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Cohen - Trump - amichette - Russiagate
April 16, 2018 - Manhattan, New York, United States - Michael Cohen, President TrumpÕs embattled lawyer, leaves court in Manhattan on Monday April 16, 2018..4/16/2018.Manhattan, NY..Go Nakamura/Zuma Wire (Credit Image: © Go Nakamura via ZUMA Wire)

Ha 52 anni, ma non gli dispiace mostrarne di meno: nelle foto, l’avvocato Michael Dean Cohen, che evoca un po’ il Fonzie di Happy Days, ha i capelli folti e lo sguardo spesso ammiccante, alterna il sorriso da piacione e l’atteggiamento da duro. Che sia uno tosto, lo confermerebbe il fatto che sia stato a lungo il legale personale di Donald Trump, uno che ha il licenziamento facile (infatti, se n’è liberato in primavera). Ma non è proprio certo che Trump ci abbia visto giusto, fidandosi di lui e affidandogli faccende molto delicate e personali, più da paraninfo che da avvocato.

Adesso, salta fuori che l’avvocato Cohen aveva segretamente registrato più di una conversazione con il magnate prima delle elezioni del 2016: in almeno una di esse, i due discutono di come e quanto pagare un’ex coniglietta di Playboy, Karen McDougal, che diceva di avere avuto una storia con il candidato repubblicano tra il 2006 e il 2007, quando Melania, la moglie di Trump, era incinta di Barron. Allo stesso periodo risalirebbe il flirt con la pornostar Stormy Daniels, un nome d’arte, anch’essa ‘silenziata’, fino a un certo punto, con somme di denaro versate da Cohen.

L’Fbi ha in mano i nastri, sequestrati durante le perquisizioni effettuate negli uffici e nelle abitazioni di Cohen in aprile, quando si seppe del silenzio comprato alla pornostar. Siccome tra Trump e l’Fbi non corre buon sangue, c’è da credere che le fughe di notizie non si fermeranno ai due minuti i cui contenuti sono finora filtrati alla stampa. Tanto più che Cohen, che ormai la professione d’avvocato può scordarsela, messo alle strette potrebbe diventare molto loquace.

“Non posso credere che Michael mi abbia fatto questo…”, sarebbe stata la prima reazione di Trump, secondo la Cnn. Ma poi il presidente ha inquadrato la questione a modo suo: “La buona notizia è che il vostro presidente non ha fatto nulla di sbagliato”, twitta, definendo la storia “inconcepibile”. In effetti, che un futuro presidente degli Stati Uniti compri in serie il silenzio sulle sue avventure e che l’avvocato personale del futuro presidente registri le conversazioni con il suo cliente sono fatti che possono apparire “inconcepibili”, oltre i confini dell’etica privata e professionale.

Per Trump, però, è “inconcepibile” che “il governo – che sarebbe in fondo lui, ndr – irrompa nell’ufficio di un legale la mattina presto, una cosa senza precedenti”: il problema non sarebbe, dunque, quel che lui ha fatto, ma il modo in cui l’Fbi lo ha scoperto. A confermare la registrazione, è Rudolph Giuliani, ex sindaco di New York, oggi uno dei legali di Trump: la linea della difesa è che il pagamento di cui si discusse non fu mai effettuato.

Ne esce male il presidente. Ne esce malissimo l’avvocato Cohen, la cui consuetudine coi Trump s’è bruscamente rotta in primavera, quando, tra gli scandali sessuali e le accelerazioni del Russiagate, il presidente ha completamente rinnovato la squadra dei legali suoi personali e della Casa Bianca.

Cohen è indagato dai ‘federali’ per frodi varie e per violazioni delle regole sul finanziamento delle campagne, oltre che per i pagamenti in nero per comprare il silenzio delle ‘amichette’ del magnate (che Trump ha sempre negato).

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+