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Corea - Onu
UNITED NATIONS, Sept. 4, 2017 U.S. ambassador to the United Nations Nikki Haley (R), Liu Jieyi (C), China's permanent representative to the United Nations, and Russian ambassador to the United Nations Vassily Nebenzia (L) talk after a United Nations Security Council emergency meeting on the Democratic People's Republic of Korea (DPRK)'s nuclear test at the UN headquarters in New York, on Sept. 4, 2017. Several members of the U.N. Security Council have demanded firm reaction to the latest nuclear test by the Democratic People's Republic of Korea (Credit Image: © Li Muzi/Xinhua via ZUMA Wire)

Al botto all’idrogeno della Corea di Kim, l’Onu risponde con un petardo, una minaccia di sanzioni dilazionata a lunedì 11, Seul con un botto a salve e gli Stati Uniti con una raffica di tweet sperata da Donald Trump e poi ridimensionata dai suoi collaboratori. Di questo passo, Pyongyang può tirare diritto, ammesso che sappia dove va: l’unica bussola della Repubblica ‘dinastica’ è la conservazione del regime.

L’alba di lunedì è tonitruante in Estremo Oriente: la Corea del Sud simula, con gli F-15K che tirano veri missili balistici Hyunmoo, un attacco al sito nucleare nord-coreano, Punggye-ri; e il presidente Moon e il premier Abe concordano di aumentare le pressioni su Pyonyang perché rinunci ai test e torni a negoziare.

Da Washington, arrivano i tweet di Trump, che non esclude il ricorso all’atomica contro la Corea del Nord e minaccia di mettere sotto embargo commerciale i Paesi che fanno affari con Pyongyang – tipo, la Cina, la Russia, gli stessi alleati Corea del Sud e Giappone: un’affermazione che appare subito paradossale.

Il capo del Pentagono Mattis stempera le dichiarazioni del presidente: ”Abbiamo molte opzioni militari” e la risposta a qualsiasi minaccia agli Usa, inclusa l’isola di Guam, sarà ”massiccia, efficace e risolutiva”. Ma – precisa Mattis – ”non puntiamo all’annientamento della Corea del Nord”, anche se ”abbiamo di che farlo”.

Poi, preceduta dal tam-tam diplomatico russo e cinese e pure europeo – “Siamo chiari: c’è bisogno di una soluzione pacifica e diplomatica”, dice Angela Merkel, che di opzione militare non parla proprio -, arriva la riunione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Gli Usa hanno pronta una risoluzione per nuove sanzioni, che sarà votata lunedì prossimo. Russia e Cina, però, osservano che la spirale ‘test – sanzioni’ non ha finora portato da nessuna parte.

Dopo il sesto test nucleare nordcoreano, il più potente, il primo d’un ordigno all’idrogeno, l’ambasciatrice degli Usa all’Onu Nikki Haley scandisce: “Ora è troppo. Non vogliamo la guerra, ma la nostra pazienza non è illimitata”.

L’ambasciatore cinese Liu Jieyi chiede a Pyongyang di cessare di compiere “azioni sbagliate, che “vanno contro gli interessi di tutti”. Pechino vuole il dialogo, “non il caos e una guerra”. La crisi “deve essere risolta pacificamente”.

Da Mosca, la Russia insiste che la soluzione può essere solo politica: per gli Usa e per gli altri Paesi lontani dalla Regione è “molto facile pronunciare la parola guerra, ma i Paesi dell’area devono avere più saggezza ed equilibrio”. Il Cremlino teme la concentrazione in Estremo Oriente di sistemi di difesa antimissili.

Infatti, Usa e Corea del Sud decidono di aumentare il numero di rampe per lo scudo antimissile Thaad, su cui Moon aveva riserve, e concordano di rimuovere il limite di carico (500 kg) finora posto alle testate dei missili sudcoreani.

“Continuiamo a vedere segnali di possibili lanci di missili balistici” nordcoreani – dicono esperti sudcoreani -, “prevediamo che la Pyongyang possa lanciare un missile balistico intercontinentale”. Sarebbe il terzo, dopo quelli del 4 e del 29 luglio. I tecnici di Kim III potrebbero pure essere riusciti a miniaturizzare un’ogiva nucleare, facendola pesare meno di 500 chili e potendola così installare su missili intercontinentali.
 

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+