella retorica trumpiana, un pieno successo, c’entra forse qualcosa nel nuovo rapporto dell’intelligence statunitense, basato, fra l’altro, su intercettazioni telefoniche: le prove finora messe insieme non sono però irrefutabili e non bastano ad attribuire al 100 % alla Russia la responsabilità delle anomalie registrate dalla fine del 2016 all’iniziodel 2018, che hanno causato una grave crisi nelle relazioni tra Washington e l’Avana, tornate fredde, anzi polari, con l’insediamento di Trump alla presidenza.

Il rapporto dell’intelligence di marzo è stato aggiornato ed è filtrato alla stampa. Stando ai risultati delle indagini, 26 dipendenti dell’Amministrazione statunitense furono vittime di singolari attacchi acustici nelle loro case o in hotel della capitale cubana a partire dalla fine del 2016, accusando più o meno gravi lesioni cerebrali, perdita dell’udito e/o della vista, problemi di equilibrio.

Anche diplomatici e funzionari canadesi furono vittime di episodi simili, che Kevin Fu, professore associato di ingegneria informatica all’Università del Michigan, aveva attribuito,  in ipotesi e dopo esperimenti, a un tentativo di spionaggio condotto con ultrasuoni, normalmente non percepibili all’orecchio umano. Alla ricerca di Fu, di origini cinesi, avevano anche contribuito ricercatori dell’Università di Zhejiang in Cina: due fonti di ultrasuoni, destinate a captare suoni e rumori, sarebbero state collocate troppo vicine l’una all’altra, finendo per non essere efficaci al loro fine e per produrre danni fisici alle persone che dovevano essere ‘solo’ spiate.

Tra maggio e giugno, attacchi acustici si sono ripetuti in Cina: il Dipartimento di Stato ha prima invitato i propri dipendenti a prestare attenzione “a suoni sospetti”; poi, ha ordinato l’evacuazione dei propri diplomatici e funzionari dalla città di Guangzhou; e, infine, ha esteso l’allarme a tutta la Cina.

A giugno, nuovi episodi a Cuba hanno innescato altri richiami in patria di personale diplomatico. Gli Stati Uniti chiedevano alle autorità cubane di indagare  “con urgenza”, mentre l’Avana invitava Washington a farla finita “con la manipolazione politica degli attacchi acustici”. Alcuni medici e scienziati, in alternativa alle tesi di Fu, pensano che i danni cerebrali alle persone colpite siano stati provocati da armi a microonde.

L’uso di armi acustiche sui fronti bellici non è certo una novità: dalle note di Lili Marleen diffuse per attirare in un tranello i soldati tedeschi nella Seconda Guerra Mondiale a quelle – assordanti e frastornanti –  delle reciproche propagande al confine fra le due Coree sulla linea di demarcazione lungo il 38° parallelo; dagli ultrasuoni utilizzati dall’esercito britannico nel conflitto nord-irlandese negli Anni Settanta a quelli impiegati in Iraq e Somalia negli Anni Novanta o contro i pirati al largo della Somalia a inizio XXI Secolo; fino al G20 di Pittsburgh nel 2009, quando servirono a sedare proteste – come si vede, le forze armate e le tecnologie statunitensi sono spesso state protagoniste -.

Ma gli esempi più icastici di ricorso alle armi acustiche li offre il cinema: dalle dirompenti ‘entrate’ di Robin Williams in Good Morning Vietnam alle indiscrete amplificazioni notturne degli amplessi dell’infermiera Margaret ‘bollore’ O’Houlihan, alias Sally Kellerman, con il maggiore bigotto Frank Burns, alias Robert Duvall, in MASH – e sempre sul 38° parallelo eravamo -.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+