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Trump - elezioni - un anno dopo

Un anno fa, nelle elezioni presidenziali Donald Trump otteneva oltre tre milioni 300 mila voti meno della sua rivale Hillary Clinton e veniva eletto 45° presidente degli Stati Uniti. Perché negli Usa non contano gli elettori, ma i Grandi Elettori: Trump ne ebbe 306, contro i 232 della Clinton.

Oggi Trump festeggia l’anniversario in Cina, dove sarà in visita alla Città Proibita; e speriamo che non gli venga in mente di farlo con un botto. Ché la compagnia del presidente cinese Xi Jinping gli ispira le peggiori fantasie: nell’aprile scorso, mentre l’aveva a cena nel suo resort di Mar-a-Lago, in Florida, sparò una gragnola di missili sulla Siria e lo informò al dessert.

Intanto, negli Usa, si contano i voti di altre elezioni: locali – a New York Bill de Blasio s’aspettava d’ottenere un secondo mandato – e statali – New Jersey e Virginia hanno scelto i loro governatori . Ma l’attenzione della politica è già proiettata sulla consultazione di midterm del 6 novembre 2018: fra un anno, si rinnoveranno tutti i 435 seggi della Camera, un terzo del Senato – 33 seggi su 100- e ben 39 governatori.

I repubblicani temono di perdere la maggioranza, che ora hanno sia alla Camera che al Senato. Non che sia servito a molto, finora, tutto il potere conferito loro dagli elettori: il magnate presidente non ha ancora realizzato nessuna delle sue promesse elettorali, non ha rimpiazzato la riforma sanitaria del suo predecessore Barack Obama con un altro sistema, non ha fatto la riforma fiscale – se ne sta discutendo -, non ha alzato il muro al confine del Messico né attuato la riforma dell’immigrazione, ma ha proceduto con provvedimenti spiccioli spesso contestati e bloccati dal potere giudiziario – l’ultimo della serie, l’ordine di rispedire a casa 2500 immigrati nicaraguensi accolti negli Anni 90 -.

Più che a ‘make America great again’, Trump s’è impegnato a smantellare l’America di Obama, diritti civili, riforme sociali, ‘sanatorie’ in politica estera. Il magnate presidente s’è rimangiato l’apertura a Cuba e ha messo in bilico l’intesa sul nucleare con l’Iran, ha reso se possibile più fragili gli equilibri in Medio Oriente e ha inasprito in tandem col dittatore nordcoreano Kim Jong-un le tensioni in Estremo Oriente; e ha deluso il suo Grande Elettore più controverso, Vladimir Putin. C’è una cosa che fa bene: il commesso viaggiatore di armi letali, all’Arabia saudita e ora in Asia.

Un anno dopo, il Mondo non è un posto più sicuro e l’America è un posto peggiore: carneficine, anche in chiesa, attentati, rigurgiti di razzismo e intolleranza. Il magnate presidente accusa un calo della popolarità (mai nessuno così male a un anno dall’elezione), in attesa – magari – di fare i conti con la giustizia per il Russiagate.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+