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G7 - Vertice - Conte - arrivo
08 June 2018, La Malbaie, Quebec, Canada: Giuseppe Conte, prime minister of Italy, arrives at the Hotel Fairmont Le Manoir ahead of the G7 summit. (Credit Image: © Michael Kappeler/DPA via ZUMA Press)

Chi s’aspettava che il professor Giuseppe Conte entrasse in punta di piedi sulla scena del G7, il più prestigioso ed esclusivo dei Vertici della governance mondiale, è rimasto senza dubbio spiazzato: il presidente del Consiglio italiano ha mutuato il linguaggio, se non la postura, dei suoi due tribunizi vice-premier ed è stato esplicito negli incontri bilaterali e ‘d’area’ che hanno preceduto il Vertice.

Ha cioè fatto quello che fonti di Palazzo Chigi avevano anticipato: con buona pace degli ‘sherpa, che avevano preparato l’appuntamento ‘in conto Gentiloni’, e della consigliera diplomatica che l’accompagna, l’ambasciatrice Mariangela Zappia, il premier vuole lasciare la propria impronta, all’esordio internazionale, forte della legittimazione popolare dei partiti politici che lo sostengono e dalla fiducia del Parlamento.

La logica è quella di affermare la centralità dell’Italia e dei suoi interessi, dai dazi imposti da Trump sull’acciaio e l’alluminio europei alle sanzioni alla Russia, fino alla questione migranti, che al G7 non è esplicitamente sul tavolo. “Cambiamo linea, ci mettiamo al centro”, insistono le fonti: di che, non è chiaro, perché giocare la carta dell’equidistanza tra Bruxelles e Washington, come certi input dall’Italia sui dazi suggeriscono, vuole dire trovarsi isolati in mezzo all’Atlantico; e sposare la linea un po’ estemporanea di Trump sul ritorno della Russia nel G8, sganciandosi dai partner europei, espone a cambi di direzione bruschi.

Intorno al professor Conte e al governo italiano, c’è molta curiosità: lo prova il fatto che nei briefing pre-Vertice ci sono più domande su di lui che sui temi dell’agenda. Il presidente del Consiglio non è del tutto a suo agio; e non potrebbe essere diversamente: non è facile tararsi sui Grandi del Mondo, quasi di punto in bianco. Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker lo accoglie con le braccia al collo e due baci sulle gote e lui è visibilmente sorpreso; e dopo la foto di famiglia con gli altri leader, sullo sfondo mozza-fiato del San Lorenzo, il professore se ne resta solo soletto in fondo alla fila dei leader, con le mani in tasca, mentre gli altri fanno comunella – la Merkel rivolge persino la parola a Trump e i due ridono -.

Poi, però, Conte aggancia nel parco Trump e posta una foto insieme su Instagram: il ghiaccio è rotto, il magnate gli dice “Avete riportato una grande vittoria… Sei il vincitore”. A pranzo, il cerimoniale canadese lo colloca tra il presidente francese Macron e la premier britannica May.

Quando ‘gioca in casa’, coi giornalisti italiani, Conte appare calato nella parte e determinato: certo, il linguaggio è un po’ aspro, poco o nulla diplomatico, non si capisce se per scelta o per mancanza d’esercizio: “Esprimo una posizione forte perché ho la legittimazione per farlo… Sono il portavoce di tutti gli italiani e il difensore dei loro interessi… Sui dazi, l’Italia avrà una posizione moderata… Quanto a un veto sulle sanzioni a Mosca, valuteremo… Siamo nella Nato, ma siamo anche attenti all’impatto delle sanzioni sulla nostra economia…”.

Nei colloqui con Juncker e con il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, Conte manifesta “totale insoddisfazione” sull’andamento dei negoziati per la riforma del protocollo di Dublino, che riguarda la gestione delle richieste d’asilo. Juncker e Tusk lo invitano a Bruxelles, per riparlarne prima del Vertice europeo di fine giugno. E Juncker evita di cadere nella trappola in cui finirono alcuni suoi commissari: “Lezioni all’Italia? Amo l’Italia, non ho lezioni da darle”.

Nella riunione pre-Vertice fra tutti gli europei, per collimare le posizioni su dazi e Russia, Conte mette un po’ d’acqua nel suo vino, perché molti leader ne escono con l’impressione che l’Italia giochi il gioco europeo. Ancora Juncker lo testimonia: “Ho l’impressione, da verificare, che l’Italia condivida le opinioni europee sugli scambi e i rapporti commerciali con gli Stati Uniti. Non vedo divergenze tra l’Italia e il resto dell’Unione. L’Italia ha un ruolo importante, è la terza economia dell’Ue… L’Italia ha bisogno dell’Europa e l’Europa non è completa senza l’Italia”.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+