CONDIVIDI
Trump-Bannon-altri

Trump, ora, lo vuole cacciare. Ma Steve Bannon, lo stratega dell’Amministrazione, s’era già sfilato dal presidente, criticandolo da sinistra – lui, un suprematista – sul razzismo e smentendolo di brutto sulla Corea del Nord. Quando la nave affonda, anche i sorci la abbandonano; e se la Casa Bianca non sta proprio affondando, certo è in cattive acque.

L’uscita di scena di Bannon, il capo della campagna presidenziale e il suo consigliere più stretto, ispiratore del ‘muslim ban’, è il colpo più duro finora subito da Trump, che in meno d’un mese ha perso, perché li ha licenziati o si sono dimessi, il portavoce, il capo della comunicazione – durato appena 11 giorni – e il capo dello staff della Casa Bianca, oltre a una pletora di consulenti.

L’annuncio su Bannon non è ufficiale, ma ha già provocato contraccolpi in Borsa: Wall Street teme che se ne vada pure il consigliere economico del presidente Gary Cohn e che sfumino le possibilità di vedere realizzati i programmi – fin qui teorici – di riforma del fisco e di rilancio dell’economia.

Il divorzio tra Trump e Bannon s’è di fatto consumato con la raffica di critiche del creatore del sito Breibart alle scelte presidenziali: commentandole, il New York Times titolava icasticamente ‘Tu quoque?’. Il consigliere non solo smentiva il presidente sulla Corea del Nord e sulle responsabilità nei fatti di Charlottesville, ma si prendeva gioco degli altri personaggi che popolano la Casa Bianca: il linguaggio di chi sa di essere fuori o ha deciso di esserlo.

La Cnn parla d’un Trump furioso per l’intervista, subito letta come una provocazione. Il New York Times dice che il presidente ne ha già parlato con il suo cerchio magico, un po’ sbrindellato, perché la figlia Ivanka e il genero Jarred Kushner restano sulle loro, dopo che il papà/suocero ha trattato con i guanti bianchi razzisti anti-semiti: restano da decidere solo “tempi e modi”, se sarà licenziamento – come piace a Trump – o dimissioni.

Il magnate, però, non vuole scontri nel suo entourage e potrebbe quindi optare per mantenere Bannon al suo posto per qualche tempo, da ‘separati in casa’. Fonti vicine a Bannon offrono un’altra versione: lo stratega aveva presentato le sue dimissioni il 7 agosto, con l’intento d’annunciarle all’inizio della settimana, nel clima di ‘repulisti’ alla Casa Bianca innescato dall’arrivo del generale John Kelly, un ‘castiga matti’ in un nido di vipere.

La vicenda di Charlottesville avrebbe poi indotto a prendere tempo, per evitare che l’uscita di scena del riferimento dei suprematisti apparisse l’ennesima piroetta del presidente tra l’estrema destra e quella che lui chiama ‘estrema sinistra’.

The following two tabs change content below.
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+