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Siria: Vertice Russia-Turchia-Iran, Usa out, poker col morto

Scritto per Il Fatto Quotidiano dello 04/04/2018

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Poker a tre sulla Siria con il morto; anzi con i morti, centinaia di migliaia di morti. Oggi ad Ankara Il presidente turco Erdogan riunisce i colleghi russo Putin ed iraniano Rohani: obiettivo del Vertice a tre ridare slancio all’intesa di Astana del maggio 2017 – una sorta di spartizione della Siria in aree d’influenza -, impantanatasi da qualche mese proprio quando la disfatta dell’Isis, il sedicente Stato islamico, pareva un viatico alla sua attuazione. “E, invece, la crisi siriana tra fine 2017 e inizio 2018 si è indubbiamente complicata”, osserva Roberto Aliboni, uno dei massimi specialisti italiani.

Dalle decisioni sul futuro della Siria, continuano ad essere assenti l’America di Trump e l’Europa: Washington non fa sentire la sua voce e s’accontenta di battere un pugno sul tavolo ogni tanto; Bruxelles ha troppe voci e nessuna conta abbastanza. E, intanto, Putin si sottrae all’accerchiamento diplomatico occidentale innescato dalla ‘guerra delle spie’ facendo perno proprio su un Paese Nato, la Turchia, pietra angolare del Sud/Est dell’Alleanza atlantica.

La visita di Putin ad Ankara, la prima all’estero da quando è stato rieletto presidente, il 18 marzo, non ha solo la Siria all’ordine del giorno: ieri, l’attenzione di Putin ed Erdogan e dei loro staff s’è concentrata sulle relazioni bilaterali, che negli ultimi anni hanno subito numerosi scossoni e che anche ora conoscono frizioni, in un contesto di coincidenza di interessi geo-politici ed economici.

Fronte energetico, c’è la costruzione della centrale nucleare di Akkuyu, appaltata all’azienda russa Rosatom, e c’è il progetto di gasdotto Turkish Stream. Dopo avere co-presieduto una sessione del Consiglio di cooperazione ad alto livello, Erdogan e Putin, in video-conferenza, hanno ‘posato la prima pietra’ dell’impianto nucleare, un complesso da 20 miliardi di dollari e “un simbolo” – è stato detto – delle relazioni russo-turche.

Fronte sicurezza, Ankara prevede di acquistare quattro sistemi missilistici anti-aerei S-400 russi (una commessa da 2,5 miliardi di dollari: la consegna degli S-400 dovrebbe iniziare nel 2020). Putin considera questo settore della cooperazione russo-turca “una priorità”.

Fronte commerciale, restano da eliminare residui delle sanzioni imposte dalla Russia alla Turchia, dopo l’abbattimento ad opera turca di un caccia russo a fine 2016, in uno dei momenti più convulsi del conflitto siriano. C’è la volontà di ricomporre gli screzi: “Solo nel 2017, Putin ed Erdogan – osservano fonti russe – hanno avuto otto incontri e oltre 20 colloqui telefonici”, numeri che Putin e Trump se li sognano.

Sempre latitanti gli Usa, il dialogo a tre sulla Siria è alla terza tappa, dopo quelle di Astana e di Soci in Crimea: Russia, Iran e Turchia perseguono una soluzione politica del conflitto siriano conveniente a loro ed ai loro partner, con la gestione di aree di de-escalation, ad esempio nell’Idlib, dove i tre Paesi sono garanti di una tregua tra i lealisti del presidente siriano Bashar al-Assad e vari gruppi ribelli e di ispirazione islamista.

Ma gli incidenti di percorso, spesso legati alle frizioni tra turchi e curdi, sono frequenti. Aliboni osserva: “Mentre l’Isis e le opposizioni anti-Assad escono dalla scena, sul proscenio della Siria sono emersi nuovi conflitti: (a) quello fra i curdi siriani e i turchi, che a metà gennaio s’è tradotto nell’invasione dell’Afrin da parte di Ankara; (b) quello fra i curdi siriani e il regime siriano lungo l’Eufrate; (c) quello nell’Idlib fra la Turchia e il regime siriano; (d) quello di Teheran e Damasco contro Israele ai confini siro-israeliani.

Sette anni appena compiuti di guerre in Siria hanno causato la morte di oltre 300.000 persone – soprattutto civili – e lo spostamento di oltre sei milioni di persone. Un’aritmetica dell’orrore cui Erdogan, Putin e Rohani non metteranno fine.

 

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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