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Savona - ministro - cigno nero
Foto Roberto Monaldo / LaPresse 06-06-2018 Roma Politica Camera dei Deputati - Voto di fiducia al governo Conte Nella foto Paolo Savona Photo Roberto Monaldo / LaPresse 06-06-2018 Rome (Italy) Chamber of Deputies - Vote of confidence in the Conte government In the photo Paolo Savona

Un politico, e già sul termine ci sarebbe da discutere; diciamo un ministro, che almeno è – purtroppo – oggettivo; senz’altro un professore, che il titolo gli compete a pieno; una persona che è tutto questo dice una sciocchezza, oppure fa una provocazione, per misurarne l’effetto o per togliersi dei sassolini dalla scarpa; e il giorno dopo si rimangia tutto, non facendo ammenda, ma sostenendo che i media non lo hanno capito. O – peggio ancora – lo hanno travisato. Il manipolatore, per ingenuità o per calcolo, si traveste da vittima della manipolazione.

Un classico, un ‘déjà vu’ di tutte le repubbliche di questa terra, che siano antiche o moderne, italiche o meno, prima, o seconda o terza. Protagonista dell’ultimo siparietto di tal fatta è stato, nei giorni scorsi, il professore e ministro Paolo Savona, responsabile degli Affari europei, figura controversa del governo Conte fin dalla sua formazione – doveva inizialmente esserne il ministro dell’Economia, poi è stato un po’ ‘lateralizzato’ -, pietra angolare d’ogni polemica più ma soprattutto meno europeista intorno all’Esecutivo giallo-verde.

Dopo avere tenuto in sordina le sue pulsioni anti-euro per qualche settimana, appunto il tempo di consentire la formazione e l’avvio del ‘governo del cambiamento’, il professor Savona torna a propinarci il suo piano B per l’uscita dall’euro, ammantando l’ipotesi d’una premessa che sa di foglia di fico: “Non siamo noi a volere uscire dall’euro, ma potrebbero essere altri a volerci cacciare” (il che presuppone, però, che noi compiamo tali e tante nefandezze economiche europee da metterci ai margini della moneta unica).

Il giorno dopo, il professor Savona, misurato l’effetto non positivo della sortita, che rinnegava le assicurazioni fittiziamente europeiste date per tranquillizzare il presidente Mattarella prima dell’insediamento del Governo, scarica tutte le colpe sui media e i giornalisti: “Il ‘cigno nero‘ può nascondersi anche in una fake news…”, dice nel ricevere il premio Socrate, polemizzando per come erano state riportate 24 ore prima le sue dichiarazioni. “Avete la speranza che io dica a un certo punto che dobbiamo uscire dall’euro?”, ha chiesto ai cronisti presenti, sostenendo d’avere “lavorato con pazienza nell’ultimo mese per sostituire la delegittimazione a mezzo stampa con la legittimazione a mezzo democrazia”.

Ministro ‘assolto’, giornalisti ‘condannati’? Testimoni oculari competenti e attendibili, non solo giornalisti, mi riferiscono dell’abitudine del ministro professore d’adeguare l’eloquio all’ascoltatore: euro-tiepido il 9 luglio, illustrando a un evento tendenzialmente europeista, organizzato al Cnel dal Movimento europeo, l’esito – per altro inconcludente – del Consiglio  europeo di fine giugno; euro-scettico il giorno dopo, davanti alle Commissioni Ue riunite di Camera e Senato, dove gioca in casa, perché la maggioranza è con lui, se non oltre lui; infine, l’11 luglio, in ‘versione Grillo’, o Trump, “è tutta colpa della stampa”, al Premio Socrate.

