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Italia/Ue, Meloni, Orban
La presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, nel corso dell'incontro con il primo ministro unhgherese Viktor Orban, Budapest, 28 febbraio 2018. ANSA/ UFFICIO STAMPA DI GIORGIA MELONI +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++

Certo che ci vuole un bel coraggio, ad andare a ‘lezione d’Europa’ da Viktor Orban, il leader più ‘anti-Ue’ dei 28, ché, al suo confronto, Theresa May è una suffragetta dell’integrazione. Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni cercano interlocutori europei che parlino il loro stesso linguaggio, cioè l’etno-nazionalismo degli ungheresi e magari dei polacchi, con venature di xenofobia e un’insistenza sui valori cristiani paravento dell’anti-islamismo.

L’incontro a Budapest tra Orban e la Meloni, nella sede del Parlamento ungherese, per sottolinearne il carattere politico, non istituzionale, dura un’ora e mezzo. Al termine, la Meloni dichiara che “lotta all’immigrazione incontrollata, difesa delle radici cristiane dell’Europa, revisione dei Trattati europei per dare più sovranità agli Stati” sono stati i temi discussi.

S’è anche parlato “di politiche di sostegno alla famiglia e alla natalità che in Ungheria sono state fatte e che in Italia vorremmo copiare”. Orban è uno degli ispiratori ed è il presidente di turno del Gruppo di Visegrad – Polonia, Rep. Ceca, Slovacchia e Ungheria -, con cui – dice la Meloni – “ci piacerebbe che l’Italia del futuro avesse maggiori relazioni”.

La mossa della leader di Fratelli d’Italia, che non ha deputati al Parlamento di Strasburgo, spariglia, sul piano europeo, i giochi delle formazioni più euro-scettiche dello schieramento politico italiano, la Lega, che nell’Ue è alleata con il Front National di Marine Le Pen, e il M5S, che fa invece gruppo ‘tecnico’ con gli anti-Ue britannici di Nigel Farage, gli artefici della Brexit.

Con la visita a Budapest, però, la Meloni crea pure imbarazzi alla coalizione di centro-destra, dove Forza Italia, che gioca nella campagna elettorale la carta dell’europeismo moderato, sta con il Ppe, il Partito popolare europeo, di cui fa parte pure il partito di Orban, Fidesz, l’Unione civica, tenutane ai margini perché poco presentabile, ma mai messane fuori. Insomma, con un solo passo la Meloni pesta i piedi a Berlusconi e a Salvini.

Fratelli d’Italia la spiega così: l’incontro con Orban “lancia la proposta di un’Europa dei Popoli – formula tanto usurata quanto poco concreta, ndr – che si contrappone a quella del dominio franco-tedesco che tutela la finanza internazionale. Noi stiamo dalla parte dei diritti dei molti contro chi mira a tutelare i privilegi di pochi”. La calamita di Orban attira la Meloni soprattutto per le risposte ai flussi migratori: muri e respingimenti, che, per un Paese con frontiere solo terrestri, sono soluzione fittizia, ma praticabile.

L’ipotesi di un avvicinamento tra Italia e Ungheria, sia pure praticata da un partito minore, ma potenzialmente partner della coalizione di governo prossima ventura, alimenta, tuttavia, diffidenza e preoccupazione a Bruxelles e nelle maggiori capitali europee. Il Gruppo di Visegrad, che dice no alla redistribuzione dei migranti fra i Paesi dell’Ue e privilegia il nazionalismo sull’integrazione, è un cancro nell’Unione, che ha già creato metastasi in Austria, dove il premier Sebastian Kurz, anch’egli Ppe, gli tiene bordone, non solo per compiacere i partner di governo dell’estrema destra xenofoba.

Più che a un uomo di governo dell’Europa democratica, Orban ha modi da autocrate alla Erdogan: conculca la libertà d’espressione, mette a tacere la stampa critica, viola i principi fondamentali dell’Ue, dà la nazionalità ungherese anche agli ungheresi cittadini di altri Paesi – cosa che se l’Austria la pensa dei sud-tirolesi, pardon alto-atesini, noi insorgiamo di sdegno -, ricrea la cortina di ferro in funzione anti-migranti alle frontiere (e chiede a Bruxelles di pagare il conto).

Peccato che i tentennamenti delle autorità comunitarie e la tolleranza del Ppe nei confronti di Fidesz rafforzino Orban e i suoi sodali. Dopo lunghe esitazioni, le autorità di Bruxelles hanno finalmente aperto una procedura d’infrazione contro la Polonia, che pure conculca libertà fondamentali, specie la divisione dei poteri tra esecutivo e giudiziario, ma restano inerti contro l’Ungheria. Ma è difficile credere che un’Italia vicina al Gruppo di Visegrad e all’Austria sarebbe più ascoltata nell’Unione.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+