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G7 - Trump - leader
June 9, 2018 - La Malbaie, Canada - President DONALD TRUMP makes a stern face during a breakfast with G7 leaders and members of the Gender Equality Advisory Council, with CHRISTINE LEGARDE and German Chancellor ANGELA MERKEL. The two-day G7 summit concludes with meetings concerning so-called Outreach countries. (Credit Image: © Michael Kappeler/DPA via ZUMA Press)

Poche ore dopo il Vertice di Singapore, martedì 12 giugno, tra Donald Trump e Kim Jong-un, Nicholas Kristof ha scritto sul New York Times che è “francamente bizzarro” vedere il presidente degli Stati Uniti, il leader del Mondo libero, attaccare un giorno brutalmente il premier del Canada e i leader di Paesi amici e alleati al Vertice del G7 e poi salutare calorosamente “il leader del Paese più totalitario del mondo”.

Ed è altrettanto francamente bizzarro quello che è avvenuto, la vigilia del Vertice di Singapore, sulla conservatrice Fox, non sulla liberal Cnn: per un lapsus, e in diretta, una conduttrice ha definito il Vertice tra Trump e Kim “un incontro tra due dittatori”. Abby Huntsman, figlia di Jon, l’ambasciatore Usa in Russia, stava parlando con Anthony Scaramucci, ex direttore per 11 giorni delle comunicazioni della Casa Bianca, che non ha battuto ciglio – la conduttrice s’è poi scusata -. Indizio che le distanze tra un Trump e un Kim si sono pericolosamente ridotte, nella percezione dell’opinione pubblica.

In 96 ore, Trump, più o meno consapevolmente e volontariamente, ha dato una spallata all’ordine mondiale costituito e inefficiente e ha cercato di sostituirvi qualcosa di nuovo e di diverso, non necessariamente migliore: un sistema in cui contano i rapporti di forza e non i valori e in cui i leader si misurano non sulla loro autorevolezza ma sul loro autoritarismo. Il tutto basato più sull’apparenza che sulla sostanza: a Singapore, Trump e Kim non hanno fatto la pace e non hanno raggiunto nessuna intesa, se non l’impegno a cercare un accordo sulla denuclearizzazione coreana – mancano scadenze, contropartite, meccanismi d’ispezione -.

Un tweet di Trump prima, uno dopo e il G8 va a catafascio
La prima vittima della guerra iconoclasta di Donald Trump contro la governance mondiale basata sul multilateralismo è stato il G7, il Vertice dei Grandi in Canada, nel Quebec, a Charlevoix. A cose ormai fatte, a leader tutti partiti, il magnate presidente ha mandato all’aria le conclusioni sbiadite e indolori d’un G7 che aveva già cercato di sabotare fin dall’inizio, ponendo in extremis la questione del ritorno della Russia fra i Grandi (che non era all’ordine del giorno) … di qui in avanti, l’articolo prosegue riprendendo stralci di servizi già pubblicati …

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+