Vogliamo sapere che cosa ha davvero detto Paolo Savona il 10 luglio? L’ANSA affida a una giornalista esperta e attenta, competente e appassionata del suo mestiere, Eloisa Gallinaro, il resoconto delle dichiarazioni poi incriminate: il dispaccio del 10 luglio, che a caldo non è stato minimamente contestato recita:

“L’Italia non ha intenzione di uscire dall’euro ma deve prepararsi anche alle peggiore delle ipotesi: quella che siano “altri a decidere” per noi. Il ministro per gli Affari europei Paolo Savona, alla sua prima uscita parlamentare, evoca lo spettro del “cigno nero”, dello “choc straordinario”, e avverte che occorre “essere pronti a ogni evenienza”. Così, alle Commissioni Ue riunite di Camera e Senato fornisce l’interpretazione autentica di quel ‘piano B’ che non più di qualche settimana fa gli è costato il ministero dell’Economia e tante polemiche, tanto da fargli dire di essere stato “delegittimato dai media”.

Ma le parole di oggi scatenano nuove polemiche. “Il governo dica la verità: vuole l’uscita dell’Italia dall’Euro? Forza Italia pretende chiarezza. Non permetteremo che si giochi con i risparmi delle famiglie e con gli investimenti delle imprese”, attacca la capogruppo azzurra al Senato Anna Maria Bernini. “Al di là degli allarmi più o meno giustificati, il ministro Savona e con lui il governo gialloverde pensano di attendere passivamente il cigno nero dell’Italexit o intendono prevenire questa catastrofe affrontando con la necessaria determinazione i nodi strutturali che zavorrano l’economia italiana?”, chiede invece il capogruppo Pd in commissione Bilancio Antonio Misiani.

Savona, comunque, in Parlamento respinge al mittente le accuse di essere “sovranista”, rivendicando invece il profilo di “trattativista”, ossia la vocazione a “trattare” i dossier sensibili con le istituzioni comunitarie, a partire dalla necessità di una “stretta connessione tra architettura istituzionale dell’Ue e politiche di crescita se si vuole che l’euro sopravviva”. In contemporanea va affrontato il nodo dei poteri e dello “statuto” della Banca centrale europea, ribadisce Savona, annunciando un prossimo incontro con il governatore Mario Draghi.

A deputati e senatori elenca le linee programmatiche della sua azione insieme alla serie di scatole cinesi che quella crescita condizionano. Oltre ai lacci e lacciuoli dell’Ue sull’Italia ci sono quelli – anch’essi da governare – dell’esterno sull’Europa. “Se alla Bce non vengono affidati compiti pieni sul cambio, ogni azione esterna all’eurozona si riflette sull’euro senza che l’Unione europea abbia gli strumenti per condurre un’azione diretta di contrasto”, sottolinea il ministro.

Le conseguenze sono tanto pericolose quanto evidenti: “L’assenza di pieni poteri della Bce sul cambio causa una situazione in cui la crescita dell’economia dell’eurozona risulta influenzata, se non determinata, da scelte o vicende che accadono fuori dall’Europa”. L’autonomia e la capacità di azione della Bce devono passare per una modifica dello statuto, ribadisce, che deve essere “simile a quello delle principali banche centrali del mondo, dove gli obiettivi di stabilità e di crescita si integrano”.

Sul fronte interno, spiega ancora Savona, è sulla crescita e sul rilancio degli investimenti, “tecnicamente possibile”, che si gioca il “prestigio” del governo. L’esecutivo deve “realizzare i provvedimenti promessi all’elettorato, soprattutto reddito di cittadinanza, flat tax e revisione della legge Fornero”, ma deve anche “tenere conto” delle preoccupazioni dei mercati in relazione alla possibilità che la spesa relativa “causi un aumento del disavanzo di bilancio”. E all’Europa il ministro manda a dire, senza tanti giri di parole, che “non è vero che l’Italia vive al di sopra delle sue risorse. Viviamo al di sotto delle risorse, e ci viviamo perché esistono i vincoli europei”.

Allora, il ‘cigno nero’ sono i giornalisti?, o è il ministro?

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+