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Corea - Xi - Trump - Kim

Amici del giaguaro: ecco che cosa sono, Cina e Russia. All’Onu condannano i programmi nucleari della Corea del Nord e approvano l’inasprimento delle sanzioni; poi, di soppiatto, danno al regime di Pyongyang le tecnologie per costruirsi le bombe e il petrolio per aggirare le sanzioni. E così Donald Trump se la prende con la Cina su Twitter e in un’intervista al New York Times. La replica di Pechino è gelida, ma non proprio esaustiva: le accuse si basano su informazioni “non accurate”.

E, intanto, il Washington Post racconta come tecnologie atomiche e missilistiche russe siano filtrate ai nord-coreani. Elementi dei missili più avanzati sciorinati di recente dal regime di Pyongyang sono stati acquisiti dallo ‘Stato canaglia’ con l’aiuto della Russia; afferma il giornale, citando documenti ottenuti presso uno dei maggiori produttori di missili dell’era sovietica.

Vero o falso, è roba da spie. Di certo, Trump scarica l’ira sulla Cina: “Colti in flagrante. Sono molto deluso – scrive il presidente – che la Cina stia permettendo che il petrolio arrivi alla Corea del Nord. Non ci sarà mai una soluzione amichevole, se questo continuerà a succedere … Se la Cina non ci aiuterà con la Corea del Nord, farò quello che ho sempre detto di voler fare”. Cioè avviare un’azione più aggressiva contro Pechino sul fronte commerciale.

A causa di Kim (III, l’erede della dinastia comunista che governa la Nord Corea da quasi 70 anni), il barometro delle relazioni tra Usa e Cina torna così a segnare brutto tempo, dopo che a novembre Trump, accolto a Pechino con tutti gli onori dal presidente Xi Jinping, pareva avere definitivamente sotterrato l’ascia di guerra.

Invece, con la Russia il magnate presidente ci va leggero, forse perché non l’hanno ancora informato del dossier del Washington Post ripreso pure da Newsweek: dice che l’inchiesta sul Russiagate, l’intreccio di contatti tra la sua campagna ed emissari del Cremlino, non ha ancora dimostrato “nessuna collusione” tra lui e i russi e mette gli Stati Uniti sotto “una cattiva luce”. Trump si dice, però, convinto che, contrariamente a quanto più volte affermato finora, il procuratore speciale Robert Mueller lo tratterà in modo equo.

Viste le giravolte del presidente in politica estera, Mark Landler, sul New York Times, constata che il Mondo non guarda più agli Usa come a un’ancora dell’ordine internazionale, ma come a un’entità più introversa e imprevedibile.

Sotto sotto, lo devono pensare anche a Pechino, dove, però, hanno la coda di paglia. Il ministero degli Esteri cinese afferma che la Cina non permetterà mai alle proprie compagnie di “violare le risoluzioni dell’Onu” e contesta le notizie sulla vendita e il trasbordo di petrolio da una nave cinese a una nordcoreana.

Inizialmente riportate da un quotidiano sudcoreano, le notizie sono basate su immagini satellitari che mostrano la nave nordcoreana Ryesonggang 1, connessa a un’unità cinese, svolgere un’attività di commercio ‘ship-to-ship’ in alto mare, espressamente vietata a settembre dalla risoluzione 2375 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

Pechino precisa che la nave in questione non ha effettuato attracchi presso porti cinesi da agosto – ma l’attività contestata si svolge in alto mare -. “Se dovessero essere accertate violazioni, la Cina le perseguirà con fermezza nel rispetto delle leggi”.

I traffici tra Russia e Corea del Nord risalgono invece all’inizio degli Anni Novanta, nel caos nato dal dissolvimento dell’Unione sovietica: prendersela ora con Vladimir Putin, sarebbe pretestuoso. Fra quanti cercavano di acquisire la collaborazione di scienziati russi, rimasti senza lavoro e senza stipendio, oltre agli americani, c’erano i nord-coreani, interessati a tecnologia militare avanzata.

Alcuni esperti del Makeyev Rocket Design Bureau accettarono di fare i consulenti di Pyongyang, pagati anche 200 volte di più di quanto non fossero mai stati pagati in Urss. La maggior prova che ciò sia avvenuto e abbia dato frutti è però solo induttiva: le similarità tra il missile Hwasong-10, o Masudan, un ordigno a medio raggio testato nel giugno 2016, o il missile Pukguksong-1, lanciato da un sottomarino, e l’R-27 Zyb, o Ripple, un ordigno costruito proprio dal Makeyev Rocket Design Bureau. Il motore e altre componenti sarebbero uguali.

Quella collaborazione, vecchia di oltre vent’anni, non spiega, tuttavia, i grossi progressi fatti, nell’ultimo anno, dalle capacità nucleari e missilistiche nord-coreane: a giustificarli, non può bastare l’accesso a informazioni sovietiche degli Anni Ottanta.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+