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Italia-Pasqua.allarme-terrorismo

E’ Pasqua. E cresce la percezione d’una minaccia terroristica integralista in Italia. E pure l’attività di prevenzione di attentati: nelle ultime 48 ore, arresti da Lanzo, nel Torinese, ad Aprilia, a Sud di Roma, ed in altre località hanno dato all’opinione pubblica la sensazione dell’efficacia dell’azione di contrasto e, nel contempo, dell’immanenza – e dell’imminenza – del pericolo. Sensazioni entrambe rafforzate da quanto realmente avveniva in Francia, con attacchi terroristici non prevenuti e letali.

Vi sono, a tutto ciò, ragioni psicologiche e sostanziali. Il significato religioso di feste come Pasqua, o Natale, può costituire un incentivo a un’azione terroristica integralista anti-cristiana. E, in effetti,  così è stato, specie in Pakistan, in Nigeria, in Egitto, ma finora mai in Italia, dove anche il Giubileo è trascorso con grande apprensione, ma – fortunatamente – zero attentati. Roma simbolicamente compare a più riprese nella propaganda integralista, ma non è mai divenuta un obiettivo, finora.

Il che può avere molte spiegazioni, tutte parzialmente valide – ma nessuna davvero esaustiva -: c’è la diversa e più recente composizione dell’immigrazione musulmana in Italia, rispetto ad esempio alla Francia o alla Gran Bretagna; c’è il fatto che l’Italia è Paese di transito e non d’insediamento degli immigrati radicalizzati; c’è la maggiore efficacia delle strutture di prevenzione e di contrasto del terrorismo – intelligence e forze dell’ordine – nel nostro Paese, già ‘allenate’ dall’esperienza degli Anni di Piombo; c’è l’azione di dissuasione attribuita alla criminalità organizzata, che non vuole essere disturbata sul proprio territorio.

Ma nessuna analisi sociologica e nessuna azione preventiva può metterci al riparo da un nemico che può essere chiunque e dovunque e che può colpire dovunque e chiunque. L’integralismo in America attacca una pista ciclabile e uno snodo urbano; e in Europa attacca i mercatini di Natale e la Festa del 14 Luglio, Westminster e il concerto di una rockstar, una chiesa e una sinagoga, la Rambla e un supermercato di provincia, simboli e luoghi comuni. Attacca dove può, ancor prima di dove vuole.

Ed è pure altrettanto vero che ogni giorno che la passiamo liscia, qui in Italia, avvicina il giorno, non inevitabile, ma certo possibile, forse probabile, in cui qualcosa accadrà. Meglio, dunque, non starcene ad aspettare con le mani in mano, ma darci da fare, smantellando reti di contatto e intercettando cattivi maestri.

Il rischio non è solo statistico. Un elemento di accresciuto pericolo c’è. La sconfitta del sedicente Stato islamico, l’Isis, tra Iraq e Siria ha lasciato senza scopo e senza soldo frotte di foreign fighters andati a combattere per l’autoproclamato Califfo. Molti sono morti a Mosul e a Raqqa. Moltissimi avranno raggiunto i nuovi fronti dell’integralismo dall’Afghanistan al Sahel. Ma alcuni hanno pure fatto ritorno a casa, in patria. E, qui, da noi, costituiscono una minaccia supplementare e un rischio di contagio ulteriore: capaci di colpire come lupi solitari o di aggregare cellule di fanatici magari poco addestrati, ma non meno pericolosi.

E’ Pasqua. Viviamola in pace. Ma teniamo la guardia alzata.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+