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usa - armi - Nra - Loesch

Il suo è un ruolo da attore protagonista: in passato, a tenere la scena della Nra, la National Rifle Association, erano personaggi del calibro di Charlton Heston, che brandiva il fucile come stesse ancora fra i ‘giganti del West’, e Clint Eastwood, mai veramente uscito dai suoi personaggi nei film di Sergio Leone. Adesso, tocca a lei: Dana Loesch, la portavoce della lobby delle armi, una mamma che va in giro con la pistola, vicina al Tea Party ed evangelica, una carriera alla Breitbart News, ormai la nave scuola della classe dirigente Usa di destra, anzi della ‘nuova destra’, critica all’inizio nei confronti di Donald Trump – gli preferiva il texano Ted Cruz -,  ora ‘trumpiana’ per investimento dell’Associazione che rappresenta – 30 i milioni di dollari spesi per fare eleggere il magnate che difende il II emendamento della Costituzione americana -.

Rompendo una regola del passato, la Loesch e la Nra si espongono nel dibattito sulle armi riaccesosi dopo la strage nel liceo di Parkland, in Florida – 17 le vittime, 14 studenti e tre professori, ammazzati da un adolescente espulso dalla scuola perché violento e mentalmente disturbato, ma lo stesso capace di procurarsi del tutto legalmente armi automatiche -. Di solito, dopo un massacro  a lobby delle armi lasciava che la buriana passasse. Questa volta, interviene, perché percepisce, nelle marce dei giovani attraverso l’Unione, nelle oscillazioni della politica, nei tentennamenti del presidente, che il pericolo dell’introduzione di controlli sulle vendite delle armi e reale.

Alla Cnn, e poi parlando con studenti di Parkland sopravvissuti e familiari delle vittime, la Loesch ammette che il killer, “un mostro”, non avrebbe dovuto “avere accesso a un’arma da fuoco”: “Matti come lui, gente pericolosa per sé e per gli altri, non dovrebbero potere acquisire un’arma”. La norma già c’era, introdotta da Obama, ma Trump s’affrettò a revocarla appena insediatosi alla Casa Bianca.

Meno conciliante, Wayne LaPierre, il ‘numero uno’ della Nra, esce anch’egli allo scoperto e se la prende “con le élites”, liberals e intellettuali, che vogliono cancellare il Secondo Emendamento. Ma LaPierre gioca in casa: parla alla Conferenza dei Conservatori e sostiene che l’obiettivo delle élites “è di rendervi meno liberi … e di nascondere il fallimento sulla sicurezza nelle scuole, della famiglia, del sistema americano per la salute mentale e, soprattutto, l’incredibile fallimento dell’Fbi”.

In questo bailamme, il presidente Trump appare confuso. Esce ammaccato dall’incontro con studenti e famiglie di alcune delle scuole martiri d’America, Columbine, Sandy Hook, Parkland , dove si presenta tormentando fra le mani un foglietto d’appunti, come se non sapesse che cosa dire, e cincischia fino a mandare fuori dai gangheri il genitore di una vittima: “Il problema doveva essere risolto dopo la prima sparatoria in una scuola. Quanti dovranno ancora essere uccisi?”. La tensione è palpabile; la frustrazione dei ragazzi, che parlano con un groppo in gola, è evidente.

Dopo avere aperto spiragli su una legge bipartisan per inasprire i controlli sulle vendite delle armi, che ha l’avallo della Nra, ed avere bloccato le vendite dei congegni che fanno di un fucile un mitra, Trump pare preoccupato d’essersi spinto troppo oltre. Fa propria l’idea più assurda di queste ore, armare professori e bidelli, piuttosto che non mettere le armi in mano ai potenziali killer, perché – cerca di spiegare a una fetta d’America quasi incredula – “una scuola senza armi attira i malvagi”. E pubblica su Twitter l’elogio della Nra: “Quello che molti non capiscono, o non vogliono capire, è che la gente che lavora duramente alla Nra sono grandi persone e grandi patrioti, che amano il loro Paese e faranno la cosa giusta”.

In questo momento e questa volta, l’opinione pubblica – dicono i sondaggi – sta, però, con i ragazzi di #NeverAgain. In Florida, il senatore Marco Rubio, un aspirante presidente, è stato fischiato, durante un dibattito televisivo, per non essersi detto favorevole a misure anti-armi; e gli studenti premono perché il Parlamento della Florida adotti provvedimenti nelle prossime ore, dopo averli bocciati mercoledì. In tutta l’Unione si prepara la ‘marcia per le nostre vite’ del 24 marzo, che ha l’appoggio di Michelle Obama e Oprah Winfrey, George Clooney e Steven Spielberg.

L’America di Trump è diventata ‘liberal’?, o l’America è diventata ‘liberal’ a causa di Trump? L’America che fa sentire la propria voce, oggi, sono soprattutto famiglie spaventate e disorientate, ragazzi arrabbiati e determinati, insegnanti avviliti e confusi (“Noi siamo educatori, non pistoleri”). Ma i sondaggi ci dicono d’un Paese che resta spaccato: chi teme le armi e chi gli immigrati e chiede un giro di vite alle frontiere contro gli irregolari.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+