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Venezuela
GLI OMICIDI EMBLEMATICI

La situazione in Venezuela è sempre più critica. L’ultima vittima del regime di Maduro è l’ex poliziotto e attore Óscar Pérez, ucciso dalle forze di sicurezza venezuelane il 15 gennaio. Il ribelle era da mesi l’uomo più ricercato nel Paese. Il suo volto era noto per il sensazionale lancio di granate sul Tribunale supremo di giustizia e sul ministero degli Interni a Caracas lo scorso 27 giugno, sia per la sua partecipazione a diverse manifestazioni anti-governative.

Il 2018 si era già aperto con l’omicidio di Alexandra Colopoyn, ragazza di 18 anni incinta di 25 settimane. La giovane era in fila a Caracas per acquistare del prosciutto ai prezzi calmierati dal governo, quando un proiettile della Guardia Nazionale Bolivariana l’ha raggiunta, colpendola alla testa. Il cibo non era abbastanza e le proteste hanno suscitato la reazione degli agenti.
Scontri armati tra polizia e gente disperata in cerca di viveri e medicinali si verificano ogni giorno in tutto il Paese. Il sindaco della località di Arapey, Silvio Torres, ha raccontato che nel suo comune “uomini armati hanno aperto il fuoco contro le persone che facevano la fila per comprare il riso”. La crisi pare inarrestabile, nessuno viene risparmiato in questo inferno.

UNA SITUAZIONE DRAMMATICA

Lo scorso 15 ottobre si sono svolte in Venezuela le elezioni che hanno confermato, con una maggioranza schiacciante, la presidenza di Nicolás Maduro. I partiti di opposizione hanno deciso di presentarsi alle elezioni, malgrado da mesi stessero contestando l’autorità del Presidente e non riconoscessero la legittimità dell’Assemblea Costituente che, sotto la guida del governo, ha esautorato del tutto il Parlamento venezuelano dei suoi poteri.

In un discorso tenutosi in diretta nazionale il 4 novembre scorso, Maduro ha annunciato “un rifinanziamento, una ristrutturazione del debito estero e di tutti i pagamenti che deve effettuare il Venezuela”. Ma l’incontro tra governo e creditori, tenutosi dieci giorni più tardi a Caracas, non è andato a buon fine: Standard & Poor’s ha annunciato il default selettivo del Paese per il mancato rimborso di 200 milioni di dollari di bond.

INFLAZIONE, POVERTÀ E FAME

Secondo la Commissione di Finanza del Parlamento venezuelano, l’inflazione è arrivata all’85%. La fame non si arresta, l’82% della popolazione vive in stato di povertà: cibo e farmaci sono beni di lusso, le entrate non sono sufficienti alla sopravvivenza. Ciò comporta naturalmente un peggioramento della qualità di vita e il proliferare di numerose malattie, tanto che la crisi economica è diventata una vera e propria emergenza umanitaria: negozi e camion di alimentari vengono costantemente saccheggiati, gli animali vengono uccisi a sassate per nutrirsi, le prostitute si pagano con generi di prima necessità. Un recente video postato su Twitter da Carlos Paparoni, deputato dell’opposizione dello Stato di Merida, mostra diverse persone armate di pietre e bastoni che danno la caccia a una mucca e la uccidono per cibarsene. Secondo Paparoni, a Merida episodi di questo tipo sono all’ordine del giorno, “perché la gente ha fame”.

UN FUTURO INCERTO

Ribellarsi non porta a nulla, ogni forma di rivolta viene brutalmente repressa. Scappare risulta impossibile: il governo Maduro, infatti, ha decretato il blocco dei collegamenti navali e aerei con le vicine isole di Curaçao, Aruba e Bonaire. Sono molte le persone che abbandonano il Venezuela su imbarcazioni di fortuna, con conseguenze quasi sempre tragiche. Risale al 12 gennaio l’ultimo naufragio noto, al largo dell’isola di Curaçao: 4 morti e 28 dispersi, tutti giovani dai 18 ai 33 anni residenti a La Vela, comune di Colina. Secondo quanto riferito dal deputato d’opposizione Luis Stefanelli “ognuno ha pagato 100 dollari ai trafficanti per essere portato nella vicina isola di Aruba”.

Il presidente Maduro insiste sul fatto che le condizioni non sono così drammatiche e che l’esagerazione fa parte di un piano di destabilizzazione orchestrato dagli Stati Uniti per mettere mano sulle risorse petrolifere del Paese. Il governo, tuttavia, ha riconosciuto la necessità di dialogare e ha intavolato una trattativa con i partiti dell’opposizione per tentare di raggiungere un accordo.

Il Ritardatario

L. Cocco, A. Mancini, M. Monti, A. Pascoli, S. Sini, V. Zandonà

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