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Trump - Pruitt - ambiente
June 29, 2017 - Washington, DC, United States of America - U.S. Environmental Protection Agency Administrator Scott Pruitt speaks during a roundtable discussion on energy June 29, 2017 in Washington, DC. (Credit Image: © Simon Edelman/Planet Pix via ZUMA Wire)

Attenti a quei due! No, Roger Moore e Tony Curtis non c’entrano. Gli Attila dell’ambiente sono Donald Trump e l’uomo da lui scelto per gestire l’Agenzia per la protezione dell’ambiente, l’Epa, Scott Pruitt: una delle tante persone sbagliate al posto sbagliato dell’Amministrazione messa insieme dal magnate presidente.

Trump, sull’ambiente, ha dato il peggio di sé, da quando è alla Casa Bianca: dalla decisione d’uscire dall’Accordo di Parigi contro il cambiamento climatico – pur sconfessata nei fatti da molti Stati e città dell’Unione e dalla stessa industria statunitense – all’autorizzazioni alle trivellazioni nell’Artico, dalla cancellazione o riduzione delle aree protette dei Parchi nazionali all’autorizzazione del gasdotto Keystone, nonostante gli Sioux fossero scesi sul piede di guerra.

Edward Scott Pruitt è un avvocato e un politico, già ‘ministro della Giustizia’ dell’Oklahoma: appena annunciata, la sua designazione all’ambiente, da parte di Trump, destò riserve e critiche, perché di lui si sapeva che era negazionista sul ruolo dei gas serra nel riscaldamento globale e, quindi, sulle responsabilità dell’uomo in merito, che era contrario all’Accordo di Parigi e che aveva forti legami con l’industria petrolifera.

Vagliando il suo operato, The Daily Beast, sito di informazione ed opinioni, spesso ‘un naso avanti’ rispetto all’informazione ‘paludata’, fondato e diretto da Tina Brown, già editor di Vanity Fair e The New Yorker, stila la ‘top ten’ dei crimini commessi contro l’ambiente, in tandem con Trump.

The Daily Beast scrive: “Tutta l’Amministrazione è stata investita dalla ‘Trump revolution’: numerosi ministeri sono affidati a persone ostili alla loro missione principale, l’apparato giudiziario è stato rinnovato a un ritmo senza precedenti e, grazie alla riforma fiscale, anche le ‘vacche sacre’ della previdenza sociale e dell’assistenza sanitaria sono destinate a subire la macelleria legislativa”.

Ma nessuno ha fatto peggio del nostro Pruitt, che gli ambientalisti conoscevano come tutore degli interessi dell’energia fossile contro chi cercava di fare rispettare limiti e regolamenti. “In un anno, Pruitt ha distrutto le fondamenta dell’Agenzia, licenziando scienziati e rimpiazzandoli con lobbisti dell’industria, smantellando regole cruciali per la protezione dell’aria e dell’acqua e anteponendo gli interessi dell’industria alla salute pubblica”.

L’elenco dei misfatti di Pruitt comprende, in un crescendo, irregolarità e reticenze amministrative; malversazioni ed episodi di corruzione; lo svuotamento dei ranghi dell’Epa, ora una ‘marionetta’ nelle mani dell’industria; l’inefficienza di fronte a emergenze ambientali, come l’uragano Harvey; la cancellazione del ‘Clean Power Plan e di tutta una serie di disposizioni dell’epoca Obama – un’ossessione di Trump –; il negazionismo climatico e la guerra alla scienza,

“Le linee guida della coppia Trump-Pruitt sono chiare – afferma il sito -: dare la priorità alla libertà degli inquinatori sulla libertà e la salute dei cittadini e sulla protezione dell’ambiente”. Le critiche sono durissime, ma il magnate presidente le gira a suo vantaggio nella campagna anti-media: Trump liquida come ‘fake news’ tutti gli attacchi e ne approfitta per screditare gli organi di stampa più autorevoli.

Che non rinunciano, però, a fargli le pulci: il New York Times gli conta dieci errori nell’intervista appena pubblicata; e il Washington Post addirittura 24 nelle affermazioni più recenti. Il presidente finisce l’anno in un crescendo di litigiosità: se la prende con i giornali che gli contestano il tempo passato sui campi di golf invece che in ufficio, con la Nord Corea e la Cina, con l’Iran che reprime il dissenso (e che lo taccia per tutta risposta di “opportunismo ingannevole”). La Casa Bianca pare ignorare che la protesta a Teheran è condotta dai conservatori contro i riformisti

Solo con Putin, i toni sono corretti: il presidente russo chiede a quello americano “rispetto reciproco e un dialogo costruttivo” per “migliorare la stabilità strategica globale e trovare adeguate soluzioni alle sfide e alle minacce globali”: “Ciò ci consentirebbe – si legge nel saluto di fine anno di Putin a Trump, citato dalla Tass- di fare progressi nel promuovere una cooperazione pragmatica progettata a lungo termine”.

 

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+