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Austria - Kurz

Da democristiano a democristiano, le congratulazioni del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker a Sebastian Kurz, il vincitore delle elezioni in Austria, con il Partito popolare, sono state agrodolci: Juncker ha augurato all’ ‘enfant prodige’ della politica europea, 31 anni appena, il capo di governo più giovane dell’Ue, “successo nella formazione d’un governo pro-europeo”: come dire, ‘non azzardarti a fare comunella’ con gli xenofobi del Fpoe, che, nella conta dei voti, ancora contendono il secondo posto ai socialisti.

Da democristiana a democristiano, il messaggio della cancelliera tedesca Angela Merkel al neo-collega Kurz è stato solo agro e per nulla dolce: “La vittoria di Kurz – che s’è imposto inseguendo la destra sul suo terreno, la paura dell’immigrazione, ndr – non va imitata … Non vedo in Austria una formazione politica che sia un esempio per la Germania”, dove, tre settimane or sono, l’ingresso nel Bundestag dell’AfD aveva fatto suonare campanelli d’allarme d’estrema destra.

La Merkel era già di cattivo umore per i cattivi risultati regionali nella Bassa Sassonia, dove l’Spd di Martin Schulz s’è imposta sulla sua Cdu – magra rivincita, rispetto alla batosta federale -. E certo il modo della vittoria di Kurz non le ha reso il boccone meno amaro, anche se l’Austria ha già vissuto, ai tempi di Joerg Haider, all’inizio del secolo, un’esperienza di estrema destra al governo.

Al quinto ostacolo elettorale in 10 mesi, l’Ue non fa percorso netto e manca il pokerissimo. Ma almeno evita il ritorno alla casella di partenza: i socialisti non crollano e gli xenofobi avanzano meno del previsto. Dal 4 dicembre 2016 – presidenziali proprio in Austria, con il successo del verde europeista Alexander Van der Bellen sul candidato xenofobo Norbert Hoefer -, l’Unione ha visto le forze europeiste imporsi in Olanda, in Francia e in Germania, anche se, a ogni tappa, le forze euro-scettiche hanno coagulato larghi consensi.

Adesso, in Austria, hanno l’opportunità d’andare al potere, specie se i socialisti dovessero confermare il loro no alla riedizione di una ‘grande coalizione’ a ruoli invertiti. Un’Austria a guida Kurz – Heinz-Chsristian Strache s’avvicinerebbe ai Paesi del Gruppo di Visegrad (Polonia, Slovacchia, Rep. Ceca e Ungheria) che frenano l’integrazione e s’oppongono a una politica dell’immigrazione europea. Ma i tempi di formazione del governo non saranno verosimilmente breve: venerdì, il president Van der Bellen affiderà l’incarico a Kurz.

La vittoria del partito del ministro degli Esteri uscente era largamente scontata, meno il testa a testa fra socialisti e xenofobi: I popolari sono vicini al 32%, gli altri due partiti intorno al 27%. I numeri rendono tutte le opzioni possibili: centro-destra, centro-sinistra, persino un’alleanza rosso-nera (molto improbabile). I Verdi, invece, restano sotto il 4%, fuori dal Parlamento: niente ‘Giamaica’, dunque, per i germafoni del Sud.

Kurz non ha ancora ufficializzato la sua scelta, ma dice di volere formare un governo “per cambiare il Paese”: l’Fpoe di Strache asseconderebbe riforme di stampo liberale che i socialisti, invece, ostacolerebbero. D’altro canto, il giovane cancelliere non mette in discussione l’appartenenza dell’Austria all’Ue e neppure gli xenofobi mettono l’accento sull’uscita dall’Unione o dall’euro. L’ambasciatore Francesco Bacone, su AffarInternazionali.it, scrive che Strache, rispetto a Salvini o alla Le Pen, può essere considerato “un colomba fra gli euro-scettici”.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+