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Corea-Onu-test nucleare
August 5, 2017 - New York, NY, United States - The fifteen members of the Security Council raise their hands in unanimous adoption of Resolution 2371. The United Nations Security Council convened an emergency meeting to consider new sanctions against North Korea following the nation's July 3 and July 28 tests of intercontinental ballistic missiles. At the meeting, the council adopted Resolution 2371 which imposes a full ban on North Korea's exportation of iron, coal, lead and all seafood products with the anticipated result of a nearly one-billion dollar impact on North Korea's economy. (Credit Image: © Albin Lohr-Jones/Pacific Press via ZUMA Wire)

La Corea del Nord scavalca la linea rossa tracciata dagli Stati Uniti e dalla comunità internazionale e, dopo avere lanciato tutta una serie di missili man mano più minacciosi, compie il suo sesto test nucleare, il primo da quando è alla Casa Bianca Donald Trump, il più potente di sempre.

L’ultima detonazione risaliva al 9 settembre 2016, quasi un anno fa, due mesi prima del voto Usa. Trump reagisce a caldo via twitter, con messaggi rivolti al dittatore nord-coreano Kim Jong-un e anche a Pechino e Seul.

A Kim, Trump dice: “La Corea del Nord ha compiuto un imponente test nucleare… Le sue parole e le sue azioni continuano a essere molto ostili e pericolose per gli Stati Uniti”. A Pechino: “La Corea del Nord è uno Stato-canaglia ed è divenuta una grave minaccia, fonte di imbarazzo per la Cina”, che “sta cercando di aiutare, ma con scarso successo”. E a Seul: “La Corea del Sud lo sta capendo, io glielo avevo detto che il dialogo non funziona, che la Corea del Nord capisce una cosa sola”.

Uscendo, a fine mattinata, dalla funzione religiosa nella chiesa di St.John, di fronte alla Casa Bianca, Trump risponde un evasivo “Vedremo” alla domanda se ci sarà una risposta militare. Altre volte, nel linguaggio del magnate presidente, un “vedremo” è stato poi seguito da un’azione. Ma gli Usa potrebbero essere frenati dalla diplomazia internazionale, che si muove per isolare Pyongyang, ma per evitare un’escalation militare.

La condanna del test nucleare è globale: Onu, Aiea, Ue, Nato, i Brics riuniti per il loro Vertice sono tutti preoccupati. Germania, Francia e Italia si consultano e sollecitano all’Ue sanzioni più dure.

L’esplosione atomica provoca un sisma di magnitudo 6.3, seguito da un altro di magnitudo 4.6, avvertiti da osservatori di tutto il Mondo: l’ipocentro viene misurato a “zero chilometri”, il che conferma la natura artificiale dell’onda sismica. Il test è stato più potente dei precedenti, compatibile con un ordigno all’idrogeno, di una intensità di alcune volte superiore alle bombe di Hiroshima e Nagasaki. Poco, rispetto alla potenza distruttrice delle testate più micidiali di Usa e Russia, ma comunque abbastanza per provocare decine di migliaia di vittime e danni devastanti.

Negli ultimi giorni, la temperatura tra Kim III, da una parte, e il resto del Mondo, dall’altra, era bruscamente risalita: martedì scorso, un missile transcontinentale nord-coreano aveva lungamente sorvolato il Giappone, prima di finire nel Pacifico; e, il giorno dopo, Pyongyang aveva sostenuto che la mossa era solo il primo passo delle operazioni militari che intende compiere nel Pacifico, includendo la base di Guam – Usa – fra i possibili obiettivi.

Nelle ore precedenti il test nucleare, l’attività propagandistica della Corea del Nord era stata molto intensa: prima, l’annuncio d’avere sviluppato un’arma nucleare più potente che mai; poi il proclama di potere produrre bombe atomiche a volontà; infine, l’ispezione di Kim a una testata all’idrogeno che può essere montata sul nuovo missile intercontinentale nord-coreano Icbm.

Segnali premonitori di qualcosa di grosso. Trump e il premier giapponese Shinzo Abe si sentivano al telefono, concordavano che l’atteggiamento di Pyongyang è una minaccia e che bisogna reagire esercitando il massimo della pressione possibile. Ma, alle 12.00 ora locale, le 05.30 in Italia, ecco l’esplosione sotterranea con annesso sisma, circa 23 km a est-nord-est di Sungjibaegam, dove sorge il sito nucleare nordcoreano di Punggye-ri. Tre ore dopo, l’annuncio ufficiale dell’avvenuto test.

Tokyo e Seul si sono subito attivati per la convocazione di una riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che si tiene oggi, mentre monitorano la presenza di radiazioni dopo l’esplosione. Moon Jae-in, il presidente sudcoreano, sollecita agli Usa più armamenti difensivi e più misure all’Onu, che ha da poco colpito Pjongjang con un miliardo di dollari di sanzioni commerciali supplementari.

Trump convoca d’urgenza il Consiglio di Sicurezza nazionale della Casa Bianca, che già ”monitora da vicino” la situazione, e incontra i vertici militari Usa. Il Dipartimento del Tesoro prepara la bozza d’un pacchetto di nuove sanzioni: il presidente vuole interrompere le relazioni commerciali con chi aiuta Kim.

Nel Mondo, è tutta una litania d’espressioni di condanna e di preoccupazione, mentre s’intrecciano consultazioni telefoniche. Ferme denunce e arrivano pure da Cina e Russia, contrarie, però, all’uso della forza. I presidenti cinese Xi Jinping e russo Vladimir Putin concordano – riferisce l’agenzia Nuova Cina – sulla necessità di “rispondere in modo appropriato” al test nucleare nordcoreano. Xi e Putin, incontratisi a Xiamen, al Vertice dei Brics, confermano “l’obiettivo della denuclearizzazione della penisola” e vogliono mantenere comunicazioni e coordinamento molto stretti “per affrontare la nuova situazione”. E Putin insiste che una soluzione può essere solo “politica e diplomatica”.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+