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Europa - Merkel - Macron

Altro che “leader riluttante”. Di fronte ai rischi per la pace e per la stabilità, anche economica, creati dalla decisione di Trump di lasciare l’accordo sul nucleare con l’Iran, la Germania fa sentire la voce dell’ Europa: non ci si può più trastullare nella convinzione “che gli Usa ci difendano”, dobbiamo “prendere il nostro destino nelle nostre mani”, dice la cancelliera Angela Merkel. E il presidente Frank-Walter Steinmeier definisce la mossa di Trump “una tragedia” e “una regressione per la diplomazia della pace”.

La Merkel parla ad Aquisgrana, dove il presidente francese Emmanuel Macron riceve il premio Carlo Magno, il più prestigioso riconoscimento europeo. La cancelliera è attenta a non farsi scavalcare in casa dal francese sull’europeismo, ma le sue parole segnalano una crisi nelle relazioni Ue/Usa più grave di quella del 2003: quando Bush e Rumsfeld contrapponevano la Vecchia Europa di Chirac e Schroeder, contrari all’invasione dell’Iraq, alla Nuova Europa di Blair e Aznar (Berlusconi fece il pesce in barile fin quando potè, salvo poi allinearsi ai più forti: e fu Nassiriya).

Per l’ Europa, e non solo, Trump non è un interlocutore affidabile: uno dopo l’altro, il presidente s’è sfilato da una serie di impegni internazionali, l’accordo sul clima di Parigi, l’area di libero scambio del Pacifico (Tpp), la distensione con Cuba, adesso l’accordo con l’Iran. E discute con gli alleati tenendo sul tavolo la pistola dei dazi e delle sanzioni. Da una parte, compromette la sicurezza; dall’altra, mette a repentaglio la crescita.

C’è invece un’accelerazione sul fronte coreano: il segretario di Stato Mike Pompeo riporta in patria da Pyongyang tre cittadini Usa, dopo avere concordato la data e il luogo dell’incontro tra Trump ed il leader nord-coreano Kim Jong-un: si farà a Singapore il 12 giugno, dopo il G7 in Canada dell’8 e 9 giugno, e sarà preparato dalla visita a Washington del presidente sud-coreano Moon Jae-in il 22 maggio. “Cercheremo di farne un momento speciale per la pace mondiale”, twitta Trump, che mette a confronto la sua ‘success story’ nord-coreana – dopo che Pyongyang s’è dotata dell’atomica e l’ha sperimentata a sei riprese – e l’asserito fallimento iraniano di Barack Obama, nonostante l’Iran non abbia la bomba e non la stia producendo.

L’Ue punta a salvaguardare l’intesa sul nucleare con l’Iran e ad evitare che Teheran si lasci tentare dallo scontro con il ‘satana’ americano. Ma, sul terreno, gli incidenti sul confine tra Siria e Israele alzano la tensione: provocazioni e ritorsioni. La Merkel dice: ”E’ questione di guerra o pace”; Macron invita a “parlare con tutti” nella Regione per mantenere la stabilità. I due leader individuano un percorso comune “per proteggere le libertà e i valori europei” e “superare gli egoismi nazionali con maggiore solidarietà”. Macron puntualizza: “L’imperativo è fare le riforme adesso” e sormontare le tentazioni a dividersi, di cui il voto italiano è un segnale.

Per il momento – sono passate appena 48 ore dall’annuncio di Trump -, l’ Europa non scricchiola sull’Iran. Ma le Cassandre prevedono cedimenti, tra divisioni politiche e fibrillazioni economiche. L’Unione europea in quanto tale e i suoi tre Paesi firmatari dell’accordo sul nucleare con l’Iran, Gran Bretagna, Francia e Germania, tengono il punto sull’intesa: resta valida, l’Iran la sta rispettando. Anche l’Italia è allineata su questa posizione, favorita forse dal fatto che l’esposizione dell’Eni in Iran è modesta, se non nulla. Mosca considera gli europei “fondamentali” per mantenere vivo l’accordo.

A tenere insieme gli europei, c’è la certezza – avallata dall’Aiea, l’Agenzia dell’Onu che monitora le attività degli iraniani – che l’accordo sta evitando una deriva di Teheran verso il nucleare militare. Il rispetto dell’intesa giova all’Iran, sotto tutti gli aspetti, e pure all’ Europa, specie sui fronti energetico e commerciale. L’ Iran è un fornitore d’energia importante ed è un mercato da 80 milioni di abitanti fra i più ricchi, se non il più ricco, del Grande Medio Oriente.

Inoltre, il coinvolgimento dell’Iran nella diplomazia regionale e internazionale potrebbe contribuire ad attenuare le tensioni nell’area e incoraggiare la modernizzazione della società iraniana. Ma Israele e l’Arabia saudita – e pure Trump – si muovono in senso opposto e cercano d’indurre Teheran allo scontro.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+