CONDIVIDI
Alabama - Senato - Moore
December 12, 2017 - Alabama, United States - GOP candidate Roy Moore, riding his horse sassy, arrives to the Fire Station in Gallant, Alabama to cast his vote Tuesday. Moore is facing down allegations he persued teenage girls when he was in his 30's, including one who said she was 14 when he sexually abused her. (Credit Image: © Miguel Juarez Lugo via ZUMA Wire)

Dalle suppletive per il Senato in Alabama, Donald Trump esce sconfitto tre volte. I democratici battono i repubblicani – non accadeva da 25 anni -, conquistando il seggio che dal 1997 e fino all’inizio dell’anno era stato tenuto da Jeff Sessions, chiamato a fare il segretario alla Giustizia.

La sconfitta di Trump è triplice perché una prima volta era stato battuto nelle primarie repubblicane, quando Roy Moore, sostenuto dal suo ex consigliere strategico Steve Bannon, l’aveva spuntata, eliminando il suo candidato; una seconda volta quando s’era piegato a fare campagna per Moore, nonostante le accuse di stupri e di molestie piovute addosso all’ex giudice nelle ultime settimane; e una terza volta, martedì, alle urne.

Il successo del democratico Doug Jones assottiglia la già esile maggioranza repubblicana al Senato: ora è 51 a 49, con il vice-presidente Mike Pence, presidente del Senato, che può spezzare a favore dei repubblicani eventuali equilibri.

La conta dei voti, con Moore inizialmente in testa e Jones in rimonta, è stata incerta fino all’ultimo: 49,5% dei suffragi al democratico, 48,8% al repubblicano, che chiede una riconta – ma Trump s’è già congratulato con Jones: ‘game over’ -. Decisiva l’affluenza alle urne di neri e donne, in questo che è lo Stato della Marcia di Selma: hanno votato più neri che nelle presidenziali 2008 o 2012, quando era candidato Barcak Obama; l’86% dei maschi neri e addirittura il 98% delle donne nere hanno scelto Jones.

Il risultato in Alabama, uno stato ‘rosso rubino’, perché i repubblicani vi vincevano sempre, suona campanello d’allarme in vista delle elezioni di midterm del 2018 per rinnovare la Camera e un terzo del Senato. Il successo dei democratici crea fibrillazione nella maggioranza del Congresso, mentre la Casa Bianca appare in stato di confusione.

Lo conferma l’ennesimo screzio sulla Corea del Nord con il Dipartimento di Stato: Rex Tillerson, segretario di Stato, apre a negoziati “senza pre-condizioni” con Pyongyang e riceve cauti avalli russi e cinesi; ma di lì a poco la portavoce di Trump puntualizza che “il presidente non ha cambiato idea su questo punto”, cioè niente trattative senza rinuncia al nucleare ed ai programmi missilistici da parte nord-coreana.

Trump perde pure una pedina della sua squadra: se ne va Omarosa Manigault Newman, 43 anni, nera una delle poche nel team -, ex concorrente del reality show ‘The Apprentice’.

Ma il presidente si consola con i progressi sulla riforma fiscale: “Siamo molto vicini ad una vittoria legislativa storica”, twitta, dopo l’accordo raggiunto da senatori e deputati repubblicani unificando le versioni della riforma fiscale approvate dai due rami del Congresso. L’aliquota per le aziende dovrebbe essere del 21%, rispetto al 35% attuale e al 20% inizialmente proposto dalla Casa Bianca.

A salvare Moore, in Alabama, non è bastato il suo talismano Sassy, il cavallo in sella al quale s’è un po’ faticosamente recato al seggio. Il repubblicano era partito avanti in tutti i sondaggi, ma accuse e polemiche lo hanno fiaccato. A vittoria acquisita, Jones, che aveva l’appoggio d’Obama, cita Martin Luther King: “L’arco dell’universo morale è lungo, ma tende verso la giustizia”.

Trump in Alabama ha dunque ‘scommesso’ due volte e ha perso tre: lui puntava su Luther Strange, che nei mesi scorsi ha tenuto il seggio di Sessions; Bannon, a lungo l’ispiratore delle sue scelte, ha invece convinto i repubblicani a preferirgli Moore e ha poi indotto il presidente ad appoggiarlo, nonostante le pesanti e circonstanziate accuse rivoltegli – l’ex giudice avrebbe sessualmente aggredito quattro minorenni quando lui era un noto avvocato sulla trentina -.

A rendere più delicata la situazione e forse più inopportuna l’esposizione del presidente per Moore, c’è che anche Trump viene ora accusato da varie donne di comportamenti scorretti: era già accaduto in campagna elettorale, ma poi le donne importunate s’erano taciute.

The following two tabs change content below.
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+