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Black Hawk - Miller - Afghanistan
Oct 4, 1993 - Mogadishu, Somalia - Children played on the remains of U.S. Army Blackhawk helicopter shot down by Somali militiamen. Three American airmen died when the helicopter crashed in flames. The photos taken by Canadian photographer Paul Watson, of a dead American soldier being dragged through the streets of Mogadishu spelled the beginning of the end for U.S.-U.N. peacekeeping force. Domestic opinion turned hostile as horrified TV viewers watched images of the bloodshed - including this Pulitzer-prize winning footage of Somali warlord Mohammed Aideed's supporters dragging the body of U.S. Staff Sgt. William David Cleveland through the streets of Mogadishu, cheering. President Clinton immediately abandoned the pursuit of Aideed, the mission that cost Cleveland his life and gave the order for all American soldiers to withdraw from Somalia by March 31, 1994. Other Western nations followed suit. (Credit Image: © Paul Watson/The Toronto Star/ZUMA Press)

Black Hawk Down è un film del 2001, diretto da Ridley Scott e premiato con due Oscar – uno pure italiano, a Pietro Scalia, per il miglior montaggio -. Racconta, con sequenze mozzafiato, e un cast d’attori d’azione, Eric Bana, Orlando Bloom, Josh Hartnett, Ewan McGregor, Tom Sizemore, un’azione bellica tragica che precedette e, in qualche misura, innescò la Battaglia di Mogadiscio, destando in America brividi d’orrore.

Il 25 settembre 1993, miliziani dell’autoproclamato presidente Mohamed Farrah Aidid, un signore della guerra locale, attirarono in un’imboscata e abbatterono con un missile Rpg un elicottero Usa Black Hawk della 101° Divisione Aerotrasportata, nei pressi del Porto Nuovo della capitale somala: era il primo elicottero americano abbattuto in Somalia e l’evento fu percepito come una importante vittoria psicologica per l’Esercito nazionale somalo (e come un’umiliazione negli Usa).

La battaglia di Mogadiscio, o ‘il Giorno dei Rangers’, fu parte dell’Operazione Gothic Serpent: combattuta fra il 3 e il 4 ottobre 1993, fu solo il primo di una serie di sanguinosi scontri che, anche dopo la ritirata degli Occidentali, segnarono per un decennio la guerra civile somala, epilogo senza fine di quella che doveva inizialmente essere solo un’operazione umanitaria.

Dalla Battaglia di Mogadiscio all’Afghanistan è il percorso del generale Austin Scott Miller, che, nei giorni di Black Hawk down, era il comandante delle forze di terra statunitense e s’è poi distinto nelle Forze Speciali. Capo del Comando congiunto delle operazioni speciali americane, il generale Miller è ora chiamato a rimpiazzare il generale John Nicholson alla guida delle forze statunitensi e della Nato in Afghanistan.

L’avvicendamento avviene in un momento in cui il conflitto fra le forze governative ed internazionali e l’insorgenza di talebani e di miliziani in rotta del sedicente Stato islamico, l’Isis, investe la maggior parte delle province afghane.

Hawaiano di nascita, Miller, 57 anni, e’ un generale a tre stelle che ha guidato i contingente militare di operazioni speciali in Afghanistan nel 2013-14 ed era stato prima responsabile di delicate missioni di Somalia, nei Balcani e in Iraq. Diplomato a West Point nel 1983, a 22 anni, il suo cv lo colloca su tutti i fronti di guerra degli Usa nel XXI Secolo: è stato in Iraq ed a più riprese in Afghanistan, dove ora comanderà l’operazione Resolute Support, l’ultimo atto – finora – dell’impegno militare Usa e alleato in Afghanistan che va avanti dal 2001.

La scelta del generale Miller come nuovo comandante potrebbe riflettere la volontà dell’Amministrazione Trump di imprimere un’accelerazione ai combattimenti e di cercare di liberarsi della più gravosa eredità militare lasciata da Barack Obama al suo successore.

L’Afghanistan fatica a tornare alla normalità, soprattutto per la mancanza di un governo stabile ed efficiente, nonostante il supporto logistico concesso alle forze regolari delle truppe statunitensi e alleate sul territorio. Con 14.300 truppe schierate in Afghanistan per la missione Resolute Support e circa 715 miliardi di dollari stanziati a sostegno del governo afghano, Trump vuole rendere più incisiva la sua azione : invierà nel Paese, con il generale Miller, altri 3.500 / 5.000 contractors, sperando di eliminare quella che viene definita la “minaccia terroristica”.

L’obiettivo politico è di ridurre le forze degli insorti e di indurle al dialogo con le forze governative. Per Trump, l’appoggio statunitensi “non è un assegno in bianco”, ma è anzi una cambiale in scadenza. Se lo sanno i talebani, tengono duro un altro po’.

 

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+