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Trump - Asia - un anno dopo

Un anno dopo, il Mondo non è un posto più sicuro e l’America è un posto peggiore: carneficine, anche in chiesa; attentati; rigurgiti di razzismo e intolleranza. Donald Trump, il magnate presidente, accusa un calo della popolarità (mai nessuno così male a un anno dall’elezione), in attesa – magari – di fare i conti con la giustizia per il Russiagate, l’intreccio di contatti tra la sua campagna ed emissari russi.

Donald Trump ha festeggiato l’anniversario della sua vittoria, mercoledì 8 novembre, in Cina, visitando la Città Proibita: il viaggio in Asia l’ha prima portato nei Paesi alleati, Giappone e Corea del Sud, dove ha trovato modo di vender armamenti – è quel che gli riesce meglio da presidente, fare il mercante di morte dal Medio all’Estremo Oriente – e di sfoggiare un linguaggio moderato e possibilità sulla Corea del Nord. A Tokyo ha annunciato che il Giappone comprerà “grandi quantità di equipaggiamento militare” dagli Stati Uniti per “abbattere i missili nordcoreani”. A Seul ha detto che “nessun dittatore, nessun regime, nessun Paese deve mai sottovalutare la determinazione dell’America”.

Eco delle tragedie americane: strage in chiesa nel Texas
Ma anche in Asia Trump è stato raggiunto dall’eco delle tragedie americane. Cinque settimane dopo il massacro di Las Vegas, neppure una settimana dopo l’attacco di Halloween a New York, c’è stata la carneficina in una chiesa battista di Sutherland Spring, non lontano da San Antonio, nel Texas: un’area ad altissima densità di militari ed ex militari e dove c’è un’arma in ogni casa.

Devin Kelley, 26 anni, un ex aviere cacciato con disonore dalle Forze Armate nel 2012 per violenze sulla moglie e il figlioletto, ha ucciso 26 persone, molti bambini e ragazzini, durante la funzione della domenica. Il giovane voleva uccidere la suocera, che non era in chiesa. E’ stata la sparatoria più letale nella storia del Texas, che tante ne ha viste; e l’attacco più sanguinoso in una chiesa dell’Unione, almeno a memoria d’uomo.

Date le sue condanne, e il suo stato mentale, Kelley non avrebbe potuto comprare armi automatiche. Ma l’aeronautica militare trascurò d’inserire in una banca dati federale la sua condanna; e così Kelley ha potuto armarsi e uccidere.

Come già fece dopo il massacro di Las Vegas, le raffiche sul pubblico di un concerto country, Trump attribuisce la carneficina di Sutherland Spring alla follia d’un pazzo, un giovanotto “affetto da problemi mentali al massimo grado”. Le armi facili – dice il presidente – non c’entrano. E, anzi, c’è chi in Texas ha un antidoto sicuro contro ulteriori stragi: non limitare la vendita delle armi, ma fare in modo che più brava gente vada in giro armata, così che i buoni possano intercettare e neutralizzare i malintenzionati.

Insomma, la colpa è di quei fedeli andati alla funzione lasciando a casa la loro pistola. Due armati, però, c’erano in giro: hanno ferito Kelley, che è riuscito a fuggire, salvo poi togliersi la vita prima d’essere raggiunto dalla polizia …

Ma l’attenzione della politica è già proiettata sulla consultazione di midterm del 6 novembre 2018: fra un anno, si rinnoveranno tutti i 435 seggi della Camera, un terzo del Senato – 33 seggi su 100- e ben 39 governatori. E i risultati di alcune ‘suppletive’ di martedì 7 novembre sono una sirena d’allarme per il partito di Trump: i democratici rivincono a New York – il sindaco Bill de Blasio ottiene la conferma con una sorta di plebiscito – e in Virginia e conquistano il New Jersey, finora governato da un fedelissimo del presidente, Chris Christie, giunto a fine mandato … Il servizio si completa con stralci di posti già pubblicati

 

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+