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Russiagate - Watergate
(Original Caption) 8/8/1974-Washington, DC- Newspaper headlines being read by tourists in front of the White House tell of history in the making. It is said to be imminent that President Nixon will become the first President of the country to resign. He will address a nationwide TV audience tonight.

I nodi politici del Russiagate devono ancora venire al pettine (e non lo verranno di sicuro prima delle elezioni di midterm del 6 novembre). Ma intanto il partito democratico si porta avanti, avviando una causa potenzialmente multi-milionaria di fronte alla corte federale di Manhattan, chiamando a rispondere il governo russo, la campagna del candidato Trump e Wikileaks, collusi nella presunta cospirazione che avrebbe influito sull’esito delle elezioni 2016, favorendo il magnate e danneggiando Hillary Clinton, la candidata democratica.

L’azione ora intentata riecheggia, negli obiettivi e nella tempistica, quella lanciata dai democratici nel 1972 contro il comitato per la rielezione del presidente Richard Nixon: la causa, legata all’incursione repubblicana negli uffici democratici al Watergate, non impedì a Nixon di essere rieletto, ma fece da pesce pilota alla procedura d’impeachment che, nell’agosto 1974, avrebbe poi condotto alle dimissioni del presidente.

Il Russiagate pesa su Trump: lo si capisce dall’insofferenza per l’inchiesta, che lo ha già spinto a licenziare l’ex capo dell’Fbi James Comey e che gli fa sopportare a stento il procuratore speciale Robert Mueller. Ai giornalisti che gli chiedono se intenda licenziare Mueller o il suo referente, il numero due del Dipartimento della Giustizia Rod Rosenstein, Trump risponde: “Sono ancora lì”, tornando però a smentire ogni collusione con i russi, “se non quella dei democratici”, e auspicando che l’indagine si concluda in fretta, “Voglio andare oltre, lasciarmela alle spalle”. Il presidente non è, al momento, indagato, mentre lo sono molti personaggi del suo ‘cerchio magico’.

Trump sta riorganizzando la squadra degli avvocati, dopo essersi disfatto di John Dowd, che gli dava consigli sgraditi, ed avere perso per strada il suo legale personale Michael Cohen, sotto inchiesta per avere comprato con soldi ‘neri’ il silenzio della pornostar Stormy Daniels.

Nel team di giuristi che segue il Russiagate per conto del presidente ora c’è pure Rudolph Giuliani, un fedelissimo da sempre candidato a un posto nell’Amministrazione, ma rimasto a bocca asciutta.

Se Comey gira l’Unione pubblicizzando il suo libro fresco di stampa e ‘sparando a zero’ su Trump, i memo confidenziali dell’ex direttore dell’Fbi sulle telefonate e le conversazioni con il presidente sono stati trasmessi al Congresso nelle loro duplici versioni, classificata e non classificata. Mueller deve averli già visti.

Nella causa dei democratici in cerca di risarcimenti. Trump non è mai nominato. Sono invece citati il figlio Donald jr, il genero Jared Kushner, l’ex manager della campagna elettorale Paul Manafort e il suo vice Rick Gates, tutte figure a vario titolo già coinvolte nel Russiagate, con l’ex consigliere per la Sicurezza Nazionale Michael Flynn.

La tesi dei democratici è che la campagna del candidato repubblicano cospirò con il governo russo e l’intelligence russa per danneggiare la Clinton e aiutare Trump, hackerando i computer del partito e diffondendo il materiale così sottratto. Nel complotto, avrebbe avuto un ruolo pure Wikileaks.

La Casa Bianca fa spallucce, proprio come nel 1972. Allora, però, la causa civile ebbe successo: si concluse con un risarcimento ai democratici proprio nel giorno che Nixon si dimise.

Fra tante notizie cupe, un fiocco rosa nella politica americana: la senatrice democratica dell’Illinois, Tammy Duckworth, pilota d’elicottero in Iraq, abbattuta e amputata di entrambe le gambe, divenuta da pochi giorni la prima senatrice Usa a partorire in carica, è stata ieri la prima a votare tenendosi accanto in una culla la piccola Maile, entrata in aula grazie a una legge varata il giorno prima.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+