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Afrin - Turchia - curdi - Siria
March 18, 2018 - Afrin, Syria - Turkey-backed Free Syrian Army soldiers celebrate their victory in the city center of Afrin, northwestern Syria. Turkey's President Erdogan said Sunday that allied Syrian forces have taken ''total'' control of the town center, the target of a nearly two-month-old Turkish offensive against a Syrian Kurdish militia, which said fighting was still underway. Erdogan said the Turkish flag and the flag of the Syrian opposition fighters have been raised in the town, previously controlled by the Kurdish militia known as the People's Defense Units, or YPG. (Credit Image: © Hasan Kirmizitas - Dha/Depo Photos via ZUMA Wire)

Nella mattinata del 18 marzo l’esercito turco e le milizie arabo-sunnite sue alleate hanno invaso il centro di Afrin, la città nel Nord della Siria che dal 20 gennaio 2018 è sotto l’attacco delle forze armate del presidente Erdogan, impegnate in un’operazione militare, nome in codice ‘Ramoscello d’Ulivo’, contro il Partito dell’Unione democratica curdo in Siria (Pyd) e l’Unità di Protezione popolare (Ypg).

Stando a quanto riportato da Information Center of Afrin Resistance, il portavoce della Ypg Brusk Haseke ha dichiarato che Ypg e Ypj sono ancora presenti in tutti i distretti di Afrin: “Non ci siamo ritirati. Abbiamo preso precauzioni per salvare le vite dei civili che sono stati oggetto di illimitati massacri.”

Queste notizie ci arrivano insieme ai videomessaggi di Jacopo Bindi, redattore di InfoAut e unico civile italiano presente nella città siriana dall’inizio del confitto: “Più di 70 raid aerei
al giorno, elicotteri d’assalto, tank, mortai, armi chimiche. Da quando è stato dichiarato il cessate il fuoco dall’Onu, il 25 febbraio, l’intensità dei bombardamenti è cresciuta. E tutto questo avviene nel silenzio della comunità internazionale”.

Secondo l’inviato di InfoAut, con l’ingresso delle milizie turche il popolo di Afrin si sarebbe spostato nella regione di Shehba “per sfuggire alla pulizia etnica pianificata da Turchia e islamisti”.

Ad oggi si conterebbero almeno 300 morti e 700 feriti tra la popolazione civile. Molti degli abitanti della città sono esuli arrivati dai villaggi limitrofi già investiti dai militari turchi. “Erdogan dice che sono terroristi” racconta il giornalista “ma qua sta resistendo il popolo di Afrin composto da curdi, arabi, circassi, armeni, yeziti, siriaci e le forze siriane democratiche guidate dalle Ypj/Ypg”.

Bindi rivolge un appello alla comunità internazionale: “Erdogan vuole prendere Afrin per aumentare la sua influenza sul Medio Oriente, non vuole che il popolo curdo abbia un ruolo nel futuro della Siria. Afrin resiste perchè gli abitanti non vogliono diventare profughi. Ora da una parte abbiamo lo stato turco e gli islamisti di Al Qaeda e Daesh, dall’altra abbiamo tanti popoli diversi, un esperimento di democrazia. Non rimanete in silenzio di fronte al massacro”.

La co-presidente del Tev-Dem (Movimento per una Società democratica) Asya Abdullah ha chiamato a una mobilitazione generale in tutte le piazze del mondo in difesa di Afrin. In Italia manifestazioni e proteste sono state organizzate negli ultimi giorni a Torino, Bologna, Milano, Firenze, Pisa e Palermo.

A Roma il 12 marzo un presidio gestito dalla Rete Kurdistan Roma ha protestato “per chiedere una no fly zone che fermi i bombardamenti aerei, che causano un numero elevatissimo di vittime civili e che se dovessero aumentare ancora produrrebbero sicuramente un massacro. Adesso è il momento di agire e far sentire la nostra voce all’Onu. Aerei da guerra vengono usati contro i civili 24 ore al giorno. Che cos’è questo se non terrorismo di Stato?”

Eleonora Cerniglia

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