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Trump - migranti
November 14, 2017 - The border wall at the US - Mexico border in the city of Nogales, Arizona (Credit Image: © Dimitrios Manis via ZUMA Wire)

I primi epiteti offensivi – ed era ancora campagna elettorale – erano toccati ai messicani, bollati come delinquenti e stupratori e al cui Paese d’origine sarebbe ineluttabilmente toccato pagare l’innalzamento del muro lungo il confine. Tutto il primo anno della presidenza Trump – il magnate entrò in carica il 21 gennaio 2017 – è stato costellato di propositi e iniziative ostili verso i migranti, portatori volta a volta di minacce terroristiche e di insidie al lavoro degli americani.

Ma l’asprezza di Trump nei confronti dei migranti non era mai stata tanto volgarmente eloquente: “Perché gli Usa dovrebbero accettare tutta questa gente che arriva da quei cesso di Paesi?”, chiede riferendosi ad El Salvador e Haiti, mentre discute d’immigrazione con delegati del Congresso. Poi, di fronte alle reazioni, di deputati e senatori, della società civile, della comunità internazionale, innesca la marcia indietro: “Ho usato parole dure, ma non quel linguaggio – afferma – … Ho parlato di Paesi ad alta criminalità e messi male”.

La riunione era a porte chiuse e off the record: non ce ne sono registrazioni. Però, le testimonianze di presenti, riferite dal Washington Post e dalla stampa Usa, in imbarazzo – pudica com’è – a citare le parole del presidente, non lasciano dubbi (e vengono ribadite, dopo le smentite presidenziali). L’Onu condanna i commenti del magnate e li definisce “vergognosi e shockanti”.

Trump, prima di sottoporsi ai primo check up medico della sua presidenza – previsti pure esami neurologici -, decide di annullare la visita in Gran Bretagna in calendario per febbraio: i recenti screzi con la premier Theresa May – sul terrorismo e su Gerusalemme capitale di Israele – e, soprattutto, la previsione di essere vigorosamente contestato dai londinesi sono all’origine della decisione, che mette a repentaglio quella ‘relazione speciale’ tra Washington e Londra incoraggiata e coltivata quando si votava per la Brexit. Invece, il presidente evita di fare saltare l’accordo sul nucleare con l’Iran, da mesi appeso a un filo, e conferma il congelamento delle sanzioni, pur adottando misure contro aziende e individui iraniani.

Le iniziative anti – migranti dell’Amministrazione Trump vanno dal ‘muslim ban’ che riguarda viaggiatori provenienti da sei Paesi a maggioranza islamica – la misura solo nella sua terza versione ha superato le riserve costituzionali dei giudici federali degli Stati Uniti – ai propositi di riforma dell’immigrazione mai concretizzati; dalla minaccia, affossata, di rimpatrio dei Baby Dreamers – giunti bambini negli Usa al seguito delle loro famiglie e qui cresciuti, andati a scuola e spesso laureati -, ai piani specifici anti-immigrati salvadoregni o haitiani; dall’intenzione di abolire, o limitare, le ‘lotterie delle ‘green cards’, anticamera della cittadinanza, a quella di rendere più difficili i ricongiungimenti familiari. Le ultime due azioni sono conseguenza degli ultimi attentati sul territorio americano: la strage di Halloween perpetrata, lungo una pista ciclabile di News York, da un uzbeko che aveva vinto la lotteria; e il fallito attacco alla stazione dei bus della Port Authority compiuto da un bengalese arrivato legalmente negli Usa dove aveva parenti -. Molto spesso, Trump rovescia decisioni di Barack Obama, che ammonisce; “Un presidente deve fare attenzione a come si comporta”.

Fra le conseguenze più tangibili dello scivolone lessicale del presidente, che dà l’impressione di non misurare le parole, ci sono le dimissioni dell’ambasciatore degli Usa a Panama: John Feeley, che era in carica da un anno, spiega di non sentirsela più di lavorare per l’Amministrazione Trump. Cercando di metterci una pezza, il Dipartimento di Stato istruisce i colleghi di Feeley su come “spiegare” le parole del presidente.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+