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Economia - Bancad'Italia

È iniziata la campagna elettorale e i partiti si danno battaglia a colpi di vane promesse. I gruppi politici sembrano non tener conto dell’invito di Mattarella a proposte realistiche e concrete, poiché avanzano progetti mastodontici utili per accaparrassi il consenso elettorale, ma difficili da realizzare per gli elevati costi richiesti. Sembra cadere nel vuoto anche l’appello rivolto ai giovani. Il Presidente della Repubblica ha sollecitato i neomaggiorenni ad andare a votare, ma la quasi assenza di piani per gli under 30 li induce all’astensionismo.

La proposta che fa più discutere e che avrebbe un peso notevole, circa 40 miliardi, sulle casse dell’Erario, è la Flat-tax suggerita dal centro-destra. L’idea è quella di abbandonare completamente i cinque scaglioni su cui oggi si calcola l’Irpef per sostituirli con una sola imposta. Se da un lato la Flat-tax faciliterebbe il nostro sistema fiscale, dall’altro renderebbe necessaria l’introduzione di tagli di spesa elevati per controbilanciare le minori entrate fiscali. Tagli che risulterebbero tuttavia insostenibili per un sistema che debba trovare un equilibrio tra welfare e prelievo fiscale.

I vari partiti presentano, ognuno in forma diversa, sostegni alle famiglie. Berlusconi suggerisce un reddito di dignità di 1000 euro mensili, oltre all’esenzione del pagamento delle tasse per le famiglie che non superano un certo reddito. Un sussidio del genere verrebbe a costare 17 miliardi. Altri 18 miliardi servirebbero per l’altra idea del Cavaliere, quella cioè di portare le pensioni a una soglia minima di 1000 euro. Più conveniente appare la proposta del M5S per il reddito di cittadinanza, che andrebbe a costare tra i 14-15 miliardi. Il PD rilancia il bonus di 80 euro, i cui costi oscillerebbero tra i 5 miliardi se concesso a tutte le famiglie con figli.

Ma nessuno dei grandi partiti prende realmente in considerazione i giovani e la situazione critica in cui vivono. Nei programmi elettorali mancano proposte chiare volte a migliorare questioni come disoccupazione e diritto allo studio. Il PD cita sporadicamente i giovani senza però indicare un progetto preciso; il M5S li nomina solo in riferimento all’innalzamento dell’età pensionabile. È anche l’assenza di queste tematiche che genera astensionismo. «L’astensione cresce in modo rilevante in Italia. Oggi non voterebbe alle politiche circa il 50% dei giovani elettori tra i 18 ed i 29 anni». Così Pietro Vento, direttore dell’Istituto di Ricerche Demòpolis, spiega al Sole 24 Ore.

Ignorati i consigli di Mattarella e senza proposte che soddisfino i giovani, soprattutto quelli del ‘99 sui quali il Capo dello Stato ripone fiducia, l’impressione è quella di una caccia al voto giocata su proposte smisurate. Ciò che serve sono idee semplici che partendo dai problemi più urgenti portino a una stabilità politica, la sola capace di condurre a una effettiva ripresa del nostro Paese.

Il Caffè delle 9

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