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Parkland - armi - protesta - DC
WASHINGTON, DC - FEBRUARY 19: Demonstrators lie on the ground a "lie-in" demonstration supporting gun control reform near the White House on February 19, 2018 in Washington, DC. According to a statement from the White House, "the President is supportive of efforts to improve the Federal background check system.", in the wake of last weeks shooting at a high school in Parkland, Florida. (Photo by Zach Gibson/Getty Images)

Nel President Day, un giorno di festa, gli Stati Uniti sono traversati da manifestazioni di studenti contro le armi facili, una delle cause delle sparatorie nelle scuole eccezionalmente frequenti (dall’inizio dell’anno, già venti) e sovente drammatiche – la più sanguinosa, giovedì, a Parkland, Florida, con 17 morti -.

Davanti alla Casa Bianca, si sono radunate centinaia di persone: i ragazzi di Teens for gun reform, ‘adolescenti per la riforma sulle armi’, si sono stesi a terra per simboleggiare le vittime della strage di Parkland, vicino a Fort Lauderdale. C’erano anche insegnanti e genitori, ad agitare cartelli e scandire slogan contro Donald Trump e la National Rifle Association, la Nra, la lobby delle armi che nella campagna presidenziale del 2016 fece arrivare nelle sue casse oltre 30 milioni di dollari.

Trump non li ha visti, perché era nel suo golf club a West Palm Beach, proprio in Florida, dove sabato aveva fatto visita a familiari delle vittime e a feriti del massacro di Parkland. La Casa Bianca non ha però voluto dire se il presidente intendesse giocare a golf: i suoi consiglieri glielo sconsigliavano, così a ridosso della strage e così geograficamente vicino. Ma Trump spesso non dà loro ascolto; e nessun presidente ha mai trascorso tanto tempo come lui sul green.

La strage di Parkland, compiuta da uno studente instabile, cacciato dalla scuola perché violento, suscita risposte contraddittorie, negli Stati Uniti. Nel fine settimana, mentre in Florida c’erano meeting di preghiera e contro le armi, a una cinquantina di miglia dal liceo del massacro si svolgeva una fiera delle armi. Gli organizzatori spiegavano di non averla annullata perché “sarebbe costato troppo”.

E ieri, proprio per il President Day, un’azienda texana offriva uno sconto del 10% sui ‘bump stock‘, congegni usati dall’autore della sparatoria di Las Vegas (58 morti, il 1° ottobre 2017) per accelerare il ritmo dei colpi sparati da un’arma semi-automatica: per profittare dell’offerta, anche online, basta usare il codice coupon Maga, acronimo dello slogan di Trump ‘Make America great again’.

La promozione è stata lanciata dalla Slide Fire Solutions di Moran. Dopo la tragedia di Las Vegas, Trump e la stessa Nra non esclusero la possibilità di vietare o limitare la vendita del congegno, ma nonostante indizi di una volontà politica bipartisan nulla è stato fatto. Adesso, l’eco del massacro ne fa vendere di più. E, come già accaduto in passato, il timore di controlli sulla vendita di armi induce gli appassionati a stringere i tempi degli acquisti.

Per compiere la sua strage, Nikolas Cruz, lo studente di Parkland, utilizzò un fucile semi automatico Ar-15, non dotato – pare – di ‘bump-stock’. Le proteste di ieri anti-armi erano una prova in vista della mobilitazione che gli studenti stanno preparando nel Paese: il 24 marzo, ci sarà a Washington e altrove nell’Unione una “marcia per le nostre vite”.

La determinazione dei giovani, inedita sul tema, sembra avere intaccato l’adamantina insensibilità del presidente Trump ai controlli sulle vendite di armi. Dopo non averne parlato per 72 ore, ieri la Casa Bianca ha aperto uno spiraglio: “Il presidente – ha detto un portavoce – sostiene gli sforzi per migliorare il sistema di controlli sull’acquisto di pistole e fucili”. Quest’azione federale potrebbe avere come base una legge bipartisan già presentata al Senato.

Parole di comodo, tanto per lasciare sedimentare l’emozione, o indice che qualcosa può accadere? In campagna elettorale e nel suo primo anno alla Casa Bianca, Trump è stato avvocato e garante della Nra. “E’ in gioco – diceva prima di Usa 2016 – il secondo emendamento della Costituzione”, su cui si basa la libertà di possedere un’arma.

A caldo, contro la piaga delle sparatorie tra scuole e Università, il presidente se l’è presa con l’Fbi: “Pensi alle stragi invece che al Russiagate”. La polizia federale ha trascurato indizi e informazioni sulla pericolosità di Cruz.

Proprio sul fronte del Russiagate, qualcosa si muove: Rick Gates, ex collaboratore della campagna di Trump, testimonierà nei prossimi giorni contro Paul Manafort, che fu manager della campagna e suo capo, e si dichiarerà colpevole delle accuse mossegli. Una tegola in più per il presidente.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+