CONDIVIDI
Usa - McCain - Cia - Haspel
March 8, 2018 - Washington, District of Columbia, United States of America - United States Senator John McCain (Republican of Arizona) meets reporters after his and US Senator Russ Feingold's (Democrat of Wisconsin) proposal to overhaul the nation's campaign finance laws fell due to a Republican filibuster for the fourth straight year in the US Capitol in Washington, DC on October 19, 1999. The bill would have banned soft money and would have allowed nonunion members to stop labor unions from spending their mandatory dues on political activities..Credit: Ron Sachs / CNP (Credit Image: © Ron Sachs/CNP via ZUMA Wire)

Forse, John McCain queste battaglie le perderà: forse, Gina Haspel sarà lo stesso confermata a capo della Cia; e, forse, lui non tornerà più al suo scranno nel Senato degli Stati Uniti, tenuto ininterrottamente dal 1987, quando la gente dell’Arizona lo scelse per sostituire l’ultra-conservatore segregazionista Barry Goldwater.

Ma, pur resa roca dalla malattia, un tumore al cervello che non gli lascia più speranze, la voce dell’ex pilota della USNavy, che fu prigioniero di guerra in Vietnam per sette anni, riesce a scuotere ancora le coscienze a Washington ed a destare imbarazzi tra Congresso e Casa Bianca.

Vittima di quella maledizione americana per cui i reduci del Vietnam, marchiati dalla sconfitta, arrivano alla Casa Bianca solo nei film – da Independence Day ad AirForceOne -, mentre nella realtà ci vanno gli imboscati di quella guerra, come Clinton e Bush jr, McCain fallì due volte l’attacco alla presidenza: nel 2000, battuto nelle primarie repubblicane proprio da Bush jr; e ancora nel 2008, battuto nelle elezioni dal candidato democratico Barack Obama.

Ma la sua autorità morale è sempre andata crescendo, fino a farne, nell’America di Trump, la figura di riferimento dei conservatori illuminati, che detestano l’isolazionismo, la rozzezza e l’oscurantismo del magnate presidente. Ed è stato proprio il commento shock di una delle assistenti di Trump, Kelly Sadler, a scatenare l’ennesima bufera sulla Casa Bianca. “Che importa di McCain? Tanto sta morendo…”, ha detto la Sadler, dopo la presa di posizione del senatore contro la nomina a capo della Cia della Haspel, non refrattaria al ricorso alla tortura negli interrogatori dei terroristi.

Non è bastata una telefonata di scuse dello staff del presidente alla moglie e alla figlia di McCain, che lotta da mesi contro il cancro.

McCain, 81 anni, gode in Congresso e nel Paese di un’enorme stima bipartisan e, fra i repubblicani, è stato fin da subito una delle voci più critiche sull’ascesa al potere di Trump, con cui i rapporti non sono mai stati facili. Nel suo ranch di Sedona, in Arizona, dove riceve visite di amici, MCCain ha appena finito di girare un documentario della Hbo e di scrivere l’ultimo libro ‘The Restless Wave’, dove ribadisce la sua visione repubblicana pro-libero scambio e pro-immigrazione.

In una lettera ai colleghi senatori, McCain ha epresso le sue perplessità sulla scelta di Gina Haspel alla guida della Cia, perché la prescelta di Trump fu una delle responsabili del programma di torture varato dall’agenzia d’intelligence dopo l’11 Settembre. “Credo che la Haspel ami il nostro Paese e abbia dedicato la sua vita professionale a difenderlo. Ma il suo ruolo nel supervisionare torture è inquietante e squalificante”, sostiene McCain, che durante la prigionia venne torturato (e al ritorno in patria anche per questo fu decorato).

Nella campagna elettorale 2106, il senatore polemizzò con Trump, che, più volte, parlando di lotta al terrorismo, ipotizzò il ritorno a tecniche ‘rafforzate’ di interrogatorio, come il waterboarding.

Possibilità che la Haspel, alla Cia da 33 anni, parlando in Senato, ha categoricamente escluso: “Non lo permetterò mai”, ha detto, ”anche se lo dovesse ordinare il presidente”, evitando però di prendere le distanze “dalle ottime persone che presero decisioni difficili” dopo l’11 Settembre – nel 2002, la Haspel diresse una prigione della Cia in Thailandia -.

In campagna, Trump misure pure in dubbio che McCain sia un eroe di guerra: “A me piacciono quelli che non si fanno prendere”, ironizzò, dividendo il Paese come gli riesce spesso bene. Il senatore non gliel’ha perdonata: al suo funerale, non lo vuole – nella National Cathedral, ci sarà Mike Pence, il vice, è già stato deciso -.

Che la battaglia contro la tortura non sia vinta negli Usa lo dimostra una sortita del vice di Bush, Dick Cheney, l’ ‘anima nera’ di quella Amministrazione, che ancora difende il programma d’interrogatori duri e violenti introdotto dopo l’11 Settembre. “Dovrebbe essere attivo e pronto … Andrebbe rilanciato”, dice Cheney alla Fox. Ma, per fortuna, la sua voce non ha la forza di quella di McCain.

The following two tabs change content below.
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+