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Guerra delle Spie e non solo: flipper di notizie

Scritto per La Voce del Tempo uscito il 29/03/2018 in data 01/04/2018

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Tra Washington e Mosca, è un flipper di notizie. Quando una sta per raggiungere l’acme e svelarci un mistero, ne arriva un’altra che cattura l’attenzione e fa passare la prima in secondo piano. Così, tutte restano avvolte in un velo di incertezza ed incompletezza. Negli ultimi giorni, c’era un filone che coagulava l’interesse perché coinvolgeva il social più frequentato, Facebook, e una sigla ai più ignota, Cambridge Analytics: pareva la porta d’accesso a tutte le interferenze e le manipolazioni della campagna presidenziale Usa 2016.

Con un tweet e una decisione, Donald Trump ha fatto bingo: nessuno più parla di Cambridge Analytics e delle sue mene; e molti sono disposti a elogiare la durezza con cui il magnate presidente tratta Vladimir Putin, il suo Grande Elettore più generoso, nella ‘guerra delle spie’ innescate dall’avvelenamento dell’agente russo transfuga Serghiej Skripal e di sua figlia Yulia. Sullo sfondo, scorrono altre storie scomode o improbabili, di cui Trump è protagonista: il rinnovo del bando ai transgender in armi; l’entrata in vigore dei dazi; le rivelazioni di Stormy Daniels, pornodiva che ebbe una storia con il magnate non ancora in odore di presidenza – era il 2006 -, ma già marito di Melania (che la prende male).

Una matrioska di notizie, dove l’ultima non è forse la più grossa, ma finisce con l’oscurare le altre. E che si parli di ‘guerra delle spie’, invece che di Cambridge Analytics, o di dazi, in fondo fa un po’ comodo a tutti: Trump mostra forza invece che debolezza; l’Occidente sciorina coesione invece che incrinature; e Putin coagula ancor di più intorno a sé il consenso dei russi, in un ritrovato e quasi ricercato clima da Guerra Fredda. Al prezzo di qualche diplomatico espulso, si può fare. Chi ci perde, in questo giro, è Facebook e i big del web: dall’inizio del tourbillon di notizie sullo scandalo dati, Marc Zuckerberg ha perso 14 miliardi di dollari, oltre che, probabilmente, la possibilità di diventare presidente Usa, e la sua creatura 80; e pure Twitter, Google e Amazon hanno sofferto.

di qui in avanti, il pezzo riprende estratti di articoli già pubblicati

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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