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elezioni - politica - battaglia

Il vento del cambiamento soffia forte in tempo di elezioni e gli uccellini cinguettano assiduamente i vorrei della politica. Twitter e gli altri social sono diventati il nuovo ring su cui i politici si scontrano senza esclusione di colpi.

Dal reddito di cittadinanza al salario minimo passando per la FlatTax. Dalle tasse universitarie alle case chiuse, dal conflitto di interessi allo Ius Soli: su questi temi bisognerà schivare i colpi per evitare il K.O elettorale.

I tweet

Il cavallo di battaglia del Berlusconi virtuale è la #FlatTax, cui il M5S contrappone il reddito di cittadinanza.

Nel frattempo, sui social network è comparso #aboliamoqualcosa in risposta all’escalation di promesse di abolizione da parte dei leader politici in vista delle elezioni di marzo. Il primo vorrei è stata quella del PD relativa all’abolizione del canone RAI, che ha avuto grande eco sui social in quanto proprio i renziani avevano deciso di inserirlo nella bolletta della luce.

Mentre Pietro Grasso, leader del neonato movimento Liberi e Uguali, caratterizza la propria discesa in campo proponendo l’abolizione delle tasse universitarie, già contestata da Matteo Renzi che l’ha definita “un favore ai ricchi”.

Dopo il caso Banca Etruria è il PD a doversi difendere dalle accuse che gli rivolgono i pentastellati. Ironia della sorte: fino al 2013 erano proprio i dem a puntare il dito contro Berlusconi in riferimento alla questione sul conflitto di interessi.

Altro hashtag, altra saga politica. #aiutiamoliacasaloro, dopo essere diventato inaspettatamente il mantra di tutte le forze politiche, è stato prontamente sostituito da Salvini con #primagliitaliani, che è diventato il passepartout della Lega per qualsiasi tema.

Più di recente, Salvini è tornato sul vecchio adagio della riapertura delle case chiuse, forse per coprire la figuraccia del compagno di partito e candidato alla Regione Lombardia Fontana.

Un altro tema dibattuto è quello dei vaccini. Dopo Matteo Salvini, anche Luigi Di Maio in un’intervista a RaiRadio1 afferma di voler cambiare la legge Lorenzin sull’obbligo dei vaccini in caso di vittoria elettorale. “Noi faremo una legge sulla raccomandazione dei vaccini, noi siamo a favore della raccomandazione. Obbligo? Noi lo intendiamo come era prima del decreto Lorenzin”. Immediata la replica del ministro della Salute:

In questo groviglio di farò e non farò, vorrei e non vorrei, individuare le promesse che potranno effettivamente essere mantenute non sarà semplice. Il 4 marzo si giocherà la partita definitiva e agli elettori toccherà bocciare o promuovere il prossimo leader politico.

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