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Usa - McCain - morte
August 25, 2018 - US Republican Senator John McCain, a fighter pilot, revered prisoner of war and both an independent voice in the Republican Party and its 2008 presidential nominee, died on Saturday, little more than a year after he was told he had brain cancer. He was 81. Pictured: July 27, 2017 - Washington, DC, U.S. - Senator John McCain announces he will not support the 'skinny repeal' of the Affordable Care Act (ACA). (Credit Image: © Ron Sachs/CNP via ZUMA Wire)

Il senatore John McCain è morto alle 16.28 di sabato 25 agosto 2018, ora dell’Arizona (poco dopo la mezzanotte italiana). Questo articolo era stato scritto poche ore prima.

Nel suo ranch di Sedona, in Arizona, con la sua famiglia, John McCain aspetta la fine: ha interrotto le cure mediche, ma non ha smesso di lottare contro il male, un tumore al cervello, cui è già sopravvissuto più di quanto i medici, un anno fa circa, gli avevano pronosticato. La forza di volontà e la resistenza al dolore non sono mai mancate a quest’uomo che, quando, nel dicembre del 1967, due suoi commilitoni se lo videro sbattere nella loro cella in un campo di prigionia vicino ad Hanoi pensarono non sarebbe sopravvissuto una settimana.

Cinquant’anni dopo essere stato abbattuto, il pilota della US Navy, eletto senatore in sei successive elezioni, è ancora in prima linea.

Il 26 ottobre, McCain era stato colpito durante la sua 23a missione nei cieli del Vietnam: si eiettò, finì con il paracadute in un lago, le braccia e una gamba rotte. Ferito, pestato e torturato, non avrebbe più recuperato a pieno l’uso degli arti. Ma sopravvisse a cinque anni e mezzo di prigionia: alla fine della guerra, tornò a casa e tornò a fare l’ufficiale della Marina, pluridecorato ma fisicamente impossibilitato a diventare ammiraglio, come il padre e il nonno, finché non si scoprì la vocazione alla politica.

McCain non tornerà più al suo scranno nel Senato degli Stati Uniti, tenuto ininterrottamente dal 1986, quando la gente dell’Arizona lo scelse per sostituire l’ultra-conservatore segregazionista Barry Goldwater, candidato repubblicano alla Casa Bianca nel 1964 – la sua fu una disfatta (vinse solo in quattro Stati del Profondo Sud e nel suo) -.

Vittima di quella maledizione americana per cui i reduci del Vietnam, marchiati dalla sconfitta, arrivano alla Casa Bianca solo nei film – da Independence Day ad AirForceOne -, mentre nella realtà ci vanno gli imboscati di quella guerra, come Bill Clinton e George W. Bush, McCain fallì due volte l’attacco alla presidenza: nel 2000, fu ‘fatto fuori’ nelle primarie repubblicane da Bush; nel 2008, ottenne la nomination, ma fu battuto nel voto dal candidato democratico Barack Obama. Nella campagna presidenziale, il Secret Service gli diede il nomignolo, azzeccato, di Maverick, cane sciolto, che gli sarebbe rimasto addosso.

Mentre combatteva, sapendo di perderla, la battaglia contro il cancro, McCain è ancora riuscito a fare sentire la sua voce nella politica americana, di cui ha sovente interpretato lo spirito bipartisan, senza preconcetti di partito né pregiudizi personali: a fine 2017, il suo no fu decisivo per evitare l’affossamento dell’Obamacare, la riforma sanitaria di Barack Obama; in primavera, s’era opposto alla nomina a capo della Cia di Gina Haspel, non ostile al ricorso alla tortura con i terroristi; a luglio è stato critico verso il presidente Trump dopo il Vertice di Helsinki con Vladimir Putin, mentre accoglieva con favore la designazione del giudice Brett Kavanaugh alla Corte Suprema.

L’autorità morale del senatore di 81 anni, esperto di difesa e sicurezza, è sempre andata crescendo, fino a farne, nell’America di Trump, la figura di riferimento dei conservatori illuminati, che detestano l’isolazionismo internazionale e la rozzezza personale del magnate presidente. Resa roca dalla malattia, la voce di McCain è ancora riuscita a scuotere le coscienze a Washington, destando imbarazzi tra Congresso e Casa Bianca.

Con Trump, non c’è mai stato feeling: il senatore è stato fin dall’inizio molto diffidente sull’ascesa al potere del magnate. Nella campagna, Trump mise persino in dubbio che McCain sia un eroe: “A me piacciono quelli che non si fanno prendere”, ironizzò, dividendo il Paese come gli riesce spesso. E il senatore polemizzò con il candidato più volte, specie quando, parlando di lotta al terrorismo, ipotizzava il ritorno a tecniche d’interrogatorio ‘rafforzate’, come il waterboarding, forme di tortura.

Quando s’oppose alla nomina della Haspel alla Cia, un’assistente del presidente, Kelly Sadler, commentò goffamente: “Che importa di McCain? Tanto sta morendo…”. La telefonata di scuse dello staff del presidente alla moglie e alla figlia non ricompose lo screzio. Al suo funerale, McCain non vuole Trump: nella National Cathedral, ci sarà Mike Pence, il vice, è già stato deciso.

Prima d’interrompere le cure, McCain ha finito di girare un documentario della Hbo e ha pubblicato l’ultimo suo libro ‘The Restless Wave’, dove ribadisce la sua visione repubblicana pro-libero scambio e pro-immigrazione. Di Trump, scrive che non a “distinguere le azioni del nostro governo dai crimini di quelli dispotici. L’apparenza di durezza, o un fac-simile di durezza da reality show, sembra essere più importante dei nostri valori”.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+