CONDIVIDI
magnate - migranti -mlk day
January 12, 2018 - Washington, District of Columbia, U.S. - United States President Donald J. Trump makes remarks prior to signing a proclamation to honor Dr. Martin Luther King, Jr. Day in the Roosevelt Room of the White House in Washington, DC on Friday. Looking on from left is US Secretary of Housing and Urban Development Ben Carson and looking on from right is Isaac Newton Farris, Jr., Nephew of Martin Luther King Jr. (Credit Image: © Ron Sachs/CNP via ZUMA Wire)

Il lungo week-end Usa del Martin Luther King Day – la giornata festiva si celebra lunedì, ma Trump ha già anticipato l’incontro con esponenti della comunità nera – è l’incubatoio ideale per le polemiche sul ‘razzismo’ neppur troppo latente del magnate presidente. Donald Trump proclama l’apostolo e il martire della lotta alla segregazione suo ‘eroe’, ma difende, in privato, le parole dette sui migranti in arrivo dai Paesi africani e caraibici (“quei cesso di Paesi”).

Senza neppure percepire la contraddizione tra l’omaggio al pastore nero – una liturgia americana dal 1986 – e gli insulti ai migranti, Trump sostiene di avere solo espresso quello che molti pensano ma non osano dire sulle persone provenienti da Paesi economicamente depressi. Il presidente – rivela una fonte ai media – ha passato il venerdì sera al telefono con amici e consiglieri per coglierne le reazioni e ribadire loro di non essere razzista, accusando i media di avere distorto le sue parole – ma le espressioni volgari sono state confermate da più di uno dei congressman presenti e non sono state smentite da nessuno -. Richieste di scuse e di ritrattazione sono arrivate dall’Unione africana e da singoli Paesi che si sono sentiti offesi. E i giornali americani non sono certo teneri: “Razzista, incompetente e bugiardo”, è il giudizio sul presidente del New York Times.

Il primo check-up da ‘comandante in capo’ degli Stati Uniti, un appuntamento annuale, non ha intanto avallato il sospetto che Trump dica, o twitti, quello che dice, o twitta, perché ogni tanto ‘sbarella’, magari complici l’età e il ritmo di vita. Il presidente gode d’una salute “eccellente”, anche se la forma fisica non è magari ottima, a causa delle sue abitudini alimentari: big mac, fish and chips, pollo fritto e Coca Cola, un altro suo modo di fare l’America ‘great again’.

Gli esami, di cui – in attesa di maggiori dettagli – il dottore della Casa Bianca Ronny Jackson certifica che sono andati “estremamente bene”, non hanno però incluso test psicologici e neurologici, ma solo fisici. Trump ne esce ringalluzzito: quel che ci vuole, per affrontare le scosse di assestamento del sisma suscitato dalle parole sui Paesi di provenienza dei migranti e dalle mosse sull’Iran.

Il regime di Teheran, una belva ferita dalle recenti proteste, che Trump aveva ‘sponsorizzato’ via Twitter, pur ignorandone l’origine e gli obiettivi, fa sapere che non accetterà mai cambiamenti all’accordo sul nucleare siglato con la comunità internazionale nel 2015: l’intesa “non è negoziabile”. La pensano così pure gli altri garanti di quegli impegni, l’Ue, la Russia, la Cina, infastiditi dalla petulanza del magnate presidente nel rimettere in discussione patti già chiusi.

L’annuncio di Teheran viene dopo che Trump ha accantonato “per l’ultima volta” nuove sanzioni contro l’Iran, a meno che l’accordo sul nucleare non venga migliorato, dal punto di vista Usa, e integrato con limitazioni ai programmi missilistici iraniani. Teheran ha pure mal digerito le misure punitive prese nel confronti di Sadegh Amoli Larijani, capo del sistema giudiziario iraniano e molto vicino alla Guida Suprema, l’ayatollah Ali Khamenei.

Un altro episodio viene a confermare la tendenza del magnate agli scivoloni lessicali e razziali, anche durante i briefing dell’intelligence nello Studio Ovale. “Perché questa bella signorina coreana non viene coinvolta nei negoziati con Pyongyang?”, avrebbe chiesto Trump, secondo la Nbc, mentre un’analista di intelligence d’origine asiatica esperta di ostaggi lo stava aggiornando sull’imminente rilascio di una famiglia americana da tempo segregata in Pakistan. “Di dove sei?”, l’ha interrotta Trump. “Di New York”. “No, la tua gente da dove viene?”. Tra i capi dell’intelligence presenti all’incontro fu “palpabile”, riferisce la Nbc, l’imbarazzo per quella che venne percepita come “una mancanza di sensibilità culturale e di decoro”.

The following two tabs change content below.
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+