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Corea: dopo il botto di Kim, il petardo di Onu e Trump

Scritto per Il Fatto Quotidiano dello 05/09/2017

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Al botto all’idrogeno della Corea di Kim, l’Onu risponde con un petardo, una minaccia di sanzioni dilazionata a lunedì 11, Seul con un botto a salve e gli Stati Uniti con una raffica di tweet sperata da Donald Trump e poi ridimensionata dai suoi collaboratori. Di questo passo, Pyongyang può tirare diritto, ammesso che sappia dove va: l’unica bussola della Repubblica ‘dinastica’ è la conservazione del regime.

L’alba di lunedì è tonitruante in Estremo Oriente: la Corea del Sud simula, con gli F-15K che tirano veri missili balistici Hyunmoo, un attacco al sito nucleare nord-coreano, Punggye-ri; e il presidente Moon e il premier Abe concordano di aumentare le pressioni su Pyonyang perché rinunci ai test e torni a negoziare.

Da Washington, arrivano i tweet di Trump, che non esclude il ricorso all’atomica contro la Corea del Nord e minaccia di mettere sotto embargo commerciale i Paesi che fanno affari con Pyongyang – tipo, la Cina, la Russia, gli stessi alleati Corea del Sud e Giappone: un’affermazione che appare subito paradossale.

Il capo del Pentagono Mattis stempera le dichiarazioni del presidente: ”Abbiamo molte opzioni militari” e la risposta a qualsiasi minaccia agli Usa, inclusa l’isola di Guam, sarà ”massiccia, efficace e risolutiva”. Ma – precisa Mattis – ”non puntiamo all’annientamento della Corea del Nord”, anche se ”abbiamo di che farlo”.

Poi, preceduta dal tam-tam diplomatico russo e cinese e pure europeo – “Siamo chiari: c’è bisogno di una soluzione pacifica e diplomatica”, dice Angela Merkel, che di opzione militare non parla proprio -, arriva la riunione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Gli Usa hanno pronta una risoluzione per nuove sanzioni, che sarà votata lunedì prossimo. Russia e Cina, però, osservano che la spirale ‘test – sanzioni’ non ha finora portato da nessuna parte.

Dopo il sesto test nucleare nordcoreano, il più potente, il primo d’un ordigno all’idrogeno, l’ambasciatrice degli Usa all’Onu Nikki Haley scandisce: “Ora è troppo. Non vogliamo la guerra, ma la nostra pazienza non è illimitata”.

L’ambasciatore cinese Liu Jieyi chiede a Pyongyang di cessare di compiere “azioni sbagliate, che “vanno contro gli interessi di tutti”. Pechino vuole il dialogo, “non il caos e una guerra”. La crisi “deve essere risolta pacificamente”.

Da Mosca, la Russia insiste che la soluzione può essere solo politica: per gli Usa e per gli altri Paesi lontani dalla Regione è “molto facile pronunciare la parola guerra, ma i Paesi dell’area devono avere più saggezza ed equilibrio”. Il Cremlino teme la concentrazione in Estremo Oriente di sistemi di difesa antimissili.

Infatti, Usa e Corea del Sud decidono di aumentare il numero di rampe per lo scudo antimissile Thaad, su cui Moon aveva riserve, e concordano di rimuovere il limite di carico (500 kg) finora posto alle testate dei missili sudcoreani.

“Continuiamo a vedere segnali di possibili lanci di missili balistici” nordcoreani – dicono esperti sudcoreani -, “prevediamo che la Pyongyang possa lanciare un missile balistico intercontinentale”. Sarebbe il terzo, dopo quelli del 4 e del 29 luglio. I tecnici di Kim III potrebbero pure essere riusciti a miniaturizzare un’ogiva nucleare, facendola pesare meno di 500 chili e potendola così installare su missili intercontinentali.
 

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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