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Il 28 dicembre 2017 il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato il decreto per porre fine alla XVII legislatura. La data decisa per le nuove elezioni è il 4 marzo 2018 e la campagna elettorale è già iniziata.

Liste e coalizioni

Le coalizioni restano le storiche: il Partito Democratico pare sia proiettato verso Matteo Renzi, vincitore delle primarie, mentre il Movimento 5 Stelle ha già confermato la sua investitura a Luigi Di Maio. Il centrodestra è quasi giunto all’accordo tra Berlusconi, Salvini e Meloni: in caso di vittoria, il partito che prenderà più voti nel proporzionale esprimerà il presidente del Consiglio. Quindi Salvini per la Lega e la Meloni per Fratelli d’Italia. Per quanto riguarda Forza Italia, sarà l’ex Cavaliere, eventualmente, a proporre un nome. Le ipotesi al momento sono quelle di Franco Frattini, Antonio Tajani e Giovanni Toti.

Per i sondaggi il favorito resta il M5S, soprattutto tra i giovani e giovanissimi. E anche se in aiuto dei Dem nasce la lisca centrista “Civica Popolare”, guidata da Beatrice Lorenzin, c’è il forte rischio che il PD resti solo, perché perplessità e tensioni giuridiche rischiano di far venir meno il nuovo soggetto.

I programmi

Il PD punta ai giovani dedicando ampio spazio al problema del lavoro, con incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato e un particolare interesse per l’università, con “maggiori investimenti per il diritto allo studio, per reclutare nuovi docenti ed eliminare il precariato, per aprire i nostri Atenei superando la logica del numero chiuso”. Con la questione fiscale e i tagli alle tasse, poi, punta a un’altra cerchia di elettori: le imprese e, soprattutto, la famiglia. Attenzioni rivolte anche all’energia, con la decarbonizzazione totale dell’economia entro il 2050, rinnovabili oltre il 50% entro il 2030, riduzione dei prezzi dell’elettricità e azzeramento del gap di costo del gas italiano, senza dimenticare l’ambito dei diritti civili, la cui punta di diamante è rappresentata dallo Ius Soli temperato. Azzardata e già molto discussa, infine, la proposta di abolizione del canone Rai, per una “tv pubblica diritto dei cittadini”.

Il centrodestra punta invece all’abolizione della Legge Fornero, all’innalzamento delle pensioni minime, a una flat tax compresa da un minimo del 15 a un massimo del 18% e a un rigido controllo dei confini come contrasto all’immigrazione clandestina. Auspica anche la riforma della Buona Scuola, incentivi per le assunzioni dei giovani, la richiesta formale della revisione dei trattati europei da avanzare a Bruxelles, l’abolizione degli studi di settore, una riforma della giustizia e sostegno alle forze dell’ordine con incremento di organici e di stipendi.

Anche il M5S ha diversi progetti, delineati sul suo blog. Il cavallo di battaglia resta, ancora una volta, il reddito di cittadinanza. A seguire troviamo l’energia, in direzione della green economy, la scuola e l’istruzione, con una propria riforma che intende superare la Buona Scuola, l’economia, con particolare attenzione alle pensioni e alla cancellazione della legge Fornero, la politica estera, la giustizia e, infine, il mercato dell’informazione e delle telecomunicazioni, toccando così un tasto delicato e alquanto caotico del nostro sistema legislativo. Fanno già discutere la proposta di abolizione dell’ordine dei giornalisti, il progetto di finanziamento pubblico agli organi di stampa e l’istituzione (o re-istituzione) di una sola rete televisiva pubblica, senza pubblicità.

In una Nazione in cui la disoccupazione giovanile è ancora al 34,7% e l’età pensionabile aumenta di anno in anno, sono tanti i punti di questi programmi che appaiono parecchio ambiziosi, quasi utopistici. Per risollevare le sorti del Bel Paese, invece, basterebbe solo un po’ di concretezza.

Il Ritardatario

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