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Usa - armi - Caraway - Dallas

Una settimana dopo, la strage nella scuola di Parkland in Florida sta scavando un solco nell’Unione: la spinta a inasprire i controlli sulle vendite di armi conquista terreno; il sindaco di Dallas – la città dove fu assassinato il presidente John Fitzgerald Kennedy – scende in campo contro la Nra, la lobby delle armi; e la politica si mobilita, divisa tra chi difende lo status quo e chi mette la sicurezza davanti al rispetto formale di un emendamento ‘datato’ della Costituzione.

A cinquant’anni dal ’68 di Berkeley e di molti altri Atenei Usa, sono gli studenti dei licei a guidare la protesta contro le armi. Ma nelle scuole c’è pure chi sanziona i giovani, invece di darsi da fare per disarmare i killer, e chi manda i prof a scuola di tiro, così che la prossima incursione in classe d’un qualche squilibrato sarà un OK Corral. Mercoledì scorso, nel liceo vicino a Fort Lauderdale, un adolescente espulso da scuola perché violento ha fatto 17 vittime – 14 ragazzi e tre insegnanti -.

Dwaine Caraway, il sindaco di Dallas, città del Texas, terra di armi se ve n’è una in America, chiede alla Nra, la National rifle association, potentissima finanziatrice di politici e amministratori, di cercarsi un’altra sede per la sua convention annuale, prevista in città dal 4 al 6 maggio. Caraway, nero, democratico, avverte: “Dovranno aspettarsi marce e proteste”.

Ma la Nra non si lascia smuovere: “Nessun politico può dirci dove andare e non andare. E, poi, noi a Dallas ci siamo già”, afferma un portavoce. Per la 147a edizione degli ‘Nra Annual Meetings and Exhibits’ sono attesi in città almeno 80 mila appassionati di armi (e il clamore della polemica ne richiamerà di più). E ci saranno, di sicuro, decine di migliaia di contestatori: qui, a Dallas, nell’estate 2016, durante disordini razziali, un ex militare nero uccise da cecchino cinque poliziotti bianchi.

I segnali contradditori s’intrecciano. Il presidente Trump, capace, all’inizio del suo mandato, d’allentare i controlli sulle vendite di armi ai malati di mente, ora incoraggia un progetto di legge bipartisan, giacente in Senato e sostenuto pure dalla Nra, e firma un memorandum per rendere illegali i ‘bump stocks’, congegni che aumentano la velocità di sparo delle armi automatiche – lo usò il 1° ottobre 2017 il killer di Las Vegas, che fece 58 vittime, ma non quello di Parkland -.

D’altro canto, i conservatori dell’Heritage Foundation accusano, sul Daily Morning, il New York Times di avere ‘esagerato’ il numero delle sparatorie di massa negli ultimi anni – come se facesse differenza, una in più o una in meno -. Solo nelle ultime 24 ore, attacchi a scuole vengono sventati nel Maryland e in California.

E il Congresso della Florida, controllato dai repubblicani, respinge con 71 no e 36 sì una mozione per mettere la bando le armi d’assalto e i caricatori ad alta capacità. A seguire il voto, c’erano decine di studenti del liceo di Parkland, giunti a Tallahassee, la capitale dello Stato, con un viaggio in bus di sette ore. Gli studenti hanno poi manifestato per la sicurezza nelle scuole e il controllo delle armi: molti di loro sono convinti che “qualcosa cambierà, questa volta”. Però, c’è chi li descrive come “cospiratori”: l’assistente di un deputato della Florida è stato licenziato, dopo avere definito “attori” due ragazzi di Parkland. Ancora una volta, sotto accusa finiscono le vittime, non le armi.

E mentre il presidente Trump riceve delegazioni delle scuole simbolo delle stragi americane, Columbine, Sandy Hook, Parkland, suo figlio Donald jr mette un like al post contro gli ‘attori’ (e s’attira aspre critiche).

In questo clima si prepara la ‘marcia per le nostre vite’, il 24 marzo, a Washington e in molte altre città dell’Unione. Il provveditore di un distretto scolastico del Texas vuole però sospendere chi partecipa al movimento dei giovani contro le armi #neveragain. “Il distretto di Needville non permetterà dimostrazioni di studenti in orario scolastico o altre forme di protesta. Gli studenti che vi prenderanno parte saranno sospesi per tre giorni”, scrive sui social ai genitori Curtis Rhodes. “Li puniremo, non importa se si tratterà di uno, 50 o 500 studenti”.

In Ohio, centinaia d’insegnanti e di dipendenti di scuole nell’area di Cincinnati si sono iscritti a un corso organizzato dall’ufficio dello sceriffo su come richiedere permessi per portare armi in aula. La legge dello Stato vieta al personale delle scuole di portare armi all’interno dell’edificio, a meno di avere un permesso speciale.

Lo sceriffo della contea di Butler, Richard Jones, è convinto che armare insegnanti e quanti lavorano all’interno delle scuole sia la migliore difesa. “Dobbiamo essere preparati e non mettere la testa sotto la sabbia”, ha detto in un video postato sui social media. Il corso, inizialmente aperto a 50 persone, ha già ricevuto oltre 300 richieste d’iscrizione.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+