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Florida - scuola - sparatoria - cruz
February 15, 2018 - Parkland, Florida, U.S - Students of Marjory Stoneman Douglas highschool mourn the death of their friends, at a vigil held at Pine Trails Park in Parkland in memory of the 17 victims killed at the deadly highschool shooting by NIKOLAS CRUZ (Credit Image: © Orit Ben-Ezzer via ZUMA Wire)

Per Donald Trump, è un pazzo, come tutti gli altri sparatori d’America, dal killer di Las Vegas, che il 1° ottobre fece 59 morti, un record, in giù. Ma Nikolas Cruz è un pazzo raziocinante e soprattutto armato: il suo piano non è uccidere ed essere ucciso, o uccidersi, ma ucciderne quanti più possibile, azionando la sirena d’allarme per fare uscire le classi nei corridoi della sua ex scuola – alla fine, le vittime contate sono 17 -, e poi eclissarsi.

A lasciare che Cruz s’armasse, è stato lo stesso presidente: una delle prime mosse di Trump appena insediato alla Casa Bianca fu di cancellare norme volute da Barack Obama perché i malati mentali – circa 75mila le persone interessate – non potessero entrare in possesso di un’arma. Nikolas era stato curato per un certo periodo in una clinica psichiatrica, dove però non tornava da oltre un anno.

Adesso, Trump si lagna: “C’erano così tanti segnali che l’assassino della Florida era mentalmente disturbato, perfino espulso dalla scuola per cattiva condotta …. I suoi vicini e i suoi compagni sapevano che era un grande problema … Bisogna segnalare sempre questi casi alle autorità”. Cosa che era stata fatta: l’Fbi era stata avvisata a settembre delle minacce ‘postate’ su YouTube da Cruz, ma – pare – non condivise l’informazione con la polizia locale.

Cruz, 19 anni, l’autore della strage al liceo di Parkland in Florida, è comparso in serata davanti a un giudice che gli ha notificato, fra l’altro, l’accusa di 17 omicidi premeditati. Il ragazzo appare in post su Instagram con armi in mano – pistole e coltelli – e parla dello sparare come di “una terapia”, o si fa beffe dei musulmani: immagini e frasi ritenute “inquietanti” dagli inquirenti. In quasi tutte le foto Nikolas porta una maglietta nera e ha una sciarpa sul viso, forse per celare la propria identità.

I compagni sono concordi: a scuola, fin quando non l’hanno espulso per una lite con il boyfriend della sua ex ragazza, andava sempre armato. Uno studente racconta: “Qualunque cosa postava era sulle armi”; oppure, erano foto di animali uccisi; “E’ malato”. Le armi non sono l’unica ossessione del killer: non si levava dalla testa la sua ex ragazza, la ‘stalkerizzava’ ed era pure stato violento.

Nikolas si sarebbe anche addestrato, almeno una volta, nella zona di Tallahassee, raggiunta in auto dal sud della Florida, con un’organizzazione suprematista, il Rof, Republic of Florida, che vuole creare uno “stato etnico bianco” in Florida.

La strage è stata compiuta con un fucile d’assalto AR-15 legalmente acquistato. La mamma adottiva di Cruz, Lynda, è morta a novembre. Quando arrivò nella famiglia con cui ha vissuto da allora, Nikolas aveva già il suo fucile. Per la strage, s’era procurato una maschera a gas, bombe fumogene e numerosi caricatori. Dopo la sparatoria, s’è confuso tra le centinaia di studenti che fuggivano dal complesso scolastico. La polizia lo ha però intercettato e catturato, dopo averlo identificato grazie al sistema di video-sorveglianza del liceo.

Sul Miami Herald, ci sono storie di vittime e di eroi di questa strage: ragazzi e ragazze uccise, famiglie lacerate, la professoressa che fa scudo a un’allieva con il suo corpo, l’allenatore della squadra di football che affronta lo sparatore; i video e i tweet di adolescenti giornalisti nell’ultimo istante della loro vita. L’America si commuove e magari s’indigna, ma il presidente che dice che “nessuno dovrebbe sentirsi insicuro nelle nostre scuole” – dall’inizio dell’anno, ci sono state 19 sparatorie in classe – non farà nulla. Come non fece nulla dopo avere ricevuto la letterina di Ava Rose Olsen, 7 anni, che gli chiedeva di “tenere sicuri i bambini dalle armi” dopo che in una sparatoria nella sua scuola, nell’autunno 2016 in South Carolina, era morto il suo migliore amico, quello che “voleva sposare da grande”.

Trump le aveva risposto: “Le scuole sono posti dove i bambini imparano e crescono coi loro amici. Le loro aule dovrebbero essere libere dalla paura … Il mio obiettivo come presidente è di garantire che i bambini in America crescano in un ambiente sicuro … Continuerò a concentrami sulla protezione degli americani e sul miglioramento della sicurezza della nostra nazione”.

Da allora, altre 20 sparatorie a scuola e nessun provvedimento: nel suo primo anno di presidenza, Trump non ha fatto una sola mossa per rendere le scuole più sicure o limitare la vendita delle armi.; e neppure per vietare il ‘bump-stock’, il congegno per accelerare la frequenza dei colpi utilizzato nella strage di Las Vegas.

Né c’è segno che la strage in Florida lo smuova: parlando in tv, non fa cenno all’emergenza armi.  Obama twitta: “Siamo addolorati per quanto accaduto a Parkland,, ma non siamo impotenti”; e invoca “le tanto agognate leggi di buon senso che la maggior parte degli americani vogliono” per aumentare i controlli sulla vendita delle armi.

Le norme anti-armi ai malati di mente Obama le introdusse per rafforzare i “background checks” dopo il massacro del 2012 alla Sandy Hook Elementary School di Newtown, Connecticut, dove furono uccisi 20 bambini e sei membri dello staff. L’autore della strage, Adam Lanza, un ventenne con problemi mentali, prima uccise la mamma a casa e poi si fiondò a scuola uccidendo alunni e maestri prima di togliersi la vita.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+