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presidente - Trump - Putin - Kim

Presidente o aspirante, uscente o entrante o restante, ecco una carrellata di protagonisti del 2017 che probabilmente lo saranno pure del 2018.

Donald Trump, 71 anni, presidente degli Stati Uniti. Voto 5. Chi s’aspettava che il Trump presidente fosse diverso dal Trump candidato si sbagliava di grosso: Trump è sempre uguale a se stesso, qualunque sia il ruolo, uomo d’affari, showman o guida della Nazione più potente al Mondo. Che lui vuole fare “di nuovo grande”, senza badare agli altri, con decisioni unilaterali urticanti e rischiose per la pace e l’economia internazionale e un unico vero successo in politica interna, il varo della riforma fiscale. Impulsivo, bilioso, vendicativo, la sua misura espressiva è Twitter e la sua nemesi potrebbe essere il Russiagate.

Vladimir Putin, 65 anni, presidente della Russia, in scadenza di terzo mandato (e già sulla soglia della rielezione al quarto). Voto: 7. E’ l’uomo forte del 2017: in Medio Oriente, non sbaglia una mossa – anche perché talora gli basta non farne, visti gli errori degli Usa – e aumenta la propria influenza; rifà comunella con la Cina e tiene a bagnomaria il rapporto con Trump, dopo essersi dato da fare per la sua elezione. Sul fronte interno, usa il pugno duro con critici e oppositori e presta scarso peso ai diritti umani. Ma l’economia va meglio e la sua conferma non è in dubbio: nel 2018 sarà ancora protagonista.

Emmanuel Macron, 40 anni, presidente della Francia. Voto: 8. La sua elezione è un segnale di risveglio dell’Europa: batte con i due terzi dei voti la leader populista e xenofoba più temuta, Marine Le Pen, e apre una stagione di leader giovani, non necessariamente progressisti (il più giovane è l’austriaco Sebastian Kurz, 31 anni). Europeista, ma pronto a difendere l’interesse nazionale, Macron apre una ‘terza via’ al centro, tra le forze tradizionali ed ormai asfittiche della ‘destra repubblicana’ e della ‘sinistra socialista’. Per rifare l’Unione, gli ci vuole una donna: non solo la ‘sua’ Brigitte, ma pure Angela ‘la tedesca’.

Angela Merkel, 63 anni cancelliere tedesco. Voto: 6. In carica dal 2005, s’avvia al quarto mandato, forse l’ultimo, certo il più faticoso nella sua genesi – mai le trattative per la formazione d’una coalizione di governo erano state così lunghe: oltre tre mesi -. La Germania e l’Unione possono ancora contare sulla ‘forza tranquilla’ della ‘ragazza dell’Est’ divenuta la ‘Mutti’ d’un Paese e d’un Continente senza esserlo mai stata. La spinta che l’è mancata negli ultimi mesi, e che il voto non le ha dato, potrebbe venirle dal suo nuovo partner politico: Macron sprigiona ben altra energia europea che Sarkozy e Hollande.

Carles Puigdemont, 55 anni, presidente – rimosso – della Generalidad di Catalogna. Voto: 6. Nessuno, o quasi, lo conosce fino a che la Catalogna non sale alla ribalta internazionali, prima con l’attentato sulla Rambla di Barcellona e poi con il referendum sull’indipendenza. Il personaggio Puigdemont vive in simbiosi con il suo ‘nemico’ Mariano Rajoy, capo del governo spagnolo, la cui rigidità contribuisce a radicalizzare il confronto. Esule volontario in Belgio, Puigdemont esce bene dal voto di dicembre. Ma le sorti della Catalogna, che, fuori dalla Spagna, sarebbe fuori dall’Ue, restano incerte come le sue.

Kim Jong-un, 33 anni. Voto: 4. Leader supremo della Repubblica popolare democratica di Corea, dittatore figlio e nipote di dittatore – quella nord-coreana è una dinastia comunista -, entra nella ‘top ten’ avendo trovato in Donald Trump una sorta di ‘anima gemella’. Al di là di (stra)ordinarie atrocità e dei patimenti inflitti al suo popolo tra fame e freddo, Kim si segnala al (dis)onore del Mondo con due esplosioni nucleari sotterranee e una serie di test di missili di gittata e di affidabilità crescenti. Ma, più dei botti, tengono banco gli scambi di battute e insulti tra lui e Trump: quei due sono troppo impulsivi e inaffidabili per mettere la sicurezza del Mondo nelle loro mani.

Bashar al-Assad, 52 anni, presidente della Siria. Voto: 4. L’uomo che dal 2011 è sempre lì lì per andarsene, anzi per essere cacciato, è più solido che mai in sella e ha pure ripreso il controllo del suo Paese, grazie ad alleati come Russia e Iran e al disinteresse degli Usa. Il 2018 sarà il suo 18° anno al potere e le elezioni gli daranno un ennesimo nuovo mandato. Con buona pace d’un’opposizione divisa e d’un’Europa irrilevante, e delle centinaia di migliaia di vittime e dei milioni di rifugiati provocati dalla guerra civile.

Mohammad bin Salman Al Sa’ud, alias Mbs, 32 anni, principe ereditario saudita. Voto: 6. Di colpo, brucia le tappe verso il trono e pare sul punto di salirvi. Poi qualcosa va storto, tra guerra in Yemen, colpi di mano in Libano, faide interne nel segno fittizio dell’anti-corruzione e aperture – più facciata che sostanza – alle donne; e il vecchio monarca Salmān bin ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd, 81 anni, resta al suo posto. L’amico Trump gliela combina grossa, con l’ambasciata a Gerusalemme, e lo costringe a mettersi con l’Iran contro Israele.

Raul Castro, 86 anni, presidente cuban. Voto: 6. Al potere da quando, nel 2008, subentrò al fratello Fidel, messo fuori gioco dall’età e dalla malattia, Raul Castro s’accinge ora a farsi da parte: con lui, uscirà definitivamente di scena la generazione della Rivoluzione. Nel 2016, aveva simbolicamente chiuso il ciclo dei Grandi Vecchi dell’isola comunista, riconciliando, d’intesa con Barack Obama, Cuba e Usa. Ma Trump gli ha buttato giù tutta la costruzione, riportando indietro l’orologio della storia.

Harvey Weinstein, 65 anni, produttore cinematografico, predatore seriale. Voto: 2. Lui è l’Orco dell’Anno, che ha un posto all’Inferno in quasi tutti i gironi danteschi. Non è però sicuro che le vittime sue e dei suoi compari, donne e uomini di #Metoo, persone dell’anno per Time, vadano tutte in Paradiso. La denuncia delle prevaricazioni di Weinstein segna l’autunno del 2017, ma continuerà a stingere sul 2018 trascinando nel fango delle accuse, non sempre provate, uomini di spettacolo e di cultura, businessman e politici.

P.S. – I voti, opinabili, cercano di fare una media della capacità dei personaggi di essere protagonisti e dell’efficacia e della valenza delle loro azioni.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+