Home Medio Oriente Medio Oriente: Libano, un bosco di cedri di misteri

Medio Oriente: Libano, un bosco di cedri di misteri

Scritto per Il Fatto Quotidiano dell'11/11/2017

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Che fine ha fatto Saas Hariri, premier libanese dimissionario?, s’è rifugiato a Riad perché a Beirut teme per la propria vita?, o è prigioniero dei sauditi, come sostiene Hezbollah? E che calamità sta per abbattersi sul Libano, da spingere l’Arabia Saudita ed altri Emirati a ordinare ai propri cittadini di andarsene? E la guerra in Yemen per interposte fazioni tra sauditi e iraniani sta per trasformarsi in uno scontro aperto, dopo il lancio di missili una settimana fa sull’aeroporto di Riad?

E, infine, che cosa sa il presidente francese Macron di che cosa s’agita nel calderone mediorientale? Sulla via del ritorno dopo l’inaugurazione del ‘Louvre nel deserto’ ad Abu Dhabi, Macron ha fatto una tappa fuori programma a Riad: per tutelare gli interessi francesi che, in Libano, sono radicati?, o per tentare una mediazione (e fra chi?)?, o semplicemente per accrescere la sensazione di sapere essere al posto giusto nel momento giusto?

Sui taccuini degli analisti, le domande si affollano, le risposte latitano. E, soprattutto, non sono soddisfacenti. Il nuovo erede al trono saudita, Mohammed bin Salman, un trentenne che spadroneggia in un gerontocomio, cerca lo scontro con l’Iran per la leadership nella Regione?, o si preoccupa piuttosto di consolidare il proprio potere interno? La retata di principi evasori fiscali e corrotti fatta nei giorni scorsi – 208 gli inquisiti, 100 i milioni di dollari in ballo – potrebbe essere una prova di forza, o anche un segnale di paura, nei confronti di chi gli fa la fronda. Tanto più che non tutte le imprese del giovane principe vanno a buon fine: la guerra in Yemen, lanciata mettendo insieme una coalizione sunnita per ristabilire l’ordine legittimo turbato dagli Houthi, insorti sciiti, non va bene; e l’isolamento del Qatar, per punirlo degli appoggi dati agli integralisti, ma soprattutto dei legami mantenuti con l’Iran, s’è rivelato un boomerang diplomatico.

C’è il timore che siamo a un passo dalla guerra, anche se non se ne capiscono bene le cause. E’ come se l’avvenuta eradicazione dal territorio iracheno-siriano del sedicente Stato islamico, che catalizzava tutti contro, abbia lasciato liberi di manifestarsi vecchi rancori e irrisolte rivalità. L’inquietudine contagia i Signori del Mondo riuniti in Vietnam al Vertice dell’Apec, dove, però, Trump e Putin non trovano il modo di parlarne, limitandosi a una stretta di mano e ad uno scambio di battute – l’asse tra sauditi e americani si contrappone a quello tra iraniani e russi -.

A Beirut, il presidente del Libano Aoun congela la crisi: non accetterà le dimissioni di Hariri finché non lo incontrerà di persona. Il partito del premier ne chiede il rientro in patria “per restaurare – dice – la dignità e il rispetto del Paese”. Hasan Nasrallah, leader degli Hezbollah libanesi, alleati dell’Iran, e quindi del regime di Assad in Siria, sostiene che Hariri è “prigioniero” e che “non può tornare a Beirut”. Ma il premier a Riad riceve diplomatici e dignitari: ieri è andato a trovarlo l’ambasciatore italiano Luca Colombo, insieme al collega russo. Nasrallah inserisce nell’equazione l’incognita israeliana: “L’Arabia Saudita ha chiesto a Israele di fare la guerra al Libano”.

Macron a Riad è rimasto intrappolato nell’alterco tra sauditi e iraniani, indicati come i responsabili del missile lanciato sabato scorso dallo Yemen sull’Arabia saudita. Secondo fonti di stampa locali, il presidente ha condannato l’attacco missilistico attribuendone la responsabilità all’Iran. Ma Macron ha anche espresso la necessità di un accordo con Teheran sul suo programma missilistico.

I fremiti di tensione mediorientali “preoccupano profondamente” le Nazioni Unite: “In Libano, è essenziale preservare la pace”, dice il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, in partenza per l’Europa. I sauditi chiedono sanzioni del Palazzo di Vetro contro l’Iran: il missile lanciato contro di loro – spiegano – è trasportabile e ha un raggio d’azione di oltre 900 km. Sarebbe stato smontato, portato illegalmente in Yemen e poi rimontato da esperti iraniani: fonti militari Usa lo confermano.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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