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Usa - Ue - dazi
March 13, 2018 - Clearwater, Florida, U.S. - Joshua McMann, of Clearwater, monitors the packing of 4,920 cans of Wavemaker Amber Ale on Tuesday (3/13/18) at Big Storm Brewing Companys brewing facility in Clearwater. Many beer brewers say the steel and aluminum import tariffs of 25 percent on steel and 10 percent for aluminum being pressed ahead by President Donald Trump will have a big impact on their costs to can beer as a small business, and could up the price of a four-pack by 50 cents. Plans for the tariffs, set to start late next week, have stirred opposition from business leaders and prominent members of the Republican Party, who fear the duties could spark retaliation from other countries and hurt the U.S. economy. (Credit Image: © Douglas R. Clifford/Tampa Bay Times via ZUMA Wire)

“ Contrordine, cari concittadini americani: i cattivi del Mondo non sono più i cinesi, ma gli europei, specialmente i tedeschi, che ci invadono con le loro auto. E noi li colpiamo duro con i dazi ”, a una settimana dal Vertice del G7 in Canada che sarà, quindi, la scena dell’ennesimo litigio Usa / Ue: dopo quello sull’ambiente l’anno scorso, a Taormina, e quello sull’Iran, su diversi scenari, solo il mese scorso, quello sul commercio mondiale a Montreal l’8 e 9 giugno.

La guerra sui dazi del proclama del presidente Usa Donald Trump, da noi sintetizzato, suscita foschi ricordi – i conflitti commerciali della prima metà del XX Secolo sono stati forieri d’inenarrabili tragedie – ed anche echi recenti, meno drammatici, ma con un impatto sempre negativo sull’economia internazionale.

Annunciati e tenuti in sospeso fino al primo giugno, i dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio da Europa, Canada e Messico entrano in vigore dalla mezzanotte di Washington, le sei del mattino in Italia. L’ha indicato il segretario al Commercio Wilbur Ross, constatando che i negoziati Usa/Ue non avevano avuto un esito positivo. Nelle scorse settimane, invece, le trattative con la Cina avevano condotto a una tregua tra Washington e Pechino.

Il presidente Trump ha giustificato i provvedimenti protettivi del mercato statunitense dell’acciaio e dell’all’alluminio con una minaccia alla sicurezza nazionale: l’import di acciaio e alluminio è così alto, negli Usa, che rischia “di indebolire la sicurezza nazionale”. L’affermazione del presidente non trova, però, riscontri oggettivi, secondo i media americani più qualificati.

Finora, i Paesi dell’Unione europea, il Canada e il Messico – legati agli Stati Uniti dal Nafta, cioè dall’area di libero scambio nord-americana – erano esentati dalla tariffa del 25% sull’import in Usa di acciaio e da quella del 10% sull’import di alluminio. A rischio dazi anche l’import da Australia, Corea del Sud, Argentina e Brasile, tutti Paesi, come quelli dell’Ue, tradizionalmente considerati alleati dagli Stati Uniti.

Immediata e verbalmente violenta la reazione europea, della politica e dell’industria. Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker parla di “puro protezionismo” e preannuncia “contro-misure”. Il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani assicura: “Risponderemo presto e con tutti i mezzi disponibili”. I negoziatori Ue testimoniano d’avere fatto “tutto il possibile per evitare i dazi”. Il premier italiano Paolo Gentiloni, forse al suo ultimo atto, giudica le misure “ingiustificate” e prefigura una “risposta europea adeguata”. Berlino e Parigi s’impegnano a dare “una risposta coordinata a livello europeo”. L’industria del settore e nel suo insieme chiede tutela. Anche il Messico prepara contromisure. In questo coro, è stonata la voce della Gran Bretagna: Theresa May pensa a una “esenzione britannica” in chiave Brexit e nel nome – o nella nostalgia – della relazione privilegiata con gli Stati Uniti. Che, dal canto loro, di fronte alla marea delle reazioni, affermano: “Andremo avanti con la lotta agli abusi”.

La sensazione è che il conflitto possa ancora aggravarsi. Gli Stati Uniti, che hanno già condizionato l’economia europea con le sanzioni all’Iran, che colpiscono anche gli investimenti dall’Ue, sono pronti a colpire anche l’import di auto dall’Europa e, in particolare, secondo il settimanale tedesco WirtschaftsWoche, a mettere al bando le auto di lusso tedesche. Sarebbe una ‘punizione’ inflitta alla Merkel, la più ferma fra i leader europei nel contrastare le mosse divisorie del presidente Trump.

Ma anche l’Italia e l’economia italianana rischiano di subire conseguenze pesanti in questo conflitto, proprio quando la ripresa e la crescita stanno già subendo rallentamenti: di qui al 2020, Ue e Osce non sono ottimisti, per il nostro Paese, mentre l’occupazione, dopo una breve tregua, segna una battuta d’arresto dei posti di lavoro a tempo indeterminato e una risalita del precariato.

 

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+