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Gerusalemme - Netanyahu - Macron
French President Emmanuel Macron and Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu attend a news conference to make a joint declaration at the Elysee Palace in Paris, France, July 16, 2017. REUTERS/Stephane Mahe

Una stilettata a Trump: riconoscere Gerusalemme come capitale d’Israele e trasferirvi l’ambasciata da Tel Aviv “va contro il diritto internazionale” ed è “pericoloso per la pace”. E una a Netanyahu: se vuoi la pace, “fai un gesto per i palestinesi, congela gli insediamenti”. Emmanuel Macron non usa giri di parole diplomatici, nella conferenza stampa all’Eliseo con il premier israeliano.

Il presidente francese, il più esplicito dei leader occidentali nel deprecare la decisione statunitense, è altrettanto fermo nel condannare “tutti gli attacchi, terroristici e non, contro Israele”, in una giornata ancora segnata da proteste, incidenti, scontri – i palestinesi lamentano oltre 1250 feriti; un israeliano è stato accoltellato a Gerusalemme -.

Netanyahu, che oggi incontra a Bruxelles i ministri degli Esteri dei 28 dell’Ue, sostiene che “Parigi è la capitale della Francia e Gerusalemme è la capitale di Israele”: è così – dice – “da tremila anni”. Il tono della conferenza stampa rispecchia quello del colloquio e della colazione di lavoro fra i due.

Che il clima dell’incontro all’Eliseo sarebbe stato conflittuale s’era capito dai messaggi preliminari. In un comunicato ai media, l’Eliseo aveva ribadito che la Francia “disapprova la decisione Usa” ed aveva prospettato la necessità che Gerusalemme sia “la capitale di due Stati, Israele e la Palestina“. Mentre il premier, partendo da Israele, aveva detto: “Rispetto l’Europa, ma non intendo accettarne doppi standard … Ho sentito voci di condanna della decisione di Trump, ma non del lancio di razzi contro Israele … Non mi piace questa ipocrisia …”.

A rendere più tesa la situazione, c’era stata sabato una telefonata tra Macron e il presidente turco Erdogan, ertosi a ‘federatore’ del mondo musulmano contro la decisione americana.

Netanyahu non ha gradito la telefonata ed ancor meno l’iniziativa di Erdogan, nonostante la Turchia sia stata un tempo una sorta di cavallo di troia israeliano nel Mondo musulmano. Il presidente turco ieri ha definito Israele “uno Stato terrorista” che “uccide bambini”. Il premier israeliano ha ribattuto: “Non sono abituato a ricevere lezioni di morale da un leader che bombarda e uccide innocenti”.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+