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Libia - migranti - Tripoli - tregua

La sera di martedì 4 settembre, un cessate-il-fuoco fragile e incerto ha posto un termine provvisorio a nove giorni di scontri fra milizie a Tripoli: il bilancio è di oltre 60 morti e almeno 160 feriti – molti i civili, uomini, donne, bambini -. La tregua è stata raggiunta a un tavolo convocato dall’Onu, fra tutti i gruppi armati coinvolti nella recrudescenza del conflitto.

Il cessate-il-fuoco è arrivato quando gli scontri s’erano spostati dal centro di Tripoli verso l’aeroporto, distante una ventina di chilometri. Sono stati sparati anche razzi: se venerdì 31 agosto un proiettile aveva sfiorato l’ambasciata italiana, martedì è toccato all’edificio dell’ambasciata statunitense – inutilizzato dal 2014 – essere lambito da un incendio, divampato quando un colpo di mortaio che ha centrato un serbatoio di carburante vicino al muro di cinta della sede diplomatica.

La tregua a Tripoli è stata accolta con sollievo dall’Italia: il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi ha ribadito ancora una volta il sostegno all’esecutivo di intesa nazionale, riconosciuto dall’Onu, del premier Faez al Serraj; e le diplomazie di Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Italia hanno rilanciato, con una dichiarazione congiunta, l’appello al dialogo, mettendo la sordina ai loro contrasti – specie tra Roma e Parigi -.

In un vertice convocato ad hoc dal premier Giuseppe Conte, nella giornata di martedì, con il vice-premier Matteo Salvini, Moavero  e il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, s’era discusso soprattutto del dossier immigrazione, strettamente collegato alla situazione libica. C’è il timore d’un aumento delle partenze di barconi favorito dall’instabilità politica e dall’insicurezza militare. Fra le notizie che giungono da Tripoli, c’è che quasi 2.000 migranti africani, approfittando del caos, sarebbero fuggiti da un centro di detenzione vicino all’aeroporto.

Guerriglia sul terreno e cortine di fumo diplomatiche – A leggere le dichiarazioni delle diplomazie europee, “gli Stati dell’Ue hanno una posizione unita sulla Libia“, diceva serendipica una portavoce dell’Union e, martedì, nonostante la gragnola di accuse dell’Italia alla Francia. E il ministero degli Esteri di Parigi richiamava il testo con cui, fin da sabato 1° settembre, Italia, Francia, Gran Bretagna e Usa condannavano le violenze e deploravano le vittime.

La Francia – assicura il Quai d’Orsay – “appoggia gli sforzi del rappresentante speciale delle Nazioni Unite Ghassan Salamé per un ritorno alla calma”: parole condivise dal ministro Moavero e dall’Alto Rappresentante dell’Ue Federica Mogherini, che, parlando con Salamé, gli aveva garantito, lunedì 3, “il pieno sostegno dell’Unione” per cercare e trovare “una soluzione a lungo termine” attraverso “un processo politico”.

Ma sono cortine di fumo, dietro cui ci sono divergenze d’interessi e soprattutto d’ambizioni, specie, se non esclusivamente, tra Italia e Francia, almeno in campo occidentale – gli Usa vogliono solo restarne fuori – … di qui in avanti, il servizio fa collage degli articoli già pubblicati su questo sito il 4 e 5 settembre, https://www.giampierogramaglia.eu/2018/09/04/libia-scontri-italia-francia/ e https://www.giampierogramaglia.eu/2018/09/05/libia-italia-francia-guerra/…

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+