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Esteri

Il 28 dicembre il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sciolto le Camere e indetto nuove elezioni per il 4 marzo 2018. Allo stato attuale tre sono le coalizioni che potrebbero ambire a formare il nuovo governo: Movimento 5 stelle (M5S), Partito Democratico (PD) e l’asse Lega-Forza Italia.

Nonostante la nuova legge elettorale, approvata lo scorso 26 ottobre e definita dai giornali “Rosatellum”, non preveda l’indicazione diretta del candidato premier sulla scheda elettorale, i leader a sfidarsi saranno Luigi di Maio, Matteo Renzi, Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, con sullo sfondo Pietro Grasso (Uguali e Liberi) e Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia) a fare da possibili outsider.

Negli ultimi anni i sondaggi elettorali si sono spesso rivelati poco veritieri in sede di elezioni, ma si possono comunque iniziare a formulare alcune previsioni su come l’esito del voto del 4 marzo possa influire sulle politiche europee. In particolare, a Bruxelles, sede della Commissione europea, e soprattutto a Francoforte, sede della Banca Centrale Europea (Bce), una vittoria del movimento afferente a Beppe Grillo sarebbe vista con preoccupazione, data la vena anti-europeista della base e di gran parte dei suoi elettori.

È ormai da tempo infatti che si paventa addirittura una raccolta firme per indire un referendum per l’uscita dalla moneta unica. Lo stesso candidato premier Luigi Di Maio, intervistato a La7 alla trasmissione L’aria che tira lo scorso 18 dicembre, ha affermato che voterebbe sì a un eventuale referendum sull’uscita dall’Euro. Per questo motivo, e per la generale inesperienza politica dei candidati M5s, gli analisti finanziari si aspettano un generale aumento dello spread BTp-Bund (che costò il premierato nel 2011 a Berlusconi) e un incremento della volatilità della Borsa di Milano.

Dal punto di vista europeo sarebbe invece apprezzato un nuovo governo simile a quello appena destituito, sia per una continuità programmatica che per il suo essere stato ligio a ciò che l’Europa ci chiede da qualche anno a questa parte, ovvero il pareggio di bilancio annuale e un generale allineamento alle politiche di Bruxelles. Tuttavia, lo scenario in cui il Pd ottiene la maggioranza appare a oggi poco probabile, visto che la quasi totalità delle agenzie sondaggistiche danno il Partito Democratico addirittura al terzo posto, con una perdita di oltre 100 seggi alla sola Camera rispetto agli attuali deputati.

Infine, una vittoria della coalizione Berlusconi – Salvini – Meloni sarebbe forse la più difficile da analizzare a livello europeo, soprattutto per quanto riguarda la tematica degli immigrati. I rapporti di forza che usciranno dalle urne, in particolare tra Lega e Forza Italia, decreteranno l’intensità delle politiche di rafforzamento dei confini nazionali e dell’accoglienza dei profughi, e di conseguenza i rapporti con Bruxelles, sempre molto delicati su queste tematiche.

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