CONDIVIDI
Usa-espulsioni-russia-huntsman

Nella guerra delle spie, la risposta russa alla raffica di espulsioni decretata lunedì dal presidente Usa Donald Trump arriva 72 ore dopo ed è, come prevedibile, una misura uguale e contraria: Mosca annuncia l’espulsione di 60 diplomatici statunitensi – devono partire entro il 5 aprile – e la chiusura, già da domani, del consolato di San Pietroburgo. Washington aveva espulso altrettanti diplomatici e aveva chiuso il consolato di Seattle.

L’onda lunga del caso Skripal – la spia russa doppiogiochista avvelenata con la figlia Yulia nel Sud dell’Inghilterra – continua a turbare la scena internazionale. E mentre la causa della pace avanza, con la regia della Cina, in Corea, l’Occidente e la Russia s’avviluppano in una nuova, e pretestuosa, Guerra Fredda.

Nelle prossime ore, la Russia potrebbe colpirà con analoghe ritorsioni la trentina di Paesi, fra cui l’Italia, che, nella scia di Londra e Washington, hanno espulso diplomatici russi. Prevedibili commenti irritati nelle varie cancellerie, ma è un copione scontato.

La notizia della replica russa è stata data dal ministro degli Esteri Serghiei Lavrov. “In questi minuti – ha detto a tarda sera – l’ambasciatore Usa John Huntsman è stato invitato al nostro Ministero, dove il mio vice Serghiei Riabkov gli sta esponendo il contenuto delle misure di risposta verso gli Usa”. Lavrov ha aggiunto: “Non vogliamo solo reagire alle misure degli Usa e della Gran Bretagna, ma anche stabilire la verità sulla vicenda degli Skripal”. Mosca, infatti, respinge le accuse britanniche, avallate dagli Usa, di essere responsabile dell’avvelenamento e denuncia una macchinazione ordita ai suoi danni.

Complessivamente, sono almeno 150 i diplomatici russi espulsi dalle loro sedi: 23 dal Regno Unito, 60 degli Stati Uniti, 13 dall’Ucraina, quattro da Francia e Germania, numeri inferiori da altri Paesi. L’ultima ad aggiungersi alla lista dei Paesi coinvolti nella guerra delle spie è stata la Georgia: un’espulsione, ieri, “in segno di solidarietà con Londra”. Dopo il conflitto del 2008, Mosca e Tbilisi non hanno ambasciatori: loro diplomatici sono ospiti delle ambasciate di Svizzera nei due Paesi.

“Anche nei riguardi degli altri Paesi che hanno deciso espulsioni- avverte Lavrov – tutto sarà speculare”. La decisione dell’Italia appare “un gesto d’inimicizia e un elemento di sfiducia che indebolisce la cooperazione”.

Mentre alcuni Paesi neutrali, come l’Irlanda e la Finlandia, si sono associati alle espulsioni, l’Austria s’è offerta di mediare e la Russia ne ha accolto con favore la proposta. “Qualsiasi ruolo e ogni voce saranno i benvenuti – ha detto il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov -, purché inducano i nostri partner britannici a muoversi verso la ragionevolezza”.

Molto meno condiscendente la portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, secondo cui le accuse di Londra alla Russia per il caso Skripal sono simili a quelle di detenere armi di distruzione di massa fatte dagli usa all’Iraq di Saddam Hussein. “E’ una fake globale. Ed è già successo, quando i nostri partner occidentali Londra e Washington fecero vedere a tutto il mondo una provetta, e tutti ci credettero perché l’avevano mostrata al Consiglio di Sicurezza del”Onu. Dieci anni dopo, e qui cito un esperto della Carnegie, tutti sono risultati idioti e hanno dovuto scusarsi a lungo”. Sedici anni dopo, ne stiamo ancora pagando le conseguenze.

The following two tabs change content below.
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+