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trump - Iran - accordo

Con un discorso durissimo, di quelli che piacciono a lui, tutte affermazioni apodittiche e nessun nesso logico, Donald Trump smonta un altro pezzo dell’ordine mondiale di Barack Obama e compromette un altro spicchio di sicurezza internazionale. Il presidente si rifiuta di certificare che l’Iran rispetta l’accordo sul nucleare, nonostante l’ok dell’Aiea, l’Agenzia dell’Onu che monitora l’intesa.

Trump mette in fila frasi già snocciolate nel corso delle ultime tre settimane: l’ accordo sul nucleare con l’Iran concluso nel novembre del 2015 dai ‘5+1’ (le potenze nucleari legittime e la Germania) è “tra i peggiori di sempre”; e lui prenderà misure perché il regime di Teheran, “fanatico” e che “arma i terroristi” – gli integralisti del sedicente Stato islamico sono sunniti, l’Iran è sciita e li combatte -, “non abbia mai l’atomica”.

“Il mio maggiore obbligo – afferma il presidente – è garantire la sicurezza del popolo americano”, minacciata – stando alle cronache – da esaltati stragisti autoctoni o da piloti kamikaze sauditi piuttosto che dai pasdaran iraniani. Ma Trump firma un ordine esecutivo contro i pasdaran, sollecitando sanzioni contro di loro.

Il presidente è tornato allo stile di governo delle prime settimane: diktat in serie, sull’Obamacare, l’Iran, l’Unesco. Allora perché non aveva ancora avuto tempo di fare altrimenti; ora perché non è riuscito a fare meglio. Inalterate, invece, le sue stelle polari: cancellare Obama e compiacere, almeno in Medio Oriente, Israele e i sauditi.

La realtà è meno drastica di quel che Trump lascia credere. Il segretario di Stato Tillerson precisa, sommessamente, che gli Usa non lasciano l’ accordo. Teheran avverte “Se gli Usa se ne vanno, lo facciamo pure noi”. Mosca, Pechino e l’Europa tutta assistono irritati e preoccupati, dopo avere inutilmente tirato la giacca al magnate presidente. Federica Mogherini è icastica: “L’intesa non è bilaterale e non appartiene agli Usa”.

Non certificando il rispetto dell’ accordo da parte dell’Iran, Trump passa la palla al Congresso, che ha tre possibilità: non fare nulla e lasciare le cose come sono; reintrodurre le sanzioni, cosa che Trump non chiede formalmente; emendare la legge sulla certificazione, eliminando la periodicità dei 90 giorni e inserendo delle ‘linee rosse’ oltre le quali le sanzioni scattano in modo automatico.

E’ l’opzione caldeggiata da Trump. Ma il New York Times pronostica che il Congresso non farà nulla, perché – spiega – “indurre il Congresso, che è profondamente diviso sull’intesa iraniana, a mettersi d’ accordo per fare qualcosa va al di là delle capacità politiche di Mr Trump”.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+