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migranti - Ue - Innsbruck - Salvini - asse
INNSBRUCK, AUSTRIA - JULY 12: (L-R) German Interior Minister Horst Seehofer, Austrian Interior Minister Herbert Kickl and Italian Interior Minister Matteo Salvini shake hands after at a press conference during the European Union member states' interior and justice ministers conference on July 12, 2018 in Innsbruck, Austria. The meeting is taking place among mounting efforts by governments across Europe to restrict the entry of migrants and refugees. (Photo by Andreas Gebert/Getty Images)

Matteo Salvini torna da Innsbruck con l’accordo a parole di quelli che erano già d’accordo con lui: l’ asse dei ministri dell’Interno “volenterosi” di Germania, Austria e Italia, che si vedono prima dell’inizio della riunione informale dei ministri dell’Interno dei 28 Paesi Ue. Tutto bene, quando si tratta d’enunciare e condividere l’elementare programma “riduzione delle partenze, degli sbarchi, dei morti e, quindi, dei problemi”; e di avallare l’osservazione, per altro lapalissiana che, se cessano i movimenti ‘primari’ – cioè, gli arrivi dei migranti nell’Ue – spariscono i movimenti ‘secondari’ – cioè i movimenti dei migranti all’interno dell’Ue, approfittando della libertà di circolazione -.

Fin qui, Salvini e i suoi due colleghi, Horst Seehofer, bavarese, una spina nel fianco della Merkel nel governo tedesco, e Herbert Kickl, un ‘leghista’ austriaco, sono perfettamente allineati (e trovano pure molti altri colleghi fra i 28 pronti a tenere loro bordone). Ma siccome i movimenti ‘secondari’ ci sono e l’Italia lascia partire un sacco di migranti senza averne controllato l’identità e il diritto, o meno, a ottenere l’asilo, Seehofer e Kickl vogliono rimandarci quelli sbarcati da noi e finiti da loro.

Su questo punto, Salvini non è d’accordo: “I discorsi sulle riammissioni vengono dopo la soluzione dei problemi italiani”. E l’ asse dei “volenterosi” già traballa (che poi, a parlare di asse, quando ci sono di mezzo la Germania e l’Italia, si dovrebbe andarci cauti). Kickl, che è della Carinzia, ma che sceglie Innsbruck per riunire i 28 come luogo simbolo del problema migranti tra Italia e Austria – e infatti ne approfitta per un giro di vite ai controlli alla frontiera -, propone di rivedersi a Vienna il 19 luglio, fra una settimana.

L’Italia, ieri, non giocava solo a Innsbruck la partita dei migranti su scala europea e internazionale. A Bruxelles, al Vertice della Nato, il premier Conte ha ricevuto i complimenti, a vario titolo immeritati, del presidente Trump: “Bravo!, hai vinto le elezioni con la linea dura sui migranti”. Ma Conte ha anche dovuto spendersi, in conferenza stampa e al telefono, per riaffermare che “la linea del governo sui migranti è frutto di condivisione” e ha scritto all’Ue per sollecitare un cambiamento delle regole della missione Sophia e per incalzare la Commissione “sull’attuazione di quei principi innovativi sull’immigrazione emersi dal Consiglio europeo” – principi però affidati alla volontarietà dei singoli Stati -.

A Innsbruck, dove non era attese e non ci sono decisioni, non tutti i Paesi Ue si sono ‘messi in scia’ ai “volenterosi”. Il commissario europeo Dimitris Avramopoulos parla di “discussione franca”, rilevando, cifre alla mano, che “non c’è più un’emergenza migratoria”. E Salvini ha un bilaterale “non in sintonia” col collega francese Gerard Collomb.

Kickl vede un “cambio di paradigma” nelle politiche migratorie: l’intenzione sua, e di Seehofer e Salvini, è di “mettere ordine” là “dove, da tempo, l’ordine non c’è” e di fare giungere nell’Unione “solo coloro che effettivamente scappano da guerre”.

Come? Si parla di accordi con i Paesi di provenienza, di hotspot in Paesi terzi, anche candidati all’adesione all’Ue, come quelli dei Balcani occidentali: bisogna discuterne con loro, negoziare, pagare. Salvini ha fretta, più dei suoi colleghi: porta ai partner il programma in dieci punti presentato da Conte al Vertice europeo di fine giugno, ma, quando sente parlare di 10 mila guardie di frontiera di Frontex in più nel 2020, prende la parola per chiedere atti concreti subito.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+