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G7 - Vertice - Canada - commercio
June 9, 2018 - La Malbaie, QC, Canada - LA MALBAIE , QC - JUNE 08 & 09: President Donald J. Trump and fellow leaders of the G7 participate in the Gender Equality Advisory Council Breakfast on Saturday, June 9, 2018, at the Fairmont Le Manoir Richelieu in Charlevoix, Quebec, Canada....People: President Donald Trump. (Credit Image: © SMG via ZUMA Wire)

Se n’è andato a lavori ancora aperti, come aveva preannunciato, parlando come parlano i presidenti degli Stati Uniti: “Il commercio deve essere libero da tariffe, barriere e sussidi”, i dazi devono cadere per tutti. Peccato che i dazi, sui prodotti europei, li abbia messi proprio lui, Donald Trump, che sostiene che l’America è maltrattata nel commercio mondiale: “Un sistema che ci danneggia è inaccettabile”. Gli altri, partner o alleati che siano, dovrebbero ‘stare muti’: “Se gli europei pensano a rappresaglie stanno compiendo un errore”. In realtà, le contromisure sono già state decise e annunciate: scatteranno il 1° luglio su esportazioni dagli Usa nell’Ue per 2,8 miliardi di dollari, bilanciando i dazi sull’export europeo di acciaio e alluminio.

Il Vertice del G7 in Canada si chiude con una dichiarazione comune sul commercio internazionale, ma non risolve nessun problema: i dazi, l’Iran, la Russia, il clima, tutti temi di contenzioso tra i Sei e gli Usa. Il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte poteva sperare in un esordio meno spinoso: pure nel secondo giorno riesce a stare in scia agli europei senza creare frizioni con Trump, che, dopo un colloquio “cordiale”, lo invita alla Casa Bianca.

La testa del magnate presidente era però altrove: ieri, alla ripresa dei lavori, s’è presentato in ritardo e il padrone di casa, il premier canadese Justin Trudeau, non l’ha aspettato per cominciare. Trump era già proiettato verso il Vertice di Singapore, martedì, con il leader nord-coreano Kim Jong-un: “Sento che Kim vuole fare qualcosa di grandioso per il suo popolo: ora ha questa opportunità e sa che non ne avrà un’altra, un’opportunità che se guardiamo alla storia pochissimi hanno avuto”. Si tratta – aggiunge Trump – di “una possibilità secca di pace durevole e prosperità … Corea del Sud, Giappone, Cina, molti Paesi vogliono che questo succeda”.

Al tavolo del G7, per gli Usa, resta lo sherpa e vice-assistente del presidente per gli affari economici internazionali Everett Eissenstat: almeno, Trump non si fa sostituire dalla figlia Ivanka, com’era brevemente accaduto al G7 di Taormina. Le discussioni proseguono: accademiche sul clima, dove il dissenso degli Stati Uniti è acquisito; accanite sugli scambi, dove c’è uno sforzo di compromesso.

I negoziati erano già andati avanti venerdì fino a tarda: i leader dei Grandi s’erano di nuovo riuniti dopo avere assistito a uno spettacolo del Cirque du Soleil. Alla fine, trovano “un’intesa ambiziosa” – la definizione è del presidente francese Emmanuel Macron -, che, però, al di là delle parole, non cambia le cose come stanno. Trump parla di “colloqui produttivi” e dà un bel 10 alle sue relazioni cogli alleati, nonostante le tensioni del G7; ma dice che “le cose devono cambiare”. La sensazione è che, a lui, la Merkel, che ammette “Le distanze restanze”, darebbe piuttosto l’insufficienza: “Avremo sul commercio un testo comune, che però non risolve i problemi nel dettaglio: abbiamo opinioni differenti dagli Usa”. Pre Macron riconosce che “la dichiarazione non risolve tutto”.

Conte dà per fatto l’accordo sul commercio prima che sia stato perfezionato: “Dazi, tariffe, barriere, ne abbiamo molto discusso e abbiamo convenuto che il sistema del commercio internazionale basato sul Wto è un po’ datato e richiede un adeguamento”, anche perché “la Cina è molto invasiva”. Lo sostiene pure Trump, che non vuole accettare le pastoie d’un sistema multilaterale.

Il presidente del Consiglio auspica che la Russia rientri al più presto nel gruppo dei Grandi, ma nota che lo stop alle sanzioni alla Russia non avverrà “dall’oggi al domani”. Trump, andandosene, riafferma che “è un bene per tutti che la Russia torni nel G8”. Parrebbe un asse Usa – Italia, se non ci fosse l’erraticità degli americani: il capo dell’intelligence Usa Dan Coats sostiene che “la Russia sta cercando di spaccare la Nato” e “sta provando a influenzare le elezioni di midterm negli Usa”, dopo avere interferito nelle presidenziali Usa e in voti in Europa – ha citato Francia, Germania, Norvegia, Spagna e Ucraina -.

Su altri punti, Conte è vago: “In tutte le plenarie e nei bilaterali, ho anticipato le posizioni italiane, ma mi sono riservato di approfondire alcune questioni, visto che ci siamo appena insediati”. E pubblica una foto di lui in piedi intorno a un tavolo con il ‘club degli europei’.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+