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Inchiesta

Roma, dicembre, una domenica mattina soleggiata che sa di primavera dopo settimane di pioggia quasi ininterrotta. Quale modo migliore per godere del bel tempo, se non quello di fare una pedalata col nuovo servizio di bike sharing appena giunto nella Capitale?

Dopo Milano e Torino, il 30 novembre scorso l’innovativo servizio offerto da oBike è sbarcato a Roma, per il momento solo nel Municipio I e II. La rivoluzione, partita a Singapore nel gennaio del 2017, nel giro di pochi mesi ha conquistato prima il Sud-est asiatico e in seguito si è spinta nel resto del pianeta in ben 26 nazioni. “Abbiamo scelto Roma – sottolinea Andrea Crociani, responsabile oBike Italia – anche alla luce delle ultime rilevazioni ambientali che, purtroppo, segnalano livelli di inquinamento molto elevati per tutte le città italiane. Siamo convinti che i cittadini della Capitale siano molto sensibili al tema dell’inquinamento e della propria salute.”

Il principio è semplice: si può prenotare una bicicletta al costo di 30 centesimi ogni mezz’ora e, dopo averla utilizzata, la si può lasciare dove si vuole in città, senza doverla riporre nelle apposite stazioni a rastrelliera. Una modalità free floating, introdotta per la prima volta al mondo proprio da oBike.

Per incoraggiare i ciclisti a parcheggiare e usare correttamente le biciclette, oBike ha introdotto un sistema di premi e penalizzazioni. “Chi utilizza la bicicletta in modo scorretto e inappropriato potrebbe essere soggetto a costi di affitto più alti”, si legge sul sito.

Abbiamo quindi deciso di provare questo nuovo servizio.

Dopo aver scaricato l’applicazione oBike, esserci registrati e dopo aver versato il deposito di €5, prenotiamo finalmente la nostra bicicletta. L’app ce ne segnala ben sei sulla mappa a pochi minuti dall’Università La Sapienza: risultano tutte parcheggiate all’uscita della metro Policlinico. Prenotate le bici, abbiamo dieci minuti per raggiungerle prima che la prenotazione scada. Scannerizzando il codice con la fotocamera dello smartphone, poi, saranno nostre per un paio d’ore.

Ma le cose non sono andate come previsto. Una volta raggiunta la postazione indicata, infatti, non abbiamo trovato nessuna bici. Inutili le successive ricerche nei dintorni, le macchine e i mezzi pubblici si sono purtroppo rivelati più efficienti. Il che è tutto dire in una città come Roma.

Arriviamo dunque al tasto dolente: a pochi giorni dall’arrivo delle 1.200 “biciclette gialle”, alcuni nuovissimi esemplari sono stati ritrovati dai vigili urbani all’interno di un container nel campo rom di via di Salone durante un blitz. Nonostante gli ottimi presupposti dell’iniziativa, il sistema mostra quindi delle falle: l’inciviltà continua a ostacolare i tentativi virtuosi di sconfiggere i problemi storici di questa città.

Applicazione da migliorare ed educazione civica a parte, questo progetto costituisce indubbiamente un passo avanti verso la sostenibilità ambientale e la mobilità pubblica dei cittadini e dei turisti.

Con l’augurio, un domani, di poter usufruire del servizio e che questo esperimento venga esteso con successo nel 2018 a tutti i quartieri della Capitale.

Il Ritardatario

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