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Russiagate - Nunberg

Serpi in seno: ecco che cosa si alleva Donald Trump alla Casa Bianca. Sembra quasi che ogni volta che un suo collaboratore – attuale o ex – apre bocca lo faccia per mettere in difficoltà il presidente, che si tratti o meno del Russiagate, l’inchiesta sull’intreccio di contatti tra la campagna del magnate ed emissari del Cremlino, prima e dopo le elezioni presidenziali Usa 2016. Mentre Trump, che accusa di ‘fake news’ chi parla di caos nella sua Amministrazione, è bravo del suo a mettersi contro mezzo mondo, come la vicenda dei dazi sta dimostrando.

L’ultimo ‘giuda’ della serie è un singolare personaggio ‘di seconda fila’, Sam Nunberg, consigliere della campagna di Trump, licenziato per post nazisti e poi denunciato per eccesso di pettegolezzi –andava spifferando la ‘love story’ tra il ‘campaign manager’ Corey Lewandowsky e la portavoce Hope Hicks -. Proprio la Hicks, divenuta capo della comunicazione alla Casa Bianca, ha appena tolto il disturbo per un altro ‘affaire’ con un ex marito altrui manesco e violento, Rob Porter, e per avere ammesso, davanti a un Gran Giuri, di avere mentito per proteggere il suo boss, cioè il presidente.

Nunberg, invece, davanti al Gran Giuri non vuole comparire. Ed è andato in giro a dirlo alle tv d’America, raccontando, tra l’altro, alla MsNbc che Trump “potrebbe aver fatto qualcosa d’illegale”, salvo aggiungere di non saperlo “con certezza”.

Uomo di fiducia di Roger Stone, discusso veterano di campagne politiche che è stato pure al fianco di Trump, ancor prima che scendesse in lizza per la nomination repubblicana, Nunberg era stato licenziato nell’agosto 2015, prima che la corsa entrasse nel vivo, e fu denunciato nell’imminenza della convention repubblicana.

I guai di Kellyanne Conway, l’ultima superstite della campagna presidenziale alla Casa Bianca, non c’entrano invece nulla con il Russiagate: la consigliera di Trump, che da tempo gioca a nascondino con i media, mantenendo un bassissimo profilo, ha violato in due occasioni lo Hatch Act, una legge del 1939 che vieta ai dipendenti dell’Esecutivo federale di partecipare all’attività politica. L’Office of Special Counsel, l’agenzia preposta al rispetto della legge, le contesta due interviste tv, in cui, parlando in veste di consigliera di Trump, intervenne sulle suppletive in Alabama per il Senato, sostenendo il contestatissimo candidato repubblicano, finito nel frullatore di #metoo, che poi perse. In una lettera al presidente, l’Office sollecita l’esame di “appropriate azioni disciplinari”.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+