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Macron - Ue - Sorbonne

Emmanuel Macron approfitta della temporanea eclissi di Angela Merkel, intenta alla formazione del governo in Germania, per occupare la scena europea. Ma per tradurre in pratica le indicazioni che ora dà, il presidente francese dovrà attendere – lo sa bene – il ritorno in campo nella pienezza dei poteri della cancelliera tedesca: l’Ue si mette in moto solo quando Berlino e Parigi la tirano all’unisono e nella stessa direzione.

In Germania, la Merkel incassa la disponibilità dei Verdi a negoziare un programma di legislatura con Cdu/Csu e liberali, mentre l’AfD, il movimento di estrema destra approdato al Bundestag, perde pezzi e mostra incrinature. La cancelliera non ha però fretta: si dà tempo tre mesi per mettere in piedi il nuovo governo.

Il presidente francese sceglie un luogo simbolo della cultura continentale, la Sorbona, e parla ostentando dietro di sé la bandiera europea e, in secondo piano, quella francese. Una coreografia che ricorda la notte della vittoria, il 7 maggio, quando Macron traversò a piedi il cortile del Louvre sulle note dell’Inno alla Gioia di Schiller/Beethoven, l’inno europeo, prima di salire sul palco accompagnato dal tripudio della Marsigliese.

Il clima, però, non è più quello trionfale di quella notte. Fuori dalla Sorbona, ci sono tafferugli: lo contestano i suoi oppositori e chi è già deluso dalle sue scelte, specie dalla riforma del lavoro.

Il discorso ed i principi europei del presidente Macron saranno già oggi messi alla prova, a Lione, nel bilaterale FranciaItalia. Lì, verranno al pettine i nodi di quei dossier (telecom e cantieristica) su cui il Macron liberista ed europeista ha rapidamente ceduto il passo a un Macron protezionista e nazionalista. In Italia, c’è ottimismo: s’attende la firma d’un’intesa sui cantieri Stx di Saint Nazaire, che aprirebbe la strada a un’alleanza prima civile e poi militare (una partnership tra Naval Group e Fincantieri).

Se la settimana scorsa il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, a Strasburgo, aveva risvegliato l’orgoglio delle Istituzioni comuni, Macron parte da un’Europa ideale e politica che “ci protegge e ci dà un’identità e un futuro”; parla dei valori fondanti di pace e di democrazia; e denuncia “i nazionalismi, i protezionismi, gli identarismi”, cioè i populismi euro-scettici, che “sfruttano con cinismo la paura dei popoli”. “Se sceglie le vie nazionali –dice -, l’Europa resta solo una democrazia impotente”. Proprio Juncker è fra i primi a rallegrarsi con lui: l’Ue sta tornando.

Il problema è che l’Europa, spesso, resta un’idea fragile e una democrazia impotente anche quando sceglie le vie dell’integrazione. Per ridarle nerbo e forza, Macron dice che bisogna che l’Unione risponda alle attese dei cittadini, sui fronti della sicurezza – “l’Europa della sicurezza” contrapposta all’ “Internazionale del terrorismo” -, della difesa – cominciando da una forza di rapido intervento europea -, dei disastri ambientali – con una protezione civile europea – e dell’immigrazione, gestendo insieme le frontiere esterne, adeguando le regole dell’asilo, favorendo lo sviluppo dei Paesi di provenienza dei migranti economici -.

Macron, che evoca gli Stati Uniti d’Europa, intende devolvere all’Unione il ricavato della tassa sulle transazioni finanziarie e punta sulla cyber-sicurezza e sul digitale: venerdì, ci sarà a Tallin (Estonia) un ‘vertice europeo’ digitale – non ci sarà, però, il premier spagnolo Rayoj, più preoccupato della secessione catalana che della banda larga -.

In Germania, la Merkel lavora in silenzio, mentre continuano a giungerle congratulazioni, qualcuna anche a denti stretti (ad esempio, per motivi diversi, da Putin e da Netanyahu). Fa invece fragore l’uscita dall’AfD di Frauke Petry, l’ex leader del movimento, seguita da un drappello di dissidenti – il marito e altri due deputati -. La loro tesi è che l’AfD è andata troppo a destra e ha così spaventato i moderati. Ma c’è pure dietro uno scontro di personalità fra donne forti, la Petry e l’attuale leader Alice Weidel.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+