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Usa - prigioni - alcatraz
19 June 2018, USA, San Francisco: A rower in front of the former prison of Alcatraz. (Credit Image: © Bernd Von Jutrczenka/DPA via ZUMA Press)

Tre carceri americane figurano nella classifica delle otto peggiori al Mondo, per quel che può valere una classifica del genere: in angoli remoti di questo mondo rischiano d’esserci prigioni ben peggiori della peggiore documentata  dagli studi  ufficiali. Nella classifica dei carceri dell’orrore si ritrovano prigioni  celebri, che hanno fatto la storia penitenziaria e anche quella letteraria e cinematografica: all’ottavo posto, c’è il carcere di Rikers Island, la prigione di New York, teatro di molte sequenze della serie tv ‘Law and Order’; solo un posto avanti, c’è la prigione di San Quintino, in California; e al quinto posto, quella di Alcatraz, un’isola nella baia di San Francisco, sempre in California.

Sul podio delle prigioni, troviamo quella cinese di Stanley a Hong-Kong, una del Brasile, di Carandiru, e una del Venezuela, di El Rodeo, a Guatire, teatro nel 2011 di un bagno di sangue fra bande rivali. Subito dietro, il carcere di Diyarbakir in Turchia.

Nella prigione di Rikers, sull’omonima isoletta, percosse, accoltellamenti e trattamenti brutali sono all’ordine del giorno: si citano episodi di violenza tra prigionieri e guardie. Il carcere è soprattutto malfamato per il trattamento crudele dei detenuti con problemi mentali, che spesso vi sono stati indotti al suicidio. L’isola, di proprietà della città, che l’acquistò nel 1884, è interamente occupata dal complesso penitenziario, amministrato dalle autorità cittadine e articolato in 10 distinte strutture, che ospitano circa 17mila detenuti.

La prigione di San Quintino, a nord di San Francisco, è la più antica della California: costruita da detenuti ospitati sulla nave carcere Waban, aperta nel 1852, ospitava sia uomini che donne, tra cui Louise Preslar, una delle quattro donne condotte nella camera a gas dello Stato, finché, nel 1933, non fu costruito il carcere femminile di Tehachapi. Nel 1918, il chirurgo Leo L. Stanley vi realizzò una serie di trapianti di testicoli per studiare le funzioni del testosterone. Nel 1930, vi fu smantellata una rete di corruzione e ci furono scontri inter-razziali. E’ la prigione degli Usa in cui si eseguono più condanne capitali: Jack London vi ambientò Il vagabondo delle stelle; nel 1993 vi venne girato, in parte, il film Patto di sangue. Non porta il nome d’un santo, ma d’un guerriero della tribù Miwok catturato in quella zona.

Alcatraz, l’ ‘isola del diavolo’, la ‘fortezza’, o ‘the Rock’, fu costruita nel 1920 e fu progettata per rendere la fuga impossibile, con una perdita di contatto totale con il mondo esterno. La sua è una presenza ‘alla memoria’, in questa classifica: chiusa nel 1963, è oggi oggetto di visite turistiche. La leggenda dice che spiriti di detenuti vi siano rimasti imprigionati.

Decine di film e una serie televisiva vi fanno riferimento: fra gli altri, l’Uomo di Alcatraz, 1962, dedicato a Robert Stroud, un detenuto che in cella diventò un’autorità in fatto di ornitologia allevando canarini – regia di John Frankenheimer, con Burst Lancaster -; e Fuga da Alcatraz, 1979, con Clint Eastwood.

I tentativi di fuga recensiti, nonostante la fama di inviolabilità del carcere, furono 14, ad opera d’almeno 36 detenuti – nessuno riuscito con assoluta certezza -. Fu prigione di massima sicurezza dal 1934 al ’63 e fu poi chiusa per i costi eccessivi: si arrivò a calcolare che sarebbe stato più economico – ma magari meno sicuro – mantenere i detenuti in un hotel di lusso a New York.

Aveva fama di rigidità e disciplina: chi finiva lì era considerato pericoloso o aveva già tentato d’evadere da altre prigioni. I carcerati scontavano la pena in celle singole molto piccole, gli atti d’indisciplina erano severamente puniti, il lavoro non era un diritto ma un privilegio. Il refettorio era dotato di un sistema di sicurezza rivelatosi più volte letale, per i detenuti e pure per i secondini: in caso di sommossa si sprigionavano gas che dovevano sedare i facinorosi, ma che ‘stendevano’ tutti.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+