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Africa - Ue - Cina
September 3, 2018 - Beijing, Beijing, China - The 2018 Beijing Summit of the Forum on China-Africa cooperation held in Beijing, China on 03 September 2018. (Credit Image: © TPG via ZUMA Press)

Lettore – Ho letto del piano d’investimenti in Africa da 60 miliardi annunciato recentemente dalla Cina. Non capisco perché gli occidentali continuino a guardare all’Africa come un problema invece che come un’opportunità e mi chiedo se questa visione sbagliata del Continente Nero da parte dei nostri governanti non ci procurerà danni in futuro.

Se lo chiede lei, Lorenzo, e me lo chiedo anch’io, il perché di questa visione sbagliata: l’Europa guarda all’ Africa coma a un problema, demografico e di sicurezza; l’America non ci guarda quasi per niente. Per misurare i danni d’un simile atteggiamento, non c’è purtroppo da attendere il futuro: possiamo farlo già adesso.

Uno può pensare che ci abbia rovinato l’esperienza coloniale, anche se ho l’impressione che abbia rovinato più loro – gli africani – di noi – gli europei -. Ma il fatto è che noi, che siamo britannici, o francesi, o italiani (meno i tedeschi, la cui esperienza coloniale finì con la Grande Guerra, un secolo fa) continuiamo a guardare all’ Africa con occhio da colonialisti o con un paternalismo colonialista, e con una divisione delle aree di interesse che riproduce le presenze coloniali, con un mix – quando le intenzioni sono buone – di sensi di colpa e di desideri di riscatto. L’ America, invece, quando è animata da buone intenzioni, sente, nei confronti dell’ Africa, i peccati originali dello schiavismo e del razzismo.

La Cina non ha questa trascorsi e, quindi, non ha neppure gli scrupoli che ne derivano. Per cui vede nell’ Africa un’area di sviluppo – suo, in primo luogo – ed un enorme mercato potenziale e persegue i suoi obiettivi senza lesinare investimenti e finanziamenti e con una presenza massiccia di tecnici e maestranze, oltre che di diplomatici e uomini d’affari.

Per noi, l’ Africa è una fonte di problemi: i Paesi al di sotto del Sahara sono esportatori di migranti, sentine d’insicurezza. Investire nel loro sviluppo sarebbe un investimento nelle nostre serenità e sicurezza. Ma non abbiamo la lungimiranza dei cinesi e, quindi, non ci spendiamo quel che serve, finanziariamente, diplomaticamente, umanamente. Rispetto ai cinesi, la democrazia non ci aiuta: leader che devono di continuo confrontarsi con il tasso di approvazione di opinioni pubbliche miopi diventano miopi a loro volta, se già non lo sono.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+