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Nato - Vertice - Trump - spese
12 July 2018, Brussels, Belgium: Donald Trump, President of The United States, speaks at a press conference at the end of the NATO summit. From July 11, to July 12, 2018 state representatives, government heads and EU representatives of the 29 NATO member states will be attending a summit of the North Atlantic Treaty Organization. (Credit Image: © Bernd Von Jutrczenka/DPA via ZUMA Press)

Ormai, gli hanno preso le misure: lui alza la voce, le spara grosse, minaccia; poi, si auto-convince d’avere ottenuto qualche cosa, si rabbonisce e se ne va a twittare vittoria; e intanto le cose restano com’erano, con una tacca in meno nel conto alla rovescia. La scena, già vissuta al G7 in Canada, giusto un mese fa, s’è ieri ripetuta al Vertice della Nato a Bruxelles: il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di lasciare l’Alleanza atlantica, se i partner europei non accettassero di fare sforzi aggiuntivi per la loro difesa, e s’è poi vantato di avere ottenuto spese militari supplementari per 33 miliardi di dollari. Le sue affermazioni hanno suscitato raffiche di smentite.

In conferenza stampa, a lavori conclusi, Trump dice: “Potrei farlo, ma non esco dalla Nato. Non è più necessario, perché i Paesi dell’Alleanza sono tutti d’accordo per aumentare il loro contributo”.

Non è vero. Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg la mette giù morbida: “Gli alleati hanno ascoltato il messaggio del presidente Trump, ma le spese annunciate erano tutte già previste, nell’ambito di quanto deciso nel 2014 per raggiungere l’obiettivo del 2% del Pil per la difesa”. E non sono 33, ma “41 miliardi di dollari extra a prezzi costanti”.

Il presidente francese Emmanuel Macron è più drastico: “La cifra evocata dal presidente americano corrisponde all’aumento delle spese già previsto per centrare l’obiettivo del 2%”. Persino il premier italiano Giuseppe Conte, che deve preoccuparsi del clima che troverà il 30 luglio alla Casa Bianca, chiarisce: “Dall’Italia nessuna spesa aggiuntiva”.

Nel secondo e ultimo giorno del Vertice atlantico, Trump incontra i leader di Georgia e Ucraina, ospiti dell’evento e critici sul suo appuntamento – lunedì, a Helsinki – con il presidente russo Vladimir Putin e partecipa a una dibattito sul ‘che fare’ in Afghanistan: l’Amministrazione Usa vorrebbe sganciarsi da una guerra che dura da 17 anni, ma ha finora dovuto rafforzare il contingente per contenere l’offensiva dei talebani. Conte fa sapere che la presenza italiana sarà ridotta.

L’imminenza dell’incontro con Putin non impedisce a Trump  di sottoscrivere un documento fortemente critico neri confronti della Russia: la Nato è ferma nel sostegno all’Ucraina e ribadisce la condanna dell’annessione della Crimea da parte di Mosca; e sostiene le visioni euro-atlantiche della Georgia, mentre il Cremlino critica l’apertura dei negoziati per l’adesione della Macedonia (del Nord) all’Alleanza.

La seconda e ultima giornata del Vertice atlantico era cominciata come la prima era finita: tweet e minacce, “Tutte le nazioni Nato devono rispettare l’impegno del 2%, e devono arrivare al 4%!”. E ancora attacchi alla Germania per la sua dipendenza dall’energia russa: “La Germania ha appena iniziato a pagare alla Russia, il Paese da cui vuole protezione, miliardi di dollari per i suoi bisogni energetici … Non è accettabile!”.

Sommando, come fa spesso, mele con pere, Trump dice: “I presidenti” americani “hanno provato per anni senza successo a fare pagare di più la Germania e gli altri Paesi ricchi Nato per sentirsi protetti dalla Russia”; ma quelli “pagano solo una frazione del costo”. Invece, “gli Usa pagano decine di miliardi di dollari in eccesso per sussidiare l’Europ, e perdono un sacco sul commercio!”.

Trump applica quello che der Spiegel definisce “il metodo del Padrino”: “Niente soldi? Niente protezione dalla Russia!”. Inutilmente la Merkel, che fa la parte della Mutti, la mamma, ripete che “commercio e difesa sono questioni separate” e che la sicurezza non è solo una questione contabile.

Il risultato “è un compromesso insipido, nella massima insicurezza”, scrive ancora Der Spiegel. Ma a Trump basta: se ne va twittando “Grazie Nato”, dopo un Vertice burrascoso, con momenti – riferiscono testimoni – di grande tensione. A chi gli chiede conto degli sbalzi d’opinione, risponde: “Io sono molto coerente, sono un genio coerente”. Alla fine, tutti si allineano: la Nato è più forte, dopo un round di discussioni “fuori dai denti”; e gli europei confermano la validità degli obiettivi già definiti e l’impegno a centrarli. Di spese in più nessuna traccia.

Dopo un week-end sui campi di golf della Scozia – i suoi, quelli dove, due anni or sono, visse il giorno del referendum sulla Brexit -, Trump concluderà lunedì la sua missione europea incontrando Putin.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